venerdì 29 novembre 2013

La crisi vista dalla Germania

Già nei giorni scorsi ho parlato del rapporto dei tedeschi con la crisi.

Come già accennato allora, non nego che ci sia anche qui una certa crisi.
Quello che dobbiamo chiederci è che tipo di crisi ci sia.

Normalmente, quando un paese è in crisi (o, peggio, recessione) il significato di ciò è che la ricchezza globale del paese diminuisce (che poi alcuni ricchi e/o potenti si arricchiscano con le crisi è vero, ma non cambia il discorso sulla ricchezza globale).
Per dirla terra terra: i singoli cittadini possono stare meglio o peggio, ma il paese nel globale sta peggio.

In Germania in questi anni di crisi si sta verificando un fenomeno strano.
La ricchezza globale del paese (sia intesa come conti pubblici che come economia) sta aumentando. Quindi non dovrebbe esserci crisi.
Però il numero di poveri, di persone che devono affidarsi ai servizi sociali, di persone che abbisognano di più lavori per vivere sta anche aumentando. Quindi dovrebbe esserci crisi.

Contraddizione? Solo a prima vista.

Il problema della Germania (e anche la spiegazione del fatto perché la Germania sia un campione di esportazioni mentre la domanda interna stagna) è la distribuzione della ricchezza.

Il vecchio modello solidale renano (in pratica il modello della vecchia Germania Ovest) dove industriali e sindacati si equilibravano e limitavano a vicenda è crollato col crollo del muro. Quel modello è stato sostituito dal liberismo sfrenato (benedetto soprattutto dal primo governo "di sinistra" dopo l'era Kohl: il governo Schröder del 1998... degno compare delle tre B: Bush, Blair, Berlusconi).

E da allora la ricchezza del paese è sì aumentata. Nelle tasche dei super ricchi.
Il ceto medio (come ho scritto nell'articolo citato all'inizio di questo) sta comunque bene (anche se forse non è più così esteso come prima).
Mentre la classe "bassa" (oltre a essersi espansa) sta peggio. Decisamente peggio rispetto a prima della crisi.

Saluti,

Mauro.

giovedì 28 novembre 2013

Comunicazione di servizio 2

Mi sono appena accorto che Blogger (sì lo so, il mio blog sembra - e un tempo lo era effettivamente - su Blogspot... ma Blogspot è stato acquistato da Blogger, il quale a sua volta è stato acquistato da Google) ha una strana idea di spam.

Alcuni commenti assolutamente normali sono stati catalogati da Blogger come spam.
Per di più alcuni anche con metodologie assurde:
- Uno dei commentatori più assidui si vede passare la maggioranza dei commenti, ma un paio (tra le altre cose tra i più innocenti) finiscono nella casella spam;
- Alcuni commenti appaiono normalmente in coda al mio articolo ma dopo poco tempo vengono trasferiti nella casella spam, sparendo dalla pagina (e io quindi ho inizialmente l'impressione che siano stati cancellati dall'autore).

Quindi... continuate a leggermi e a commentarmi... ma se il vostro commento non appare, invece di scriverlo venti volte oppure di urlare alla censura... scrivetemi in privato e ricordatemi di controllare nella casella spam ;)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 27 novembre 2013

Il primo passo è stato fatto

Ma il secondo passo è il più importante e - purtroppo - difficile.

Berlusconi è fuori dal Parlamento. Cosa buona e giusta.

Ma il berlusconismo è ancora dentro molti, troppi, di noi. E se vogliamo cambiare veramente pagina... è il berlusconismo che dobbiamo vincere. Non (o almeno non solo) Berlusconi.

Saluti,

Mauro.

martedì 26 novembre 2013

Lo strano rapporto dei tedeschi con la crisi

La Germania sta affrontando la crisi europea e mondiale con meno problemi di altri paesi. I motivi sono diversi (alcuni vanno a onore della Germania, altri vanno a suo disonore), ma non è mio scopo qui esaminare i perché o i per come.

Qui voglio parlarvi di un effetto psicologico che la crisi ha su molti tedeschi.

