venerdì 10 febbraio 2012

Bicicletta selvaggia

Brava Gazzetta... ti metti a fare la campagna Città più sicure per i ciclisti.

Ma, almeno qui in Germania dove vivo io, servirebbe la campagna Città più sicure dai ciclisti.
Infatti per questi ultimi il codice della strada è un optional.

Vediamo alcuni esempi.

Codice della strada: Col rosso ci si ferma.
Ciclista: Tutti i colori sono uguali e belli, come insegna Benetton.

Codice della strada: In mancanza di pista ciclabile il ciclista deve usare la sede stradale.
Ciclista: È tanto bello il marciapiede. Vi si incontra tanta gente.

Codice della strada: Il senso unico - in assenza di cartelli che indichino eccezioni - vale per ogni veicolo, per ogni mezzo di trasporto.
Ciclista: Ma il senso unico è noioso, senza fantasia. Fantasia al potere!

Codice della strada: In un attraversamento pedonale non semaforizzato, il pedone ha sempre la precedenza.
Ciclista: Pedone? Pedone significa colui che pedala, vero?

Codice della strada: Il segnale di stop vale per tutti i veicoli, per tutti i mezzi di trasporto.
Ciclista: Ma stop è una parola inglese, non potete pretendere che tutti conoscano l'inglese!

E potrei continuare...
E la cosa più grave è che se glielo fai notare, i ciclisti fanno la faccia stupita (o stupida?) e ti rispondono "Ma io sono in bicicletta...".
Appunto, sei in bicicletta, testa di rapa!

Saluti,

Mauro.

14 commenti:

Aglaja ha detto...

Succede lo stesso qui. Sull'Aurelia, poi, ho visto cose che voi pedoni non potete neanche immaginare :-/

Anonimo ha detto...

Sull'Aurelia ci sto da quarant'anni e ho visto pezzi di persone in bici o a piedi che voi automobilisti non potete immaginare...

Anonimo ha detto...

Si puo'dire tranquillamnte lo stesso degli automobilisti, io automobilisti che non superano i 50kh in città non ne ho mai visti e neanche che rispettano le distanze di sicurezza.
Direi che questo articolo è solo polemica sterile.

Mauro ha detto...

Commenti completamente anonimi... esattamente come anonimi sono i ciclisti che fanno casini, mentre gli automobilisti anonimi non sono... la targa li inchioda alle loro responsabilità.
Responsabilità che i ciclisti non accettano... loro sono santi a priori.

Per quanto riguarda l'Aurelia: i pezzi di ciclisti li ho visti anch'io... ma ho visto anche che quasi sempre era loro responsabilità.

Per quanto riguarda la polemica sterile: la verità fa male, vero?

Imparate il codice della strada, delinquenti! Gli automobilisti sono obbligati per legge a conoscerlo... voi ciclisti (anzi NOI ciclisti) siete solo degli indegni privilegiati!

Nemo ha detto...

"Imparate il codice della strada, delinquenti! Gli automobilisti sono obbligati per legge a conoscerlo... voi ciclisti (anzi NOI ciclisti) siete solo degli indegni privilegiati!"

scusami Mauro, ma questo più che un pensiero eretico mi sembra un pensiero fin troppo generalizzante( mi vien da dire qualunquista.
Comprendo il tuo punto di vista, ma non lo condivido appieno:
ciò che dici è vero, ma i ciclisti non sono TUTTI così, com'è vero che gli automobilisti non sono TUTTI indifferenti agli altri utenti della strada. Anche a me i ciclisti indisciplinati danno molto fastidio, soprattutto quando mi trovo a dover rivendicare qualcosa, ma parliamo di persone (vedo che anche a te non piacciono i commenti anonimi): io in strada sono disciplinato, con qualunque mezzo, cerco di essere gentile e conciliante con chiunque mi sta vicino, cerco di non dare fastidio e di non essere d'intralcio a nessuno, sia in auto che in bicicletta che a piedi. Inoltre ne conosco molti come me, te lo assicuro. Se poi la bicicletta è un mezzo molto più libero ("indegni privilegiