Voi che mi conoscete, sapete benissimo che è difficile trovare uno più antileghista di me.
E, aggiungo, quella che viene spesso considerata la faccia più presentabile della Lega (cioè Maroni), io la considero la faccia più pericolosa, politicamente ignorante e ingannevole della stessa.
Però, una volta nella vita che Maroni riesce a fare un'analisi politica corretta e condivisibile, ciò va riconosciuto.
L'altro giorno Maroni ha twittato contro Renzi:
Il PD contro il governo Letta? È solo una finta: i cadregari renziani vogliono solo rimpastino.
Conciso e preciso. E soprattutto giusto. Miglior descrizione dei renziani non c'è.
Saluti,
Mauro.
lunedì 30 dicembre 2013
giovedì 26 dicembre 2013
L'ipocrisia su Khodorkowsky
Putin ha amnistiato Khodorkowsky.
Quest'ultimo è subito volato in Germania, dove è stato accolto come un combattente per la libertà (sarebbe stato accolto così comunque in tutto l'occidente, non si tratta solo di Germania).
Devo ricordarvi chi è Khodorkowsky?
Khodorkowsky è uno degli oligarchi che, con la complicità della politica post-sovietica, hanno saccheggiato la Russia con metodi, a voler minimizzare, mafiosi. Oligarchi che hanno reso il popolino forse ancora più povero di quanto non fosse ai tempi dell'URSS. E altrettanto poco libero.
E i reati per cui è stato condannato li ha veramente commessi. Insieme a una quantità di altri per cui la ha scampata.
Vero che alla fine è finito dentro perché nemico di Putin e di altri oligarchi... ma nemico come possono essere nemici due clan mafiosi, non un dittatore e un combattente per la libertà.
Putin con questa condanna ha dimostrato il suo disprezzo per la legalità... ma non tanto perché ha fatto condannare Khodorkowsky, bensì perché ha impedito processi e condanne nei confronti degli altri oligarchi.
Non dimenticatelo.
Saluti,
Mauro.
Quest'ultimo è subito volato in Germania, dove è stato accolto come un combattente per la libertà (sarebbe stato accolto così comunque in tutto l'occidente, non si tratta solo di Germania).
Devo ricordarvi chi è Khodorkowsky?
Khodorkowsky è uno degli oligarchi che, con la complicità della politica post-sovietica, hanno saccheggiato la Russia con metodi, a voler minimizzare, mafiosi. Oligarchi che hanno reso il popolino forse ancora più povero di quanto non fosse ai tempi dell'URSS. E altrettanto poco libero.
E i reati per cui è stato condannato li ha veramente commessi. Insieme a una quantità di altri per cui la ha scampata.
Vero che alla fine è finito dentro perché nemico di Putin e di altri oligarchi... ma nemico come possono essere nemici due clan mafiosi, non un dittatore e un combattente per la libertà.
Putin con questa condanna ha dimostrato il suo disprezzo per la legalità... ma non tanto perché ha fatto condannare Khodorkowsky, bensì perché ha impedito processi e condanne nei confronti degli altri oligarchi.
Non dimenticatelo.
Saluti,
Mauro.
lunedì 23 dicembre 2013
Sarete veramente più buoni?
Per Natale tutti (o quasi) si ripromettono di essere più buoni.
Proposito ipocrita in moltissimi casi.
Proposito impraticabile in molti altri.
Sincero e praticabile in pochi, veramente molto pochi casi.
Anche voi avete ipocritamente questo proposito?
Io invece voglio essere spudoratamente sincero e vi dico come sarò veramente a Natale: più stronzo del solito.
Poi, se mi gira, tornerò buono il 26.
Anzi no, meglio il 27.
Buon Natale.
Saluti,
Mauro.
Proposito ipocrita in moltissimi casi.
Proposito impraticabile in molti altri.
Sincero e praticabile in pochi, veramente molto pochi casi.
Anche voi avete ipocritamente questo proposito?
Io invece voglio essere spudoratamente sincero e vi dico come sarò veramente a Natale: più stronzo del solito.
Poi, se mi gira, tornerò buono il 26.
Anzi no, meglio il 27.
Buon Natale.
Saluti,
Mauro.
venerdì 20 dicembre 2013
Si torna a casa
Domani, sabato 21 dicembre, volo a Genova. Dove mi fermerò fino al 6 gennaio.
In questo periodo avrò sì accesso a internet, ma non so quanto tempo avrò per scrivere... quindi non so se apparirà qualcosa sul blog (per i mails sarà comunque più facile leggere e rispondere).
Forse sì, forse no.
Al peggio ci si rilegge qui sopra martedì 7 gennaio.
Fate i bravi e passate delle buone e piacevoli festività :-)
Saluti,
Mauro.
In questo periodo avrò sì accesso a internet, ma non so quanto tempo avrò per scrivere... quindi non so se apparirà qualcosa sul blog (per i mails sarà comunque più facile leggere e rispondere).
Forse sì, forse no.
Al peggio ci si rilegge qui sopra martedì 7 gennaio.
Fate i bravi e passate delle buone e piacevoli festività :-)
Saluti,
Mauro.
mercoledì 18 dicembre 2013
Lo spleen... no, non sono Baudelaire
Ci sono giornate anonime. Come oggi.
Uno si alza la mattina, va a lavorare, dopo il lavoro cura attività e contatti personali.
Però in realtà è una giornata senza avvenimenti. Non c'è nulla che verrà ricordato. Nulla di positivo ma neanche di negativo, anzi di negativo meno di nulla.
Poi però la sera uno arriva a casa e lo prende lo spleen.
All'improvviso, inaspettato, senza motivo.
Non dico che dopo una giornata anonima uno debba essere felice... ma da dove viene questa malinconia? Che ragione ha?
Comunque non temete, non sono Baudelaire, quindi non vi scriverò nessuna poesia sullo spleen.
Leggetevi lui: ha già detto tutto ciò che era possibile mettere in versi.
Saluti,
Mauro.
Uno si alza la mattina, va a lavorare, dopo il lavoro cura attività e contatti personali.
Però in realtà è una giornata senza avvenimenti. Non c'è nulla che verrà ricordato. Nulla di positivo ma neanche di negativo, anzi di negativo meno di nulla.
Poi però la sera uno arriva a casa e lo prende lo spleen.
All'improvviso, inaspettato, senza motivo.
Non dico che dopo una giornata anonima uno debba essere felice... ma da dove viene questa malinconia? Che ragione ha?
Comunque non temete, non sono Baudelaire, quindi non vi scriverò nessuna poesia sullo spleen.
Leggetevi lui: ha già detto tutto ciò che era possibile mettere in versi.
Saluti,
Mauro.
venerdì 13 dicembre 2013
I sondaggi, i forconi e l'ignoranza
Da un po' di giorni il cosidetto movimento dei forconi cerca di bloccare l'Italia. O almeno di metterla in difficoltà.
Recenti sondaggi dimostrano che la maggioranza degli italiani approva detto movimento di protesta, ma al tempo stesso la maggioranza degli italiani non sa cosa sia.
In realtà nulla di strano, se si riflette e si usa la logica.
Il problema è che i sondaggi rispecchiano le emozioni (spesso create ad arte dalla stampa) e non i fatti.
Mi spiego meglio con un esempio.
Poniamo che l'1% degli imprenditori (piccoli o grandi che siano) abbiano grossi problemi a causa della crisi, non siano aiutati dallo Stato e si dirigano a gran velocità verso il fallimento.
C'è però un 99% di imprenditori che ce la fa, magari con difficoltà (talvolta anche grosse) ma ce la fa. Talvolta anche molto bene, con guadagni notevoli.
La stampa parla però dell'1%, non del 99%... perché il 99% non fa sensazione, non fa notizia.
Quindi, quando si fa un sondaggio, le risposte a detto sondaggio vengono date emozionalmente pensando a quell'1%, non al restante 99%.
Però se poi vai a chiedere non cosa la gente approva o meno, ma cosa la gente conosce o meno... allora capisci (e non solo nel caso dei forconi, ma in qualsiasi sondaggio) che la maggioranza di chi risponde non sa cosa risponde, o meglio non sa a cosa risponde, cioè non sa nulla della domanda a cui risponde... quindi in teoria non dovrebbe proprio rispondere.
In sostanza, sondaggi fatti a questo modo falsano completamente la realtà.
Ma dato che ogni sondaggio è fatto a questo modo... ogni sondaggio non ha senso. E porta (o almeno può portare) a conseguenze pericolose. Molto pericolose.
Saluti,
Mauro.
Recenti sondaggi dimostrano che la maggioranza degli italiani approva detto movimento di protesta, ma al tempo stesso la maggioranza degli italiani non sa cosa sia.
In realtà nulla di strano, se si riflette e si usa la logica.
Il problema è che i sondaggi rispecchiano le emozioni (spesso create ad arte dalla stampa) e non i fatti.
Mi spiego meglio con un esempio.
Poniamo che l'1% degli imprenditori (piccoli o grandi che siano) abbiano grossi problemi a causa della crisi, non siano aiutati dallo Stato e si dirigano a gran velocità verso il fallimento.
C'è però un 99% di imprenditori che ce la fa, magari con difficoltà (talvolta anche grosse) ma ce la fa. Talvolta anche molto bene, con guadagni notevoli.
La stampa parla però dell'1%, non del 99%... perché il 99% non fa sensazione, non fa notizia.
Quindi, quando si fa un sondaggio, le risposte a detto sondaggio vengono date emozionalmente pensando a quell'1%, non al restante 99%.
Però se poi vai a chiedere non cosa la gente approva o meno, ma cosa la gente conosce o meno... allora capisci (e non solo nel caso dei forconi, ma in qualsiasi sondaggio) che la maggioranza di chi risponde non sa cosa risponde, o meglio non sa a cosa risponde, cioè non sa nulla della domanda a cui risponde... quindi in teoria non dovrebbe proprio rispondere.
In sostanza, sondaggi fatti a questo modo falsano completamente la realtà.
Ma dato che ogni sondaggio è fatto a questo modo... ogni sondaggio non ha senso. E porta (o almeno può portare) a conseguenze pericolose. Molto pericolose.
Saluti,
Mauro.
giovedì 12 dicembre 2013
Non violentiamo Pasolini, per favore
In questo momento l'Italia è scossa (o almeno così vorrebbe la stampa) dalla cosiddetta rivolta dei forconi.
E molta di suddetta stampa ha ritirato fuori a sproposito Pasolini. Lo ha fatto quando le forze dell'ordine, durante la manifestazione a Torino, si sono tolte il casco. E giù a scrivere della solidarietà delle forze dell'ordine coi manifestanti.
A parte il fatto che le forze dell'ordine devono, appunto, solo garantire l'ordine e non essere pro o contro la manifestazione, qualsiasi contenuto essa abbia.
A parte ciò, il gesto aveva solo il significato di passato pericolo: quando la tensione scende e il pericolo di violenze si riduce, le forze dell'ordine si tolgono sempre il casco. E se chi le comanda è intelligente ordina di farlo nel momento in cui detto gesto contribuisce a ridurre ulteriormente detta tensione, detto pericolo.
Ma cosa c'entra Pasolini? Nel 1968, in occasione degli scontri di Valle Giulia lui scrisse una poesia passata alla storia come difesa dei "poliziotti proletari" contro gli "studenti borghesi".
Ora, chi ha letto la poesia e - soprattutto - la ha capita, sa che il pensiero di Pasolini era ben più articolato, non si limitava certo alla semplificazione di cui sopra, anche se la difesa, la comprensione per i poliziotti era vera, concreta.
Da allora, ogni volta che le forze dell'ordine hanno un'interazione diretta, fisica (sia in positivo che in negativo) con i manifestanti (qualsiasi siano i motivi della manifestazione) qualche bella anima del giornalismo ritira fuori quella poesia. Poesia che detta bella anima forse ha letto ma di sicuro non ha capito.
Sia ben chiaro, esistono occasioni in cui quella poesia spiega ancora molto, è attuale ed è utile per capire la situazione: io stesso me ne "appropriai" per il caso Placanica/Giuliani durante il G8 genovese del 2001.
Ma ciò non significa che sia applicabile sempre e comunque quando succede (o meglio sembra succedere) qualcosa di particolare tra forze dell'ordine e manifestanti.
E di certo quello che scrisse Pasolini non c'entra un bel nulla - anzi, da genovese, non c'entra un belino - con l'attuale protesta dei forconi e con i caschi tolti dai poliziotti.
Avrei voluto analizzare le incongruenze del paragone e scrivervele qui... ma per fortuna Giulio D'Antona su Linkiesta mi ha preceduto, facendo molto meglio di quanto io mai avrei potuto fare: quindi vi invito a leggere, a rileggere e a memorizzare il suo articolo "Non c'erano forconi a Valle Giulia".