Premetto che la crisi comunque si sente anche qui, non forte come altrove (anzi), ma il precariato per esempio è aumentato come è aumentato il numero di coloro che hanno bisogno di sostegno dai servizi sociali (che poi il sostegno lo ottengano anche, è un altro paio di maniche).
Però la maggioranza dei tedeschi vive ancora bene.
La grande maggioranza di coloro che hanno un lavoro fisso non ha particolari preoccupazioni e gli stipendi del cosiddetto "ceto medio" sono superiori che altrove (Scandinavia esclusa).

Eppure c'è gente che stringe la cinghia mentendo a sé stessa.
Gente che guadagna anche 80-100000 € (lordi) l'anno e che rinuncia a cose che prima della crisi si concedeva o che va alla ricerca di prodotti più economici o di offerte speciali perché "con la crisi non ce la si fa più ad arrivare a fine mese". Quanti ne sento che ragionano così!
Eppure, grazie alla crisi, per il cittadino medio addirittura la vita è diventata meno costosa (i prodotti importati costano meno e per quelli tedeschi la concorrenza tra produttori è diventata più aspra).

Eppure... non ce la fanno ad arrivare a fine mese.
Boh, forse i soldi che guadagnano evaporano da soli, oppure hanno una data di scadenza (antecedente alla fine del mese, evidentemente!) o altro fenomeno misterioso analogo.

Io appartengo alla categoria di persone (come ceto, non come lamentosità!) di cui sopra e rispetto al 2008 (anno di inizio della crisi) oggi posso permettermi, qui in Germania, di più di quanto potevo permettermi cinque anni fa (pur pagando più tasse rispetto a cinque anni fa).

Saluti,

Mauro.

Conoscete la storia del "made in Germany"?

Oggigiorno (e per lo meno dalla fine della seconda guerra mondiale) la denominazione "made in Germany" (per gli anglofobi: "fatto/prodotto in Germania") è una garanzia di qualità.
Magari non di qualità estetica, ma senza dubbio di qualità tecnica.

Ma, per quanto la cosa possa sorprendervi, non è sempre stato così.
Anzi, il marchio "made in Germany" nacque come certificazione di scarsa qualità. Estetica anche, ma soprattutto tecnica.

Nel diciannovesimo secolo, il secolo della rivoluzione industriale, il paese guida come economia e - soprattutto - come tecnologia era il Regno Unito. Gli altri inseguivano.
La Germania aveva al tempo poca potenzialità innovativa, ma notevole forza lavoro, quindi poca possibilità di produrre prodotti di qualità ma grande potenzialità di produrre prodotti economici... insomma ai tempi la Germania era quello che la Cina è divenuta in tempi recenti.

I britannici non avevano un grande amore per i prodotti tedeschi in generale e per quelli di bassa qualità in particolare... quindi imposero per legge la stampigliatura "made in Germany" per ogni prodotto che arrivava dalla Germania, in modo che i possibili acquirenti fossero avvertiti della bassa qualità di ciò che stavano comprando.

Oggi, 150 e passa anni dopo, quello che era nato come simbolo di scarsa qualità è diventato (non sempre a ragione, comunque) un simbolo di alta qualità.

Saluti,

Mauro.

giovedì 21 novembre 2013

Mille e non più mille

L'articolo pubblicato la notte scorsa sull'ultimo romanzo di Jo Nesbø è stato l'articolo numero 1000 nella storia di questo blog (nato il 19.06.2006, interrottosi il 20.03.2007 e ripreso il 15.10.2009).

Altri avrebbero scritto un articolo celebrativo come articolo numero 1000... ma io trovo che sarebbe stato disonesto, una forma di doping... come dire "non ho idea di cosa scrivere, quindi colgo l'occasione del numero tondo e mi autocelebro".

Io invece di cose da scrivere ne ho. Però sono anche abbastanza vanitoso da autocelebrarmi.
Quindi l'articolo numero 1000 è un articolo normalissimo... ma quello successivo (quello che state leggendo) è l'autocelebrazione :-)

Saluti,

Mauro.

Anche lui ci è cascato

Jo Nesbø ci è cascato.

