mercoledì 3 giugno 2026

Ignoranza e informazione

Chi non si informa rimane ignorante, e questo è un dato di fatto.
Però per prima cosa bisogna capire cosa significa la parola "ignoranza".
Ignorare non significa essere scemi, non significa non essere in grado di capire. Significa solo non sapere.
E tutti abbiamo temi, materie di cui non sappiamo nulla o al massimo sappiamo poco. Ma che potremmo capire se li/le studiassimo approfonditamente.

Però esistono anche due altre questioni.

La prima è l'eccesso di informazione che il mondo digitale ci propina.
Sì, eccesso.
Ora voi mi direte che non può esserci un eccesso di informazione. L'informazione è sempre un bene. È trasparenza, è democrazia, è apertura.
Sì, tutto vero... ma vero solo quando l'informazione è onesta, non quando informazione sembra ma in realtà è disinformazione.

La seconda, comunque collegata alla prima, è quando la disinformazione viene presa per informazione.
E qui entra in gioco la scuola: se la scuola non insegna il pensiero critico, non insegna a ragionare, ma inculca solo nozioni... crea solo persone destinate a cadere nelle maglie dei disinformatori, dei complottisti (e quindi a credere nella pseudoscienza piuttosto che nella scienza, tra le altre cose).

E il presente è peggio del passato.
Non perché il passato fosse immune da problemi. Il passato era altrettanto stronzo del presente. Ma aveva due vantaggi.
Il primo è che non esistevano i social networks, quindi le belinate, le cazzate avevano diffusione minore. Non giravano così veloci e avevano comunque diffusione locale, non globale.
Il secondo è che la scuola in passato veniva presa molto più sul serio. Aveva mille difetti, vero, ma era una cosa seria. Oggi non lo è più.

E c'è un'altra cosa da dire. Che pochi riconoscono. E che spesso anche in buona fede viene ignorata.
Le biblioteche.
Le biblioteche sono essenziali per la cultura, oggi però vengono purtroppo spesso viste solo come dinosauri, non come parti vive della comunità, della civiltà.

Saluti,

Mauro.

7 commenti:

  1. L'infodemia è la piaga di questi ultimi vent'anni ma non credo che la scuola sia responsabile dell'esplosione di persone che credono a una Terra piatta o che gli allunaggi non siano mai avvenuti. Non ho tenuto una statistica ma posso dirti che la maggioranza dei complottisti sono persone che le scuole le hanno terminate più o meno quando le abbiamo finite noi. DI sicuro, oggi la scuola dovrebbe insegnare a gestire i social e le informazioni che si trovano in rete e, concordo con te, sulla necessità di insegnare i princìpi del pensiero critico ma se nel 2026, non si riesce ancora a inserire in maniera organica e obbligatoria l'educazione sessuale nelle scuole, quanto ci vorrà prima che si riesca a introdurre nei programmi scolastici una materia che potremmo chiamare "Educazione digitale e ricerca ragionate delle informazioni"? Secoli, forse. Per finire, le biblioteche esisteranno fino a quando la nostra generazione non si sarà estinta perché, proprio per il discorso di cui sopra, oggi i ragazzi vogliono tutto e subito e per questo basta (secondo loro) solo uno smartphone. Purtroppo.

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    1. No, la scuola non è la prima responsabile dell'esplosione numerica delle persone in questione, vero... ma è la prima responsabile del fatto che alle persone manchino gli strumenti per combattere la disinformazione/malinformazione.

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    2. A parte che poi usano lo smartphone anche a casa, dove anche un computer - e non solo i libri - gli aprirebbe molto di più la mente.

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    3. Se avessero già acquisito un certo pensiero critico e sviluppato il pensiero laterale ti darei ragione. Ma il computer porta con sé tutti i rischi di cui abbiamo già parlato, per non dimenticare che i social e il web sono programmati per soddisfare il nostro bias di conferma. Quindi cambia poco tra telefono e pc.

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  2. Mia sorella è insegnante di religione nella scuola elementare e tu non hai idea (fortunatamente) di quello che succede, tralasciando insegnanti di classe che scrivono nella chat istituzionale "... se io avrei..." o che correggono "azione" in "azzione", il grosso problema è che, oggi, gli insegnanti hanno solo doveri e gli alunni solo diritti. Alle elementari e alle medie è praticamente impossibile bocciare un alunno e le note sono ammesse ma a rischio e pericolo del docente (il che significa che il Dirigente potrebbe anche trasferirlo/a). Come si può fare "buona scuola" in queste condizioni? Sicuramente ci sono docenti che andrebbero messi a fare i bidelli (mi sono ampiamente rotta le scatole del politically correct) ma la maggioranza degli insegnanti non viene messa in grado di insegnare decentemente, figuriamoci se possono affrontare l'enorme argomento della "buona informazione"! Sarebbe bello, sarebbe giustissimo ma è utopistico.

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    1. Forse preferisco non sapere in questo caso...

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    2. Anche a me, ma devo ascoltare i racconti di mia sorella. :-(

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