Saluti,
Mauro.
E molta di suddetta stampa ha ritirato fuori a sproposito Pasolini. Lo ha fatto quando le forze dell'ordine, durante la manifestazione a Torino, si sono tolte il casco. E giù a scrivere della solidarietà delle forze dell'ordine coi manifestanti.
A parte il fatto che le forze dell'ordine devono, appunto, solo garantire l'ordine e non essere pro o contro la manifestazione, qualsiasi contenuto essa abbia.
A parte ciò, il gesto aveva solo il significato di passato pericolo: quando la tensione scende e il pericolo di violenze si riduce, le forze dell'ordine si tolgono sempre il casco. E se chi le comanda è intelligente ordina di farlo nel momento in cui detto gesto contribuisce a ridurre ulteriormente detta tensione, detto pericolo.
Ma cosa c'entra Pasolini? Nel 1968, in occasione degli scontri di Valle Giulia lui scrisse una poesia passata alla storia come difesa dei "poliziotti proletari" contro gli "studenti borghesi".
Ora, chi ha letto la poesia e - soprattutto - la ha capita, sa che il pensiero di Pasolini era ben più articolato, non si limitava certo alla semplificazione di cui sopra, anche se la difesa, la comprensione per i poliziotti era vera, concreta.
Da allora, ogni volta che le forze dell'ordine hanno un'interazione diretta, fisica (sia in positivo che in negativo) con i manifestanti (qualsiasi siano i motivi della manifestazione) qualche bella anima del giornalismo ritira fuori quella poesia. Poesia che detta bella anima forse ha letto ma di sicuro non ha capito.
Sia ben chiaro, esistono occasioni in cui quella poesia spiega ancora molto, è attuale ed è utile per capire la situazione: io stesso me ne "appropriai" per il caso Placanica/Giuliani durante il G8 genovese del 2001.
Ma ciò non significa che sia applicabile sempre e comunque quando succede (o meglio sembra succedere) qualcosa di particolare tra forze dell'ordine e manifestanti.
E di certo quello che scrisse Pasolini non c'entra un bel nulla - anzi, da genovese, non c'entra un belino - con l'attuale protesta dei forconi e con i caschi tolti dai poliziotti.
Avrei voluto analizzare le incongruenze del paragone e scrivervele qui... ma per fortuna Giulio D'Antona su Linkiesta mi ha preceduto, facendo molto meglio di quanto io mai avrei potuto fare: quindi vi invito a leggere, a rileggere e a memorizzare il suo articolo "Non c'erano forconi a Valle Giulia".
Saluti,
Mauro.
martedì 10 dicembre 2013
Beline di Germania (e non solo)
Io, come sapete, sono genovese.
E a Genova, dare della belina a qualcuno non è fargli un complimento. Significa, nella più moderata delle ipotesi, dargli della testa di cavolo. Del resto belina deriva da belin (spesso italianizzato in belino), che in dialetto indica l'organo genitale maschile.
Ma altrove le beline sono a quanto pare meno disprezzate (non per niente c'è anche una Belina santa).
Io qui volevo citarvi due (tra i vari) esempi tedeschi (da genovese residente in Germania certe cose non mi sfuggono).
Due che ho visto coi miei occhi e non ho dovuto cercare su Google :-)
A Berlino le beline gestiscono delle boutiques di moda femminile, e a quanto pare con successo, visto che io vidi questo negozio per caso nel 1999 e oggi esiste ancora.
Mentre a Düsseldorf le beline traducono... e speriamo che non facciano traduzioni del belino.
Se però invece volete fare una vacanza del belino, dovete lasciare la Germania e andare in Grecia, soggiornando al Belina Hotel a Volos.
Saluti,
Mauro.
E a Genova, dare della belina a qualcuno non è fargli un complimento. Significa, nella più moderata delle ipotesi, dargli della testa di cavolo. Del resto belina deriva da belin (spesso italianizzato in belino), che in dialetto indica l'organo genitale maschile.
Ma altrove le beline sono a quanto pare meno disprezzate (non per niente c'è anche una Belina santa).
Io qui volevo citarvi due (tra i vari) esempi tedeschi (da genovese residente in Germania certe cose non mi sfuggono).
Due che ho visto coi miei occhi e non ho dovuto cercare su Google :-)
A Berlino le beline gestiscono delle boutiques di moda femminile, e a quanto pare con successo, visto che io vidi questo negozio per caso nel 1999 e oggi esiste ancora.
Mentre a Düsseldorf le beline traducono... e speriamo che non facciano traduzioni del belino.
Se però invece volete fare una vacanza del belino, dovete lasciare la Germania e andare in Grecia, soggiornando al Belina Hotel a Volos.
Saluti,
Mauro.
lunedì 9 dicembre 2013
La fine di un'ambiguità
Domenica 8 dicembre 2013.
Il PD ha tenuto le primarie per l'elezione del nuovo segretario.
Ha vinto Matteo Renzi. Democristiano puro. Erede morale di Amintore Fanfani.
Almeno il PD ha posto fine con queste primarie a un'ambiguità molto dannosa: molti credevano che il PD fosse un partito di sinistra.
Oggi il PD ha detto chiaro e tondo al mondo che lui con la sinistra non ha mai avuto né avrà mai a che fare.
La chiarezza in politica è merce rara. Quindi onore al PD.
E lo dico da uomo di sinistra. Che quindi, coerentemente, mai ha votato e mai voterà PD.
Saluti,
Mauro.
Il PD ha tenuto le primarie per l'elezione del nuovo segretario.
Ha vinto Matteo Renzi. Democristiano puro. Erede morale di Amintore Fanfani.
Almeno il PD ha posto fine con queste primarie a un'ambiguità molto dannosa: molti credevano che il PD fosse un partito di sinistra.
Oggi il PD ha detto chiaro e tondo al mondo che lui con la sinistra non ha mai avuto né avrà mai a che fare.
La chiarezza in politica è merce rara. Quindi onore al PD.
E lo dico da uomo di sinistra. Che quindi, coerentemente, mai ha votato e mai voterà PD.
Saluti,
Mauro.
sabato 7 dicembre 2013
I parlamentari e la conoscenza delle leggi
Articolo ritrattato in quanto mi sbagliavo io.
Me ne scuso.
Saluti,
Mauro.
---
No, non sto parlando del Parlamento italiano, quindi non cominciate a sbavare né contro la "casta" né contro i "dilettanti allo sbaraglio".
Stasera (o meglio, ieri sera, visto che la mezzanotte è ormai passata) ero a cena con alcuni amici e conoscenti e nel gruppo c'era un neoeletto parlamentare tedesco, il cristiano-democratico Thomas Mahlberg (comunque, al di là di quanto scrivo sotto, persona molto simpatica e piacevole, anche se politicamente lontana da me).
Chiaramente si finisce a parlare anche di politica e, al di là dell'avere idee politiche simili o diverse, a un certo punto mi cascano le palle quando lui si esprime contro la doppia cittadinanza.
Ma non perché lui sia contrario alla stessa (io sono favorevole, va detto, anche se - pur avendone diritto - non la ho mai richiesta), bensì per i motivi per cui è contrario.
Lui sostiene che, in quanto cittadino tedesco possessore della sola cittadinanza tedesca, sarebbe discriminato nei confronti di chi ha una doppia cittadinanza.
Perché? Perché chi ha la doppia cittadinanza può votare in due paesi e lui in uno solo!
Peccato solo che le leggi (nazionali e internazionali) impediscano ciò: chi ha doppia cittadinanza non ha doppio voto.
Al momento dell'ottenimento della doppia cittadinanza (o al raggiungimento della maggiore età, per chi la ha dalla nascita) la persona deve dichiarare per quale dei due paesi di cui è cittadino intende esprimere il diritto di voto.
Che poi ci sia chi imbroglia e cerca di votare in entrambi i paesi è palese, ma si tratta appunto di un imbroglio, non di un diritto o di una discriminazione verso chi ha una sola cittadinanza.
Io ho cercato di spiegarglielo.
Dubito che abbia capito.
Saluti,
Mauro.
Me ne scuso.
Saluti,
Mauro.
---
giovedì 5 dicembre 2013
Come è cambiata la Germania dal 1996
Io sono arrivato in Germania il 31 agosto del 1996 (cioè in tale data ci sono venuto a vivere, come turista ci ero stato anche prima).
Sono ormai poco piú di 17 anni... ma vi garantisco che in realtà sono passate ere. Soprattutto da un punto di vista sociale ed economico.
Come ho già scritto ultimamente su questo blog, la crisi si sente anche in Germania, anche se in modo diverso che in altri paesi.
Ma qui, crisi o non crisi, vorrei raccontarvi di cose che oggi vedo in Germania, ma che non vedevo nel 1996 o negli anni immediatamente successivi.
E che hanno sì a che fare anche con la crisi, ma non solo.
Hanno anche, forse soprattutto, a che fare col fatto che la Germania si è lasciata andare.
Prima era ricca e curata. Oggi è ricca e trasandata.
1) Nel 1996 non esisteva la caparra sulle bottiglie, quindi le bottiglie venivano semplicemente buttate via. Poi venne introdotta detta caparra e i tedeschi all'inizio, da bravi gretti, si tenevano strette le bottiglie per recuperare la caparra... oggi invece molti tedeschi abbandonano volontariamente le bottiglie, soprattutto sui treni, perché sanno che ci sono persone che le raccolgono per sopravvivere.
2) Nel 1996 non si vedevano i cosiddetti barboni nelle zone turistiche e centrali delle città... i barboni - o senza tetto che dir si voglia - erano confinati in determinati quartieri... oggi la polizia neanche più cerca di spostarli e nasconderli.
3) Nel 1996 i lati "verdi" delle autostrade erano veramente verdi... oggi - quando vado in Olanda per lavoro (cosa che capita quasi settimanalmente) - riconosco il confine dal fatto che a un certo punto la sporcizia si riduce di brutto... e quando succede so di essere entrato in Olanda.
4) Nel 1996 quando qualcosa non funzionava potevi protestare presso l'ufficio comunale competente (non che ciò garantisse risultati, ma almeno avevi un contatto concreto)... oggi vieni spedito in una specie di striscia di Möbius.
5) Nel 1996 i treni erano generalmente (non certo sempre come narra la leggenda, ma comunque spesso) puntuali... oggi quando un treno è puntuale sei tentato di mandare un messaggio di ringraziamento alle ferrovie.
6) Nel 1996 alle elezioni seguiva subito un governo... oggi si è votato a settembre e un governo non c'è ancora.
7) Nel 1996 chi aveva un lavoro fisso, anche se di basso livello, viveva decentemente... oggi ci sono persone che per vivere decentemente devono avere due, se non tre, lavori.
8) Nel 1996 quasi tutti i taxi tedeschi erano Mercedes. Le poche eccezioni erano altre auto tedesche (o più raramente giapponesi) di fascia medio-alta... oggi trovi taxi di ogni tipo, persino FIAT Doblò o diversi modelli della Dacia.
E queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente. Ma se mi mettessi a riflettere con calma ne verrebbero fuori varie altre.
Quello che da italiano in Germania posso dire come riassunto è il seguente: dal 1996 a oggi la distanza tra Italia e Germania per quanto riguarda la qualità della vita è diminuita. Però l'Italia non è migliorata.
Chi vuol capire, capisca.
Saluti,
Mauro.
Sono ormai poco piú di 17 anni... ma vi garantisco che in realtà sono passate ere. Soprattutto da un punto di vista sociale ed economico.
Come ho già scritto ultimamente su questo blog, la crisi si sente anche in Germania, anche se in modo diverso che in altri paesi.
Ma qui, crisi o non crisi, vorrei raccontarvi di cose che oggi vedo in Germania, ma che non vedevo nel 1996 o negli anni immediatamente successivi.
E che hanno sì a che fare anche con la crisi, ma non solo.
Hanno anche, forse soprattutto, a che fare col fatto che la Germania si è lasciata andare.
Prima era ricca e curata. Oggi è ricca e trasandata.
1) Nel 1996 non esisteva la caparra sulle bottiglie, quindi le bottiglie venivano semplicemente buttate via. Poi venne introdotta detta caparra e i tedeschi all'inizio, da bravi gretti, si tenevano strette le bottiglie per recuperare la caparra... oggi invece molti tedeschi abbandonano volontariamente le bottiglie, soprattutto sui treni, perché sanno che ci sono persone che le raccolgono per sopravvivere.