Come vi avevo raccontato qui, Nesbø aveva fatto morire il suo eroe Harry Hole, anche se senza dirlo esplicitamente.
E, come dissi, lasciare la porta aperta a una resurrezione era pericoloso: se detta resurrezione fosse avvenuta, sarebbe stato un trucchetto da serie hollywoodiana, non da giallista serio.
Purtroppo Jo Nesbø ci è cascato.

Qui in Germania è appena uscito il suo nuovo romanzo, "Koma" ["Coma"] (titolo originale norvegese "Politi" ["Polizia"]).
Da bravo tossicodipendente (la mia droga sono i gialli nordici, scandinavi in particolare) lo ho comprato e lo leggerò. Magari scoprirò anche che è il miglior romanzo di Nesbø... ma rimane il fatto che la rinascita di Harry Hole è un trucchetto hollywoodiano e non fa onore all'autore.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 novembre 2013

Ma cosa cacchio hai da ridere?

Una categoria di persone che mi sta estremamente sulle balle è quella composta da coloro che ti fanno una battuta o ti raccontano una barzelletta e poi si mettono a ridere prima ancora che tu abbia il tempo di reagire.
Ma che cacchio hai da ridere?
Tu hai fatto la battuta o hai raccontato la barzelletta... è chi ti sta ascoltando che deve ridere (se la battuta/barzelletta lo merita) o rimanere impassibile (se la battuta/barzelletta non lo merita). Non tu! Tu devi aspettare la reazione di colui al quale hai fatto la battuta/barzelletta, tu puoi permetterti al massimo un sorriso. Non puoi, non devi ridere per primo!

E così io, quando incontro certi figuri, non rido neanche quando la battuta/barzelletta è splendida (almeno fino a che il figuro può vedermi, al limite rido quando non può vedermi). Peggio per loro.

Saluti,

Mauro.

domenica 17 novembre 2013

La nostra omofobia quotidiana

A due passi da casa mia c'è una birreria (la classica Kneipe tedesca, che in realtà ricorda più la vecchia taverna che la birreria come la intendiamo noi italiani).
Questo tipo di locali non sono la mia passione, anzi, ma quando ho voglia di una birra fresca e non ho voglia di muovermi... mi faccio i cinquanta metri fino all'angolo della strada e mi prendo una bella birra e magari mi faccio due chiacchiere con l'ostessa (romena) o con altri clienti (tutti rigorosamente coloniesi). Poi dopo una birra, massimo due, me ne torno a casa e praticamente mi dimentico di esserci stato, tanto anonima quant'è.
L'unica cosa che veramente mi piace di questo locale è la musica: non le classiche canzoni in dialetto coloniese tipiche qui di questi locali, ma musica internazionale degli anni '70-'80 (raramente '90).

L'altro giorno però non mi sono dimenticato tanto facilmente di esserci stato.
E di ciò è "colpevole" Elton John. Elton John non è il mio idolo assoluto (di idoli ne esiste uno solo e si chiama Bob. Bob Dylan.) ma è un cantante che apprezzo molto. Ma qui non conta il suo valore musicale e neanche il mio gusto musicale.

Appena è uscita dalle casse la voce di Elton John, l'ostessa è saltata su dicendo "che schifo!". Io ho pensato che non apprezzasse Elton John, cosa legittima anche se la reazione mi è sembrata eccessiva.
No, purtroppo, a lei della musica di Elton John non interessava nulla... lo "schifo" era che si osasse trasmettere la musica di un "frocio" :-(

Io, purtroppo o per fortuna, in casi del genere non riesco a tenere la mia boccaccia chiusa e ho reagito.
Comunque, prima di entrare in discorsi morali su etero- o omosessualità, ho provato a rimanere in tema musicale e le ho detto "Ma, scusa, se la musica è buona, che te ne frega del resto? Ascolta la musica e non pensare ad altro".
E lei, no, a dire che no, non si può, la musica non conta, Elton John è una persona schifosa.

A quel punto allora sono passato a dirle quello che veramente penso: "Senti, Mariana, io e te siamo nati etero, lui è nato omo. Dove sta il problema? Può piacere o non piacere, ma è natura, come il nascere maschio o femmina."
La sua risposta mi ha lasciato senza parole (e chi mi conosce sa che è difficile lasciarmi senza parole): "No, non è nato così. Non si può nascere così. Non si nasce così".

Una cosa del genere non la avevo mai sentita neanche dai più retrogradi e fondamentalisti esponenti del cattolicesimo o dell'islam.

Come detto, sono rimasto senza parole.
Del resto, quando senti un'affermazione del genere, hai solo due scelte. O te ne vai o ammazzi la persona che l'ha fatta.
Ho preferito (forse vigliaccamente) andarmene.

Saluti,

Mauro.

venerdì 15 novembre 2013

Avrei voluto scriverlo io

Questo articolo avrei voluto (e forse dovuto) scriverlo io.
Affetto e rispetto alla sua autrice.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 novembre 2013

Simpatici falsi amici

Io non sono un linguista, né aspiro a diventarlo. Però molti temi legati alle lingue mi interessano e mi divertono.
Uno di questi sono i falsi amici.

Qui non voglio fare un trattato linguistico-filologico, ma semplicemente elencare alcune simpatiche dicotomie linguistiche (limitandomi a quelle dove la grafia nelle varie lingue è la stessa, non contando le assonanze).

Se chiedo del burro in Italia, mi danno un latticino.
Se chiedo del burro in Spagna, mi danno un asino.

Se chiedo dell'öl in Germania, mi danno del petrolio.
Se chiedo dell'öl in Svezia, mi danno della birra.

Se chiedo però della bier in Germania, mi danno della birra.
Se chiedo invece delle bier in Danimarca o Norvegia, mi danno delle api.

Se faccio appropriate nel Regno Unito, mi approprio di soldi.
Se faccio appropriate negli Stati Uniti, metto a disposizione dei soldi.

Se seguo un course nel Regno Unito, seguo un intero corso di laurea.
Se seguo un course negli Stati Uniti, seguo una particolare materia all'interno di un corso di laurea.

Se abito nel first floor nel Regno Unito, abito sopra il piano dove sta il portone.
Se abito nel first floor negli Stati Uniti, abito nel piano dove sta il portone.

Se chiedo un liquor nel Regno Unito, mi danno un brodo vegetale.
Se chiedo un liquor negli Stati Uniti, mi danno un distillato alcolico.
Se chiedo un liquor in Italia, mi fanno un esame al midollo spinale.

Se chiedo una camera in Italia, mi danno una stanza d'albergo.
Se chiedo una camera nei paesi anglosassoni, mi danno una macchina fotografica.

Se cerco un casino in Italia, cerco del caos o un bordello.
Se cerco un casino in Germania o nel Regno Unito, cerco una casa da gioco, un casinò.

Se voglio un'estate in Italia, voglio una stagione (possibilmente calda e vacanziera).
Se voglio un'estate nei paesi anglosassoni, voglio una proprietà immobiliare.

Se ricevo un gift in Germania, finisco avvelenato.
Se ricevo un gift nei paesi anglosassoni, ricevo un regalo.

Se incontro un doof in Germania, incontro un tonto.
Se incontro un doof nei Paesi Bassi, incontro un sordo.

Se ti urlo alt in Italia, ti intimo di fermarti.
Se ti urlo alt in Germania, ti urlo che sei vecchio.

E la lista potrebbe continuare ad libitum...

Saluti,

Mauro.

mercoledì 6 novembre 2013

A zonzo per Brema - Precisazioni

Ieri ho pubblicato un articolo dedicato alla mia gita a Brema dello scorso fine settimana.

Turz ha espresso nel suo commento perplessità sull'affidabilita dei cartelli nella terza foto.
Ora, io so che le sue perplessità sono ingiustificate, perché - al di là dell'aver visto i cartelli coi miei occhi - mi sono anche informato al proposito.
Ma sono perplessità comprensibili, soprattutto per chi, come Turz, conosce la Germania e il tedesco ma non conosce Brema.

