I tedeschi sono un popolo tutto sommato panteista, dove "pan" però non sta tanto per il prefisso greco πάν (che significa tutto), quanto per il dio Pan (Fauno per chi preferisce i romani e la lingua latina).
I tedeschi divinizzano e idolatrano la natura e lo hanno sempre fatto (che poi la conoscano è altra cosa, visto che tutto sommato conservano l'immagine della natura descritta da poeti e pittori del romanticismo).
Un esempio di ciò è in quante parole composte contengano la parola Baum (cioè albero), anche parole che per noi italiani (ma anche per inglesi o francesi) hanno a che fare solo molto alla larga con il concetto di albero.
Le due più famose sono indubbiamente Baumwolle e Baumschule.
Baumwolle significa letteralmente "lana d'albero"... però non esistono alberi della lana (almeno che io sappia). E infatti la parola in questione in italiano significa semplicemente "cotone".
Il fatto è che il cotone, pur potendo come pianta raggiungere qualche metro (non più di 5 o 6 comunque), è botanicamente un arbusto, non un albero (e, al di là dell'altezza, non ha proprio per niente le sembianze di un albero).
Baumschule invece io a suo modo la trovo tenera e poetica. Letteralmente significa "scuola degli alberi". E cosa potrebbe essere in italiano una "scuola degli alberi"? No, non un istituto scolastico agrario, bensì più semplicemente un "vivaio".
Un vivaio in senso generico, non necessariamente un vivaio arboreo.
Però ci sono tanti altri esempi.
Una scelta?
Baumstark: letteralmente "forte come un albero", il senso qui è chiaro, ma noi diremmo "forte come un orso" (o altri animali, visto che questi hanno i muscoli come noi, mentre gli alberi no).
Baumlang: letteralmente "lungo (alto) come un albero", per indicare una persona molto alta e snella.
Baumöl: letteralmente "olio d'albero" e qui siamo tutto sommato nell'assurdo, visto che l"olio d'albero" altro non è che l'olio d'oliva di seconda spremitura dall'odore non proprio gradevole... ma anche se di cattiva qualità olio d'oliva rimane e, oltretutto, anche l'olio di qualità di prima spremitura viene comunque dai frutti dell'albero chiamato olivo o ulivo.
Schlagbaum: letteralmente significa "albero percussore, albero di botta, colpo, urto", ma altro non è che... la barriera alzabile e abbassibile del passaggio a livello (o qualsiasi barriera analoga). D'accordo che in passato erano di legno, ma non ho mai visto usare direttamente alberi ai passaggi a livello...
E potrei continuare.
Saluti,
Mauro.
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lunedì 14 maggio 2018
sabato 15 aprile 2017
La verità sul puccioso agnellino pasquale
Come ogni anno sotto Pasqua si scatenano le campagne di animalisti, vegani e compagnia cantante per salvare gli agnellini da una morte crudele per mano dell'uomo carnivoro ingordo e violento.
Ma siamo sicuri che "salvarli" significhi veramente "salvarli"?
Allora, prima di tutto spieghiamo una cosa: gli ovini non sono animali da compagnia, sono cosiddetti animali da allevamento, a scopo commerciale o di sostentamento.
Per quanto un agnellino sia puccioso, tenero, simpatico, ecc., ecc. non può essere paragonato a un cagnolino o un gattino.
Gli ovini, pecore in particolare, sono allevati per tre prodotti: lana, latte e carne.
La lana e la carne vengono prodotte sia da maschi che da femmine, il latte ovviamente solo da femmine. Segnatevi questo punto perché ci tornerà utile dopo.
In Italia l'allevamento ovino ha una lunga e importante tradizione, però dei tre prodotti di cui sopra per gli allevatori italiani quello veramente commercialmente importante è il latte, in particolare per la produzione di formaggi.
La lana e la carne (escluso appunto il periodo pasquale per quest'ultima) non sono per l'allevatore italiano commercialmente interessanti, sono solo sottoprodotti (per rendere commercialmente interessanti la lana e la carne servono allevamenti molto, molto più grossi di quelli che abbiamo o che potremmo avere in Italia).
E il latte lo producono le femmine. Solo le femmine.
I maschi in Italia servono solo per la riproduzione. E per la riproduzione ne bastano pochi, non servono tutti quelli che nascono.
Quindi allevare e accudire anche i maschi significa per l'allevatore un lavoro in perdita, buttare via risorse.
E quindi questi maschi verrebbero in qualche modo eliminati (o, peggio sia per loro che per l'ambiente, abbandonati in natura).
Ora siete ancora sicuri che mangiarli per Pasqua sia una crudeltà? Almeno nei macelli gli animali vengono uccisi seguendo regole rigide senza nessuna crudeltà o dolore. Cosa di cui non si potrebbe garantire se venissero eliminati non tramite macellazione.
Saluti,
Mauro.
P.S.:
No, la Boldrini non ha salvato due agnelline: essendo femmine loro non rischiavano di finire in nessun forno. Troppo importanti per il latte che produrranno durante la loro vita.
Ma siamo sicuri che "salvarli" significhi veramente "salvarli"?
Allora, prima di tutto spieghiamo una cosa: gli ovini non sono animali da compagnia, sono cosiddetti animali da allevamento, a scopo commerciale o di sostentamento.
Per quanto un agnellino sia puccioso, tenero, simpatico, ecc., ecc. non può essere paragonato a un cagnolino o un gattino.
Gli ovini, pecore in particolare, sono allevati per tre prodotti: lana, latte e carne.
La lana e la carne vengono prodotte sia da maschi che da femmine, il latte ovviamente solo da femmine. Segnatevi questo punto perché ci tornerà utile dopo.
In Italia l'allevamento ovino ha una lunga e importante tradizione, però dei tre prodotti di cui sopra per gli allevatori italiani quello veramente commercialmente importante è il latte, in particolare per la produzione di formaggi.
La lana e la carne (escluso appunto il periodo pasquale per quest'ultima) non sono per l'allevatore italiano commercialmente interessanti, sono solo sottoprodotti (per rendere commercialmente interessanti la lana e la carne servono allevamenti molto, molto più grossi di quelli che abbiamo o che potremmo avere in Italia).
E il latte lo producono le femmine. Solo le femmine.
I maschi in Italia servono solo per la riproduzione. E per la riproduzione ne bastano pochi, non servono tutti quelli che nascono.
Quindi allevare e accudire anche i maschi significa per l'allevatore un lavoro in perdita, buttare via risorse.
E quindi questi maschi verrebbero in qualche modo eliminati (o, peggio sia per loro che per l'ambiente, abbandonati in natura).
Ora siete ancora sicuri che mangiarli per Pasqua sia una crudeltà? Almeno nei macelli gli animali vengono uccisi seguendo regole rigide senza nessuna crudeltà o dolore. Cosa di cui non si potrebbe garantire se venissero eliminati non tramite macellazione.
Saluti,
Mauro.
P.S.:
No, la Boldrini non ha salvato due agnelline: essendo femmine loro non rischiavano di finire in nessun forno. Troppo importanti per il latte che produrranno durante la loro vita.
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