2) Nel 1996 non si vedevano i cosiddetti barboni nelle zone turistiche e centrali delle città... i barboni - o senza tetto che dir si voglia - erano confinati in determinati quartieri... oggi la polizia neanche più cerca di spostarli e nasconderli.
3) Nel 1996 i lati "verdi" delle autostrade erano veramente verdi... oggi - quando vado in Olanda per lavoro (cosa che capita quasi settimanalmente) - riconosco il confine dal fatto che a un certo punto la sporcizia si riduce di brutto... e quando succede so di essere entrato in Olanda.
4) Nel 1996 quando qualcosa non funzionava potevi protestare presso l'ufficio comunale competente (non che ciò garantisse risultati, ma almeno avevi un contatto concreto)... oggi vieni spedito in una specie di striscia di Möbius.
5) Nel 1996 i treni erano generalmente (non certo sempre come narra la leggenda, ma comunque spesso) puntuali... oggi quando un treno è puntuale sei tentato di mandare un messaggio di ringraziamento alle ferrovie.
6) Nel 1996 alle elezioni seguiva subito un governo... oggi si è votato a settembre e un governo non c'è ancora.
7) Nel 1996 chi aveva un lavoro fisso, anche se di basso livello, viveva decentemente... oggi ci sono persone che per vivere decentemente devono avere due, se non tre, lavori.
8) Nel 1996 quasi tutti i taxi tedeschi erano Mercedes. Le poche eccezioni erano altre auto tedesche (o più raramente giapponesi) di fascia medio-alta... oggi trovi taxi di ogni tipo, persino FIAT Doblò o diversi modelli della Dacia.
E queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente. Ma se mi mettessi a riflettere con calma ne verrebbero fuori varie altre.
Quello che da italiano in Germania posso dire come riassunto è il seguente: dal 1996 a oggi la distanza tra Italia e Germania per quanto riguarda la qualità della vita è diminuita. Però l'Italia non è migliorata.
Chi vuol capire, capisca.
Saluti,
Mauro.
venerdì 29 novembre 2013
La crisi vista dalla Germania
Già nei giorni scorsi ho parlato del rapporto dei tedeschi con la crisi.
Come già accennato allora, non nego che ci sia anche qui una certa crisi.
Quello che dobbiamo chiederci è che tipo di crisi ci sia.
Normalmente, quando un paese è in crisi (o, peggio, recessione) il significato di ciò è che la ricchezza globale del paese diminuisce (che poi alcuni ricchi e/o potenti si arricchiscano con le crisi è vero, ma non cambia il discorso sulla ricchezza globale).
Per dirla terra terra: i singoli cittadini possono stare meglio o peggio, ma il paese nel globale sta peggio.
In Germania in questi anni di crisi si sta verificando un fenomeno strano.
La ricchezza globale del paese (sia intesa come conti pubblici che come economia) sta aumentando. Quindi non dovrebbe esserci crisi.
Però il numero di poveri, di persone che devono affidarsi ai servizi sociali, di persone che abbisognano di più lavori per vivere sta anche aumentando. Quindi dovrebbe esserci crisi.
Contraddizione? Solo a prima vista.
Il problema della Germania (e anche la spiegazione del fatto perché la Germania sia un campione di esportazioni mentre la domanda interna stagna) è la distribuzione della ricchezza.
Il vecchio modello solidale renano (in pratica il modello della vecchia Germania Ovest) dove industriali e sindacati si equilibravano e limitavano a vicenda è crollato col crollo del muro. Quel modello è stato sostituito dal liberismo sfrenato (benedetto soprattutto dal primo governo "di sinistra" dopo l'era Kohl: il governo Schröder del 1998... degno compare delle tre B: Bush, Blair, Berlusconi).
E da allora la ricchezza del paese è sì aumentata. Nelle tasche dei super ricchi.
Il ceto medio (come ho scritto nell'articolo citato all'inizio di questo) sta comunque bene (anche se forse non è più così esteso come prima).
Mentre la classe "bassa" (oltre a essersi espansa) sta peggio. Decisamente peggio rispetto a prima della crisi.
Saluti,
Mauro.
Come già accennato allora, non nego che ci sia anche qui una certa crisi.
Quello che dobbiamo chiederci è che tipo di crisi ci sia.
Normalmente, quando un paese è in crisi (o, peggio, recessione) il significato di ciò è che la ricchezza globale del paese diminuisce (che poi alcuni ricchi e/o potenti si arricchiscano con le crisi è vero, ma non cambia il discorso sulla ricchezza globale).
Per dirla terra terra: i singoli cittadini possono stare meglio o peggio, ma il paese nel globale sta peggio.
In Germania in questi anni di crisi si sta verificando un fenomeno strano.
La ricchezza globale del paese (sia intesa come conti pubblici che come economia) sta aumentando. Quindi non dovrebbe esserci crisi.
Però il numero di poveri, di persone che devono affidarsi ai servizi sociali, di persone che abbisognano di più lavori per vivere sta anche aumentando. Quindi dovrebbe esserci crisi.
Contraddizione? Solo a prima vista.
Il problema della Germania (e anche la spiegazione del fatto perché la Germania sia un campione di esportazioni mentre la domanda interna stagna) è la distribuzione della ricchezza.
Il vecchio modello solidale renano (in pratica il modello della vecchia Germania Ovest) dove industriali e sindacati si equilibravano e limitavano a vicenda è crollato col crollo del muro. Quel modello è stato sostituito dal liberismo sfrenato (benedetto soprattutto dal primo governo "di sinistra" dopo l'era Kohl: il governo Schröder del 1998... degno compare delle tre B: Bush, Blair, Berlusconi).
E da allora la ricchezza del paese è sì aumentata. Nelle tasche dei super ricchi.
Il ceto medio (come ho scritto nell'articolo citato all'inizio di questo) sta comunque bene (anche se forse non è più così esteso come prima).
Mentre la classe "bassa" (oltre a essersi espansa) sta peggio. Decisamente peggio rispetto a prima della crisi.
Saluti,
Mauro.
giovedì 28 novembre 2013
Comunicazione di servizio 2
Mi sono appena accorto che Blogger (sì lo so, il mio blog sembra - e un tempo lo era effettivamente - su Blogspot... ma Blogspot è stato acquistato da Blogger, il quale a sua volta è stato acquistato da Google) ha una strana idea di spam.
Alcuni commenti assolutamente normali sono stati catalogati da Blogger come spam.