Rivediamo la foto "incriminata":


Il primo dubbio può venire dal nome della piazza: Loriotplatz (Piazza Loriot).
Per chi non lo sapesse Loriot è stato un grande comico tedesco, forse il più grande, con una comicità che univa il terra-terra al surreale (ed entrambi conditi con molta cultura).
Dato che Loriot è morto solo due anni fa e di fatto non aveva nessun legame con Brema... può sembrare che la targa col suo nome sia opera di qualche burlone... invece no.
L'intitolazione della piazza è un atto ufficiale della città di Brema, anche se recentissimo (avvenuto nel giugno di quest'anno). Per chi conosce il tedesco, basta leggere questo articolo del Weser Kurier.

Chiarito ciò veniamo al cartello che veramente ha attirato la mia attenzione: quello sottostante che vieta di portare armi tra le ore 20 e le ore 8.
È un divieto strano, su questo siamo tutti d'accordo: il porto d'armi non è uguale per tutti (infatti indica dove e quali armi una persona può solo possedere o possedere e portare con sè), ma non indica - salvo casi molto particolari - limitazioni orarie. E qui la limitazione oraria è generalizzata, senza eccezioni.
Per di più, posizionato proprio sotto il cartello con il nome di un comico, può sembrare a sua volta una burla.
E invece no: il cartello che indica il divieto di portare armi è un cartello ufficiale della città di Brema. La prova - per chi parla tedesco - è qui.

Un altro commentatore, l'amico Layos, si è "lamentato" del fatto che non ho pubblicato una fotografia della statua dei musicanti di Brema.
Bene, per accontentarlo gliene mostro qui due, di due statue diverse :)



Saluti,

Mauro.

A zonzo per Brema

Brema... città portuale, città di commercio, città di caffé e di cotone...

...ma anche città di maiali:


E anche città dove gli archi "di trionfo" vengono fatti non con marmo, bensì con ossa di balena:


Ma soprattutto città con strane regole per le armi... dalle 20 alle 8 sono proibite, ma dalle 8 alle 20... non si sa, magari è permesso il selvaggio West (il cartello dice che dalle 20 alle 8 è proibito portare con sè armi o oggetti pericolosi... ma quel cartello vale solo per chi lascia la città vecchia in direzione stazione... altrove detto cartello non si trova)...


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti gli "A zonzo per...".

mercoledì 30 ottobre 2013

Servono leggi contro l'omofobia e la violenza sulle donne?

Prima di rispondere alla domanda del titolo una spiegazione sul perché ho scritto "violenza sulle donne" e non "femminicidio", come va di moda oggi.
A parte che la parola "femminicidio" è brutta e cacofonica... il problema è che è pericolosa, molto pericolosa.
Primo perché esclude ogni violenza che non porti alla morte della donna (ogni parola che finisce con "cidio" dà per scontata la morte della vittima o delle vittime).
Secondo perché permette di includere omicidi di uomini ai danni di donne che col rapporto uomo-donna non hanno nulla a che fare (tipo il mafioso che uccide la donna di un altro mafioso perché questa aveva deciso di collaborare con la giustizia).

Premesso ciò, vediamo se leggi specifiche su questi due temi servono veramente.
La domanda (e quindi la relativa risposta) va divisa su due piani:
1) servono dette leggi a livello legale, perché la legislazione attuale è penalmente inadeguata?
2) servono dette leggi a livello etico, perché la legislazione attuale non permette un'adeguata istruzione al proposito?

La risposta è no in entrambi i casi. Ma vediamo perché.

1)
La legge punisce l'omicidio.
E, da quando sono state (negli anni '70) eliminate le attenuanti per il cosiddetto delitto d'onore, non esistono più differenze di trattamento dipendenti da chi sia la vittima e da chi sia il colpevole (va bene, esistono differenze dovute a chi ha l'avvocato migliore, ma questo non è qui il punto).
Oltretutto l'articolo 3 della Costituzione dice: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.".
Questo articolo già garantisce tutti (donne e omosessuali compresi, visto che le prime rientrano nel discorso "sesso" e i secondi per lo meno nel discorso "condizioni personali" se non anche in quello "sesso").
Quindi le leggi esistenti sono più che sufficienti a occuparsi di queste tematiche. Al massimo si potrebbero introdurre aggravanti (che in realtà sono già implicite nell'articolo della Costituzione).
Leggi "ad hoc" discriminerebbero di fatto chi non rientra in queste categorie.

