giovedì 25 aprile 2013

Il 25 aprile della scienza

Oggi è il 25 aprile. Per noi italiani una ricorrenza estremamente importante.
Ma negli ultimi anni anche estremamente fraintesa.

Nonostante ciò, oggi non voglio parlare del 25 aprile "italiano" (prima o poi lo farò, contro tutte le rivisitazioni e tutti i fraintendimenti, ma non lo farò in un 25 aprile, per non sporcare la data).

Oggi voglio parlare del 25 aprile "scientifico".

Una delle date fondamentali della storia della scienza è proprio un 25 aprile. Un 25 aprile di esattamente 60 anni fa.
Infatti il 25 aprile del 1953 la rivista Nature pubblicò un articolo fondamentale. In quell'articolo vennero poste le basi di tutta la biologia e la biotecnologia e di buona parte della medicina moderne: quell'articolo parlava dell'acido desossiribonucleico, cioè del DNA. Quell'articolo cambiò per sempre la ricerca medica e biologica.
Agli autori dell'articolo e delle ricerche che a detto articolo portarono, cioè Watson e Crick, venne assegnato - giustamente - nove anni dopo, nel 1962, il premio Nobel per la medicina o la fisiologia.

Oggi voglio ricordare Watson, Crick e i loro collaboratori.

Saluti,

Mauro.

5 commenti:

Serena ha detto...

Data infausta per criminali e padri "involontari". :-)

Mauro ha detto...

Effettivamente loro ieri non avevano tanto da festeggiare :-)

Serena ha detto...

Diciamo che per loro è stato come ricevere un colpo in testa con un... Crick. :-)

salvo ha detto...

Mauro, sono contento tu abbia proposto un 25 aprile, che, almeno in Italia, non fa parte, mi pare, del pensiero mainstream, per dir così. Un mio chiodo fisso è che, in Italia, la scarsa cultura scientifica, generi velenosi cortocircuiti. Infatti, a me sembra che, soprattutto nei dibattiti politici, nessuno si preoccupi di citare, a sostegno delle proprie tesi, cifre, percentuali, dati. Ci si ferma al Dio-Sondaggio. Nessuno - o quasi -, che, fissato un fine, enunci, in modo serio, le risorse per perseguirlo. Ed evocare le risorse, significa padroneggiare cifre, dati, statistiche. Io sono laureato in Giurisprudenza, ma sono convinto che, sia a livello politico, che a quello di sapere diffuso, la scarsa cultura scientifica, cominci a costarci parecchio. E che, oggi, in Italia, ci sia bisogno più di laureati in discipline scientifiche, che in quelle umanistiche. Giurisprudenza in primis. Tu cosa ne pensi?

Mauro ha detto...

Caro Salvo, intanto scusa se ti rispondo così tardi. A causa del susseguirsi degli eventi (sia personali che no) il tuo commento era finito colpevolmente nel dimenticatoio. Scusami.
Quello che citi è un problema estremamente reale e grave.
Purtroppo, come scrissi altrove, in Italia pesa ancora l'eredita di Benedetto Croce (http://pensieri-eretici.blogspot.de/2011/10/ne-portiamo-ancora-la-croce.html), per cui la scienza e la tecnologia non sono cultura.
E non è un problema facile da risolvere, visto che servirebbe un intervento pesante della politica e della stampa per farlo.