Per di più alcuni anche con metodologie assurde:
- Uno dei commentatori più assidui si vede passare la maggioranza dei commenti, ma un paio (tra le altre cose tra i più innocenti) finiscono nella casella spam;
- Alcuni commenti appaiono normalmente in coda al mio articolo ma dopo poco tempo vengono trasferiti nella casella spam, sparendo dalla pagina (e io quindi ho inizialmente l'impressione che siano stati cancellati dall'autore).
Quindi... continuate a leggermi e a commentarmi... ma se il vostro commento non appare, invece di scriverlo venti volte oppure di urlare alla censura... scrivetemi in privato e ricordatemi di controllare nella casella spam ;)
Saluti,
Mauro.
Alcuni commenti assolutamente normali sono stati catalogati da Blogger come spam.
Per di più alcuni anche con metodologie assurde:
- Uno dei commentatori più assidui si vede passare la maggioranza dei commenti, ma un paio (tra le altre cose tra i più innocenti) finiscono nella casella spam;
- Alcuni commenti appaiono normalmente in coda al mio articolo ma dopo poco tempo vengono trasferiti nella casella spam, sparendo dalla pagina (e io quindi ho inizialmente l'impressione che siano stati cancellati dall'autore).
Quindi... continuate a leggermi e a commentarmi... ma se il vostro commento non appare, invece di scriverlo venti volte oppure di urlare alla censura... scrivetemi in privato e ricordatemi di controllare nella casella spam ;)
Saluti,
Mauro.
mercoledì 27 novembre 2013
Il primo passo è stato fatto
Ma il secondo passo è il più importante e - purtroppo - difficile.
Berlusconi è fuori dal Parlamento. Cosa buona e giusta.
Ma il berlusconismo è ancora dentro molti, troppi, di noi. E se vogliamo cambiare veramente pagina... è il berlusconismo che dobbiamo vincere. Non (o almeno non solo) Berlusconi.
Saluti,
Mauro.
Berlusconi è fuori dal Parlamento. Cosa buona e giusta.
Ma il berlusconismo è ancora dentro molti, troppi, di noi. E se vogliamo cambiare veramente pagina... è il berlusconismo che dobbiamo vincere. Non (o almeno non solo) Berlusconi.
Saluti,
Mauro.
martedì 26 novembre 2013
Lo strano rapporto dei tedeschi con la crisi
La Germania sta affrontando la crisi europea e mondiale con meno problemi di altri paesi. I motivi sono diversi (alcuni vanno a onore della Germania, altri vanno a suo disonore), ma non è mio scopo qui esaminare i perché o i per come.
Qui voglio parlarvi di un effetto psicologico che la crisi ha su molti tedeschi.
Premetto che la crisi comunque si sente anche qui, non forte come altrove (anzi), ma il precariato per esempio è aumentato come è aumentato il numero di coloro che hanno bisogno di sostegno dai servizi sociali (che poi il sostegno lo ottengano anche, è un altro paio di maniche).
Però la maggioranza dei tedeschi vive ancora bene.
La grande maggioranza di coloro che hanno un lavoro fisso non ha particolari preoccupazioni e gli stipendi del cosiddetto "ceto medio" sono superiori che altrove (Scandinavia esclusa).
Eppure c'è gente che stringe la cinghia mentendo a sé stessa.
Gente che guadagna anche 80-100000 € (lordi) l'anno e che rinuncia a cose che prima della crisi si concedeva o che va alla ricerca di prodotti più economici o di offerte speciali perché "con la crisi non ce la si fa più ad arrivare a fine mese". Quanti ne sento che ragionano così!
Eppure, grazie alla crisi, per il cittadino medio addirittura la vita è diventata meno costosa (i prodotti importati costano meno e per quelli tedeschi la concorrenza tra produttori è diventata più aspra).
Eppure... non ce la fanno ad arrivare a fine mese.
Boh, forse i soldi che guadagnano evaporano da soli, oppure hanno una data di scadenza (antecedente alla fine del mese, evidentemente!) o altro fenomeno misterioso analogo.
Io appartengo alla categoria di persone (come ceto, non come lamentosità!) di cui sopra e rispetto al 2008 (anno di inizio della crisi) oggi posso permettermi, qui in Germania, di più di quanto potevo permettermi cinque anni fa (pur pagando più tasse rispetto a cinque anni fa).
Saluti,
Mauro.
Qui voglio parlarvi di un effetto psicologico che la crisi ha su molti tedeschi.
Premetto che la crisi comunque si sente anche qui, non forte come altrove (anzi), ma il precariato per esempio è aumentato come è aumentato il numero di coloro che hanno bisogno di sostegno dai servizi sociali (che poi il sostegno lo ottengano anche, è un altro paio di maniche).
Però la maggioranza dei tedeschi vive ancora bene.
La grande maggioranza di coloro che hanno un lavoro fisso non ha particolari preoccupazioni e gli stipendi del cosiddetto "ceto medio" sono superiori che altrove (Scandinavia esclusa).
Eppure c'è gente che stringe la cinghia mentendo a sé stessa.
Gente che guadagna anche 80-100000 € (lordi) l'anno e che rinuncia a cose che prima della crisi si concedeva o che va alla ricerca di prodotti più economici o di offerte speciali perché "con la crisi non ce la si fa più ad arrivare a fine mese". Quanti ne sento che ragionano così!
Eppure, grazie alla crisi, per il cittadino medio addirittura la vita è diventata meno costosa (i prodotti importati costano meno e per quelli tedeschi la concorrenza tra produttori è diventata più aspra).
Eppure... non ce la fanno ad arrivare a fine mese.
Boh, forse i soldi che guadagnano evaporano da soli, oppure hanno una data di scadenza (antecedente alla fine del mese, evidentemente!) o altro fenomeno misterioso analogo.
Io appartengo alla categoria di persone (come ceto, non come lamentosità!) di cui sopra e rispetto al 2008 (anno di inizio della crisi) oggi posso permettermi, qui in Germania, di più di quanto potevo permettermi cinque anni fa (pur pagando più tasse rispetto a cinque anni fa).
Saluti,
Mauro.
Conoscete la storia del "made in Germany"?
Oggigiorno (e per lo meno dalla fine della seconda guerra mondiale) la denominazione "made in Germany" (per gli anglofobi: "fatto/prodotto in Germania") è una garanzia di qualità.
Magari non di qualità estetica, ma senza dubbio di qualità tecnica.
Ma, per quanto la cosa possa sorprendervi, non è sempre stato così.