2)
A livello etico servono sì iniziative per limitare questi problemi (anche se il cosiddetto "femminicidio" in realtà è già un fenomeno in decrescita, come dimostrato qui).
Ma siamo sicuri che leggi apposite cambierebbero la situazione?
L'omofobia e la violenza sulle donne sono problemi culturali, mentali. Non legislativi.
Tu puoi fare tutte le leggi che vuoi... se i reati contro gli omosessuali e contro le donne dovessero diminuire (cosa che non credo comunque succederebbe, basta vedere l'esempio dei paesi che puniscono l'omicidio con la pena di morte... in detti paesi si continua a uccidere che è un piacere) sarebbe al massimo per paura della pena, non perché la gente ha cambiato mentalità sull'omosessualità o sul rapporto uomo-donna.

Riassumendo in parole chiare:
- Contro l'omofobia e la violenza sulle donne serve un cambiamento culturale.
- Non servono leggi apposite.
- Le leggi sono già adeguate.
- Le teste non lo sono.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i miei articoli sugli... articoli della Costituzione.

sabato 26 ottobre 2013

La percezione delle mafie in Germania

Che le varie mafie (italiane, russe, albanesi, ecc.) ormai siano parte integrante del panorama tedesco è noto.
Però ciò è noto soprattutto all'estero... qui in Germania i tedeschi tendono a minimizzare la presenza mafiosa o a presentarla come fenomeno di importazione e non come fenomeno endemico.

Hanno ragione i tedeschi a vedere così le cose?
No, assolutamente no. Tale visione serve solo ad assolvere la Germania, a farla vedere come "vittima" della criminilatà mondiale... dimenticando che le varie mafie trovano spazio in Germania grazie alla mentalità tedesca (in particolare all'omertà tedesca: non parlare di ciò che di marcio c'è nel tuo comune, ne rovineresti l'immagine), non grazie ad altro.

Ormai le mafie qui non sono solo più limitate alle comunità straniere, non sono solo fenomeni interni alle comunità italiana, russa, turca, ecc.
Le varie mafie ormai sono fenomeni tedeschi (come mentalità in realtà la Germania è sempre stata mafiosa, fin dal medioevo... però non ha mai avuto le capacità organizzative che le mafie italiane e dell'Europa dell'est hanno portato qui negli ultimi decenni).

Ciò non lo sostengo solo io (che ne scrissi al proposito già qui una dozzina di anni fa, articolo che sulla stampa apparve tagliato perché la redazione ebbe paura a pubblicarlo completo... redazione con sede ad Amburgo, nel nord della Germania, non nell'Italia meridionale), ma ne scrivono ormai anche giornalisti tedeschi di alto livello. Veri giornalisti investigativi, non giornalisti che leggono o pubblicano solo veline.

Il problema è che l'opinione pubblica tedesca (cioè il lettore medio) si autoconvince che detti giornalisti riportino casi di pecore nere, detta opinione pubblica non vuole capire che questi giornalisti parlano della normalità della politica e della finanza tedesche. Ormai legate a filo doppio con le varie mafie.

Appunto: i giornalisti in questione non parlano di casi isolati. Parlano della norma.
Al proposito cito qui un paio di referenze (purtroppo non - o almeno non ancora - pubblicate in Italia) da giornalisti tedeschi - non italiani - e quindi veramente trattanti la situazione interna tedesca:

