venerdì 25 marzo 2011

Scienza terremotata

No, non sto parlando dei casini combinati dalla Gelmini nell'università e nella ricerca italiane.

Sto parlando veramente del Giappone (anche se la Gelmini in Italia ha fatto danni paragonabili a quelli del terremoto/tsunami in Giappone).
Il Giappone (anche se a livello complessivo talvolta sopravvalutato) ha alcuni centri di ricerca scientifica (universitari e non) tra i più importanti del mondo. Chi sta lontano dal Giappone purtroppo - almeno a livello scientifico - associa il Giappone a Tokyo. Quindi visto che a Tokyo non è successo niente, a parte un po' di tremarella, tutto bene. Almeno per ricerca e università.

Col cavolo tutto bene.

Nella zona maggiormente colpita c'erano istituti di prim'ordine: l'università di Tohoku, il Japan Proton Accelerator Research Complex, il KEK a Tsukuba e altri.
Questi sono stati in parte distrutti (come buona parte dei laboratori di Tohoku) o comunque danneggiati e destinati a fermate molto lunghe.
Più lunghe probabilmente di quelle che subiranno le industrie giapponesi.
E, pur essendo alla fine danni più gravi anche economicamente (l'industria garantisce i guadagni di oggi, la ricerca garantisce quelli di domani e dopodomani), non leggo praticamente nessuno che ne scriva. Né in Italia né all'estero.
Mentre le fabbriche fermate (talvolta solo per precauzione) della Sony, della Toyota, della Panasonic, ecc. ottengono attenzione inferiore solo alla centrale nucleare di Fukushima (e questa ottiene tanta attenzione solo perché in Italia siamo vicini a un referendum sul nucleare e in altri paesi si sta discutendo sul tema, quindi bisogna indottrinare l'elettore).

Cercando, cercando, ho trovato solo un articolo al riguardo. Pubblicato da una rivista scientifica non certo letta dal cittadino medio purtroppo: Nature.
L'articolo? Eccolo: Quake shakes Japan's science.

Saluti,

Mauro.

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