giovedì 12 novembre 2009

La fine della lettura... o no?

In questi giorni un'amica mi ha segnalato un interessante articolo sulla versione online del Times.

L'articolo dice molte cose interessanti, ma scivola a mio parere su alcuni punti importanti.

Per prima cosa mi sembra che l'autore a tratti distingua (giustamente) tra informazione e narrativa e a tratti invece le confonda, il che è un grave errore.
La narrativa è un qualcosa per l'anima, una specie di nutrimento culturale, quindi non può essere ridotta ai minimi termini: può essere corta come un Haiku o lunga come una saga, ma non può essere costretta entro confini dimensionali, deve essere libera di svilupparsi senza regole (al di là di quelle grammaticali e sintattiche).
L'informazione invece ha una regola fondamentale: deve essere esaustiva (cioè fornire tutti gli elementi necessari per essere capita ed eventualmente usata) ma deve farlo in maniera sintetica, non deve affogare il contenuto, l'essenziale in un mare di parole.
E questo valeva già ben prima che esistessero Internet e i telefoni cellulari.

Un'altra cosa sulla quale non sono d'accordo è accusare appunto Internet e cellulari di essere la causa della "fine" della lettura.
La fine della lettura è invece - a mio parere - precedente, causata dalla televisione e soprattutto dalla sua esplosione commerciale negli anni '80.
È lì che è cominciata la fine della narrativa, ma anche quella dell'informazione. Perché la televisione ha aggredito (e quasi ucciso) la lettura tout court, non solo quella delle opere di narrativa (parafrasando una vecchia canzone dei Buggles, "Video killed the radio stars" potrei dire "Video killed the written word").
La televisione ci ha "liberato" dalla fatica della lettura… perché leggere presuppone comunque un’attività, non si può leggere qualcosa passivamente, mentre guardare e ascoltare si può benissimo fare anche passivamente (certo che alla fine rimane un guardare senza vedere e un ascoltare senza sentire, ma non tutti se ne rendono conto).
In questo senso Internet può invece diventare quasi un alleato della lettura, della narrativa, perché sul monitor vediamo e leggiamo anche parole, anche testi. Non saranno libri interi, ma sono comunque parole, frasi, testi scritti non solo immagini o suoni. Può essere un primo passo verso la riscoperta della lettura.
Quante volte un estratto letto su internet ci ha spinto poi a comprare un libro o una rivista? Più di quelle che crediamo.
I telefoni cellulari invece con la loro iper-estremizzata concisione sono un crimine contro la lettura, la narrativa. Tanto più che hanno spinto le nuove generazioni a inventare una lingua assurda (per esempio negli sms in Italia quasi tutti ormai usano la "k" invece del "ch" oppure scrivono "dove 6?" invece di "dove sei?").

E quest'ultimo fatto mi porta a spostare l'attenzione su quello che per me è il problema più grave, cioè non tanto la scomparsa della lettura (che non è sparita, si legge sempre... ma mentre prima la lettura non era nascosta da altre attività, oggi lo è) quanto la scomparsa della scrittura.
Oggi non si scrive quasi più, si usa uno stile da telegramma in quasi ogni tipo di testo che dobbiamo produrre e soprattutto non si è più abituati a scrivere a mano. Se non si ha a disposizione un palmare o un telefonino non si prendono appunti (e poi si rischia di dimenticare i propri pensieri e le idee che ci posso venire in qualsiasi momento - io per questo ho sempre nella tasca della giacca un caro antiquato taccuino e una penna).
E soprattutto si dimentica il "bello" scrivere, l'uso corretto di grammatica, ortografia e sintassi, l'uso di uno stile elegante e vivace. I testi (anche libri e articoli di quotidiani) sono sempre più sciatti, piatti e scorretti. Non fa piacere leggerli.

Ecco, questo dobbiamo riscoprire: la scrittura prima ancora della lettura.

Saluti,

Mauro.

1 commento:

Aglaja ha detto...

Concordo pienamente con le tue osservazioni. La realtà che descrivi è quella con cui mi confronto e alla quale tento (talvolta riuscendovi ;-)) ) di porre rimedio col mio lavoro :-)

A.