- Jürgen Roth, forse il miglior giornalista investigativo tedesco se non europeo, ha pubblicato diversi articoli e libri in cui parla delle varie mafie e dei loro coinvolgimenti con la politica, in particolare consiglio "Mafialand Deutschland" (Eichborn, 2009) e "Spinnennetz der Macht" (Econ, 2013);
- Petra Reski, giornalista tedesca che vive da più di vent'anni in Italia e che ha subito minacce mafiose (in  Germania, non in Italia!), ha scritto molto sulla mafia... in particolare consiglio "Von Kamen nach Corleone" (Hoffman und Campe, 2010);
- Rüdiger Liedtke, che non si occupa di mafia nel senso classico del termine, ma che mostra senza omertà e ritrosie come la politica economica tedesca sia guidata - soprattutto per quanto riguarda le privatizzazioni - da mentalità tipiche delle mafie, come per esempio scritto nel suo "Wir privatisieren uns zur Tode" (Eichborn, 2007).

Saluti,

Mauro.

venerdì 25 ottobre 2013

Care vecchie tradizioni tedesche

Chi mi conosce sa, che anche se "solo" come hobby, oltre che il fisico faccio anche il giornalista.
Chi non lo sa, può scoprirlo leggendo alcuni miei articoli su un blog che purtroppo non curo e aggiorno più da anni per mancanza di tempo.

Quindi è logico che tra le mie letture preferite ci siano anche libri scritti da altri giornalisti (preferibilmente professionisti e di alto livello), in particolare giornalisti investigativi, che fanno vere e profonde ricerche e che non si basano solo sul gossip, sul sentito dire, su quello che la gente vuol sentirsi dire.

Uno dei migliori giornalisti di questo stampo in Germania (anzi in Europa e nel mondo, non solo in Germania) è Jürgen Roth.

Nel suo ultimo libro ("Spinnennetz der Macht", Econ Verlag, 2013 - ovviamente non tradotto in italiano, il titolo comunque significa "Ragnatela del potere") Jürgen Roth descrive una cara vecchia tradizione tedesca.

Cito le sue parole originali:

"Fazit: Man küsst lieber die Füße desjenigen, der an der Macht ist. Das ist gute alte deutsche Tradition."

Traduco: 

"Tirando le somme: si preferisce baciare i piedi di colui che è al potere. Questa è una cara vecchia tradizione tedesca."

Per chi non avesse capito dove voglio andare a parare: quelli che dicono che "certe cose capitano solo in Italia" si sparino. Ma prendendo bene la mira, per favore.

Saluti,

Mauro.

venerdì 18 ottobre 2013

Un esempio di "ottimo" giornalismo

Oggi, sul presto, si è verificato un incidente a Wuppertal.
Per chi non lo sapesse, Wuppertal (in Germania, non lontano da Colonia) è l'unica città al mondo che invece di una metropolitana ha una monorotaia sospesa.

L'incidente ha provocato alcuni danni ma non è stato particolrmente grave: nessun morto, due feriti (leggeri e più che altro per colpa propria) e un paio di auto danneggiate.
Insomma una notizia da dare, ma nulla di così importante.

Eppure la stampa italiana è riuscita a riportare la notizia con una quantità di errori decisamente imbarazzante.
Io qui parlo di come il "Corriere della Sera" ha riportato la notizia.
Su "Repubblica" - conoscendo le "qualità" del corrispondente dalla Germania, tal Tarquini che già sbertucciai qui - non ho neanche voluto cercare e controllare.

Partiamo dai titoli del Corriere. Prima che lo stesso corregga (sempre che lo faccia) qui uno screenshot attuale:


Partiamo dal titolo:
"Colonia, si blocca la funivia simbolo di Germania"
Già tre errori in otto parole:
1) l'incidente è avvenuto a Wuppertal, non a Colonia;
2) il mezzo di trasporto coinvolto è una monorotaia sospesa, non una funivia;
3) a parte il fatto che grammaticalmente sarebbe corretto "simbolo della Germania" e non "simbolo di Germania"... definire la monorotaia di Wuppertal come simbolo della Germania è per lo meno esagerato.

Passiamo ora ai sopra- e sottotitoli.
Il sopratitolo comincia con "La Wuppertal", come se Wuppertal fosse il nome della monorotaia. No, Wuppertal è semplicemente il nome della città in cui detta monorotaia si trova.
Il sottotitolo dice "si stacca cavo di acciaio". Leggendo la stampa tedesca invece si capisce che ciò che si è staccato è il conduttore magnetico della monorotaia... che ben difficilmente può essere un semplice cavo di acciaio, per quanto l'acciaio possa essere un conduttore (nelle funivie esistono i cavi, non nelle monorotaie).