Anzi, il marchio "made in Germany" nacque come certificazione di scarsa qualità. Estetica anche, ma soprattutto tecnica.
Nel diciannovesimo secolo, il secolo della rivoluzione industriale, il paese guida come economia e - soprattutto - come tecnologia era il Regno Unito. Gli altri inseguivano.
La Germania aveva al tempo poca potenzialità innovativa, ma notevole forza lavoro, quindi poca possibilità di produrre prodotti di qualità ma grande potenzialità di produrre prodotti economici... insomma ai tempi la Germania era quello che la Cina è divenuta in tempi recenti.
I britannici non avevano un grande amore per i prodotti tedeschi in generale e per quelli di bassa qualità in particolare... quindi imposero per legge la stampigliatura "made in Germany" per ogni prodotto che arrivava dalla Germania, in modo che i possibili acquirenti fossero avvertiti della bassa qualità di ciò che stavano comprando.
Oggi, 150 e passa anni dopo, quello che era nato come simbolo di scarsa qualità è diventato (non sempre a ragione, comunque) un simbolo di alta qualità.
Saluti,
Mauro.
Magari non di qualità estetica, ma senza dubbio di qualità tecnica.
Ma, per quanto la cosa possa sorprendervi, non è sempre stato così.
Anzi, il marchio "made in Germany" nacque come certificazione di scarsa qualità. Estetica anche, ma soprattutto tecnica.
Nel diciannovesimo secolo, il secolo della rivoluzione industriale, il paese guida come economia e - soprattutto - come tecnologia era il Regno Unito. Gli altri inseguivano.
La Germania aveva al tempo poca potenzialità innovativa, ma notevole forza lavoro, quindi poca possibilità di produrre prodotti di qualità ma grande potenzialità di produrre prodotti economici... insomma ai tempi la Germania era quello che la Cina è divenuta in tempi recenti.
I britannici non avevano un grande amore per i prodotti tedeschi in generale e per quelli di bassa qualità in particolare... quindi imposero per legge la stampigliatura "made in Germany" per ogni prodotto che arrivava dalla Germania, in modo che i possibili acquirenti fossero avvertiti della bassa qualità di ciò che stavano comprando.
Oggi, 150 e passa anni dopo, quello che era nato come simbolo di scarsa qualità è diventato (non sempre a ragione, comunque) un simbolo di alta qualità.
Saluti,
Mauro.
giovedì 21 novembre 2013
Mille e non più mille
L'articolo pubblicato la notte scorsa sull'ultimo romanzo di Jo Nesbø è stato l'articolo numero 1000 nella storia di questo blog (nato il 19.06.2006, interrottosi il 20.03.2007 e ripreso il 15.10.2009).
Altri avrebbero scritto un articolo celebrativo come articolo numero 1000... ma io trovo che sarebbe stato disonesto, una forma di doping... come dire "non ho idea di cosa scrivere, quindi colgo l'occasione del numero tondo e mi autocelebro".
Io invece di cose da scrivere ne ho. Però sono anche abbastanza vanitoso da autocelebrarmi.
Quindi l'articolo numero 1000 è un articolo normalissimo... ma quello successivo (quello che state leggendo) è l'autocelebrazione :-)
Saluti,
Mauro.
Altri avrebbero scritto un articolo celebrativo come articolo numero 1000... ma io trovo che sarebbe stato disonesto, una forma di doping... come dire "non ho idea di cosa scrivere, quindi colgo l'occasione del numero tondo e mi autocelebro".
Io invece di cose da scrivere ne ho. Però sono anche abbastanza vanitoso da autocelebrarmi.
Quindi l'articolo numero 1000 è un articolo normalissimo... ma quello successivo (quello che state leggendo) è l'autocelebrazione :-)
Saluti,
Mauro.
Anche lui ci è cascato
Jo Nesbø ci è cascato.
Come vi avevo raccontato qui, Nesbø aveva fatto morire il suo eroe Harry Hole, anche se senza dirlo esplicitamente.
E, come dissi, lasciare la porta aperta a una resurrezione era pericoloso: se detta resurrezione fosse avvenuta, sarebbe stato un trucchetto da serie hollywoodiana, non da giallista serio.
Purtroppo Jo Nesbø ci è cascato.
Qui in Germania è appena uscito il suo nuovo romanzo, "Koma" ["Coma"] (titolo originale norvegese "Politi" ["Polizia"]).
Da bravo tossicodipendente (la mia droga sono i gialli nordici, scandinavi in particolare) lo ho comprato e lo leggerò. Magari scoprirò anche che è il miglior romanzo di Nesbø... ma rimane il fatto che la rinascita di Harry Hole è un trucchetto hollywoodiano e non fa onore all'autore.
Saluti,
Mauro.
Come vi avevo raccontato qui, Nesbø aveva fatto morire il suo eroe Harry Hole, anche se senza dirlo esplicitamente.
E, come dissi, lasciare la porta aperta a una resurrezione era pericoloso: se detta resurrezione fosse avvenuta, sarebbe stato un trucchetto da serie hollywoodiana, non da giallista serio.
Purtroppo Jo Nesbø ci è cascato.
Qui in Germania è appena uscito il suo nuovo romanzo, "Koma" ["Coma"] (titolo originale norvegese "Politi" ["Polizia"]).
Da bravo tossicodipendente (la mia droga sono i gialli nordici, scandinavi in particolare) lo ho comprato e lo leggerò. Magari scoprirò anche che è il miglior romanzo di Nesbø... ma rimane il fatto che la rinascita di Harry Hole è un trucchetto hollywoodiano e non fa onore all'autore.
Saluti,
Mauro.
mercoledì 20 novembre 2013
Ma cosa cacchio hai da ridere?
Una categoria di persone che mi sta estremamente sulle balle è quella composta da coloro che ti fanno una battuta o ti raccontano una barzelletta e poi si mettono a ridere prima ancora che tu abbia il tempo di reagire.
Ma che cacchio hai da ridere?
Tu hai fatto la battuta o hai raccontato la barzelletta... è chi ti sta ascoltando che deve ridere (se la battuta/barzelletta lo merita) o rimanere impassibile (se la battuta/barzelletta non lo merita). Non tu! Tu devi aspettare la reazione di colui al quale hai fatto la battuta/barzelletta, tu puoi permetterti al massimo un sorriso. Non puoi, non devi ridere per primo!
E così io, quando incontro certi figuri, non rido neanche quando la battuta/barzelletta è splendida (almeno fino a che il figuro può vedermi, al limite rido quando non può vedermi). Peggio per loro.
Saluti,
Mauro.
Ma che cacchio hai da ridere?
Tu hai fatto la battuta o hai raccontato la barzelletta... è chi ti sta ascoltando che deve ridere (se la battuta/barzelletta lo merita) o rimanere impassibile (se la battuta/barzelletta non lo merita). Non tu! Tu devi aspettare la reazione di colui al quale hai fatto la battuta/barzelletta, tu puoi permetterti al massimo un sorriso. Non puoi, non devi ridere per primo!
E così io, quando incontro certi figuri, non rido neanche quando la battuta/barzelletta è splendida (almeno fino a che il figuro può vedermi, al limite rido quando non può vedermi). Peggio per loro.
Saluti,
Mauro.
domenica 17 novembre 2013
La nostra omofobia quotidiana
A due passi da casa mia c'è una birreria (la classica Kneipe tedesca, che in realtà ricorda più la vecchia taverna che la birreria come la intendiamo noi italiani).
Questo tipo di locali non sono la mia passione, anzi, ma quando ho voglia di una birra fresca e non ho voglia di muovermi... mi faccio i cinquanta metri fino all'angolo della strada e mi prendo una bella birra e magari mi faccio due chiacchiere con l'ostessa (romena) o con altri clienti (tutti rigorosamente coloniesi). Poi dopo una birra, massimo due, me ne torno a casa e praticamente mi dimentico di esserci stato, tanto anonima quant'è.
L'unica cosa che veramente mi piace di questo locale è la musica: non le classiche canzoni in dialetto coloniese tipiche qui di questi locali, ma musica internazionale degli anni '70-'80 (raramente '90).
L'altro giorno però non mi sono dimenticato tanto facilmente di esserci stato.
E di ciò è "colpevole" Elton John. Elton John non è il mio idolo assoluto (di idoli ne esiste uno solo e si chiama Bob. Bob Dylan.) ma è un cantante che apprezzo molto. Ma qui non conta il suo valore musicale e neanche il mio gusto musicale.
Appena è uscita dalle casse la voce di Elton John, l'ostessa è saltata su dicendo "che schifo!". Io ho pensato che non apprezzasse Elton John, cosa legittima anche se la reazione mi è sembrata eccessiva.
No, purtroppo, a lei della musica di Elton John non interessava nulla... lo "schifo" era che si osasse trasmettere la musica di un "frocio" :-(
Io, purtroppo o per fortuna, in casi del genere non riesco a tenere la mia boccaccia chiusa e ho reagito.
Comunque, prima di entrare in discorsi morali su etero- o omosessualità, ho provato a rimanere in tema musicale e le ho detto "Ma, scusa, se la musica è buona, che te ne frega del resto? Ascolta la musica e non pensare ad altro".
E lei, no, a dire che no, non si può, la musica non conta, Elton John è una persona schifosa.
A quel punto allora sono passato a dirle quello che veramente penso: "Senti, Mariana, io e te siamo nati etero, lui è nato omo. Dove sta il problema? Può piacere o non piacere, ma è natura, come il nascere maschio o femmina."
La sua risposta mi ha lasciato senza parole (e chi mi conosce sa che è difficile lasciarmi senza parole): "No, non è nato così. Non si può nascere così. Non si nasce così".
Una cosa del genere non la avevo mai sentita neanche dai più retrogradi e fondamentalisti esponenti del cattolicesimo o dell'islam.
Come detto, sono rimasto senza parole.
Del resto, quando senti un'affermazione del genere, hai solo due scelte. O te ne vai o ammazzi la persona che l'ha fatta.
Ho preferito (forse vigliaccamente) andarmene.
Saluti,
Mauro.
Questo tipo di locali non sono la mia passione, anzi, ma quando ho voglia di una birra fresca e non ho voglia di muovermi... mi faccio i cinquanta metri fino all'angolo della strada e mi prendo una bella birra e magari mi faccio due chiacchiere con l'ostessa (romena) o con altri clienti (tutti rigorosamente coloniesi). Poi dopo una birra, massimo due, me ne torno a casa e praticamente mi dimentico di esserci stato, tanto anonima quant'è.
L'unica cosa che veramente mi piace di questo locale è la musica: non le classiche canzoni in dialetto coloniese tipiche qui di questi locali, ma musica internazionale degli anni '70-'80 (raramente '90).
L'altro giorno però non mi sono dimenticato tanto facilmente di esserci stato.
E di ciò è "colpevole" Elton John. Elton John non è il mio idolo assoluto (di idoli ne esiste uno solo e si chiama Bob. Bob Dylan.) ma è un cantante che apprezzo molto. Ma qui non conta il suo valore musicale e neanche il mio gusto musicale.
Appena è uscita dalle casse la voce di Elton John, l'ostessa è saltata su dicendo "che schifo!". Io ho pensato che non apprezzasse Elton John, cosa legittima anche se la reazione mi è sembrata eccessiva.
No, purtroppo, a lei della musica di Elton John non interessava nulla... lo "schifo" era che si osasse trasmettere la musica di un "frocio" :-(
Io, purtroppo o per fortuna, in casi del genere non riesco a tenere la mia boccaccia chiusa e ho reagito.
Comunque, prima di entrare in discorsi morali su etero- o omosessualità, ho provato a rimanere in tema musicale e le ho detto "Ma, scusa, se la musica è buona, che te ne frega del resto? Ascolta la musica e non pensare ad altro".
E lei, no, a dire che no, non si può, la musica non conta, Elton John è una persona schifosa.
A quel punto allora sono passato a dirle quello che veramente penso: "Senti, Mariana, io e te siamo nati etero, lui è nato omo. Dove sta il problema? Può piacere o non piacere, ma è natura, come il nascere maschio o femmina."
La sua risposta mi ha lasciato senza parole (e chi mi conosce sa che è difficile lasciarmi senza parole): "No, non è nato così. Non si può nascere così. Non si nasce così".
Una cosa del genere non la avevo mai sentita neanche dai più retrogradi e fondamentalisti esponenti del cattolicesimo o dell'islam.
Come detto, sono rimasto senza parole.
Del resto, quando senti un'affermazione del genere, hai solo due scelte. O te ne vai o ammazzi la persona che l'ha fatta.
Ho preferito (forse vigliaccamente) andarmene.
Saluti,
Mauro.
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