E finora abbiamo parlato solo di titoli, sopra- e sottotitoli.
Ma anche nel corpo dell'articolo si trovano un paio di gioielli.

"Non è ancora chiara la ragione per cui un cavo di acciaio si sia staccato"
Come detto sopra si è staccato un conduttore, non un semplice cavo (nella monorotaia non ci sono cavi, del resto).

"Il percorso collega le due rive del fiume Wupper"
Veramente il percorso della monorotaia segue per 13 chilometri il corso della Wupper, non ne collega le due rive... le due rive dello stesso fiume sono collegate senza problemi da numerosi ponti, essendo detto fiume oltretutto non granché largo.

Saluti,

Mauro.

martedì 15 ottobre 2013

Meglio non incontrare il gatto di Schrödinger

Quelli di voi miei quattro lettori che hanno un interesse per la scienza, e per la fisica in particolare, avranno certo già sentito parlare del paradosso del gatto di Schrödinger.
Il gatto di Schrödinger non è - lo dico per gli altri - semplicemente un pacioso felino passato alla storia per essere appartenuto a un famoso scienziato. No, tutt'altro.
Il gatto di Schrödinger è il protagonista di un esperimento mentale che spiega quali paradossi creerebbe l'applicazione diretta delle leggi della fisica quantistica nel mondo macroscopico.

Ieri un conoscente profano (molto colto ma non fisico, in questo senso profano) mi ha confrontato con questo paradosso.
Io ho cercato di spiegargli in termini semplici cosa Schrödinger intendesse col suo paradosso (e la cultura - anche se non scientifica - di questa persona mi ha semplificato il lavoro)... però non ho potuto esimermi da un'avvertenza.

Il gatto di Schrödinger è in uno stato indeterminato, tra il vivo e il morto, anzi è le due cose insieme... solo aprendo la scatola in cui si trova lo stato verrà deciso. O vivo o morto.

Bene, se sarete voi ad aprire quella scatola... auguratevi che lo stato sia "gatto morto".
Perché se lo stato sarà "gatto vivo"... vi troverete davanti una belva assatanata, un gatto incazzato nero, anzi nerissimo... e vi pentirete di aver aperto la scatola ;-)

Saluti,

Mauro.

sabato 12 ottobre 2013

Provateci voi...

...a spiegare la teoria della relatività e quella dell'evoluzione in una birreria a un profano che ha già una o due birre di troppo intus :(

Saluti,

Mauro.

venerdì 11 ottobre 2013

Le sue vittime non sono diventate centenarie

Oggi è morta, centenaria, la bestia Erich Priebke.

Le sue vittime non sono diventate centenarie.
E le sue vittime non sono solo quelle delle Fosse Ardeatine. Quelle sono solo quelle per cui è stato, con decenni di ritardo (taccio sulle colpe del ritardo se no mi ritrovo denunciato sia dallo stato tedesco che da quello italiano che da quello vaticano che da quello argentino, visto che ci sono favoreggiatori della bestia viventi e potenti in tutti quattro gli stati), ma le sue vittime sono state molte di più.
E non penso solo a coloro che lui ha ammazzato o fatto ammazzare (anche prima e dopo le Fosse Ardeatine)... ma anche ai figli e nipoti di costoro. Figli e nipoti non ammazzati dalle SS ma comunque vittime della storia vita natural durante.

E a tutti coloro che credono in un qualsiasi dio (il minuscolo è voluto), di qualsiasi religione, dico: se la bestia Priebke ha vissuto cent'anni e di fatto tutti i cent'anni da privilegiato, vivendo comodo e benestante (anche dopo la condanna)... dov'era il vostro dio? Dormiva? O era addirittura dalla parte della bestia?
Non rispondete a me. Rispondete alle vostre coscienze. Se ce la fate.

Saluti,

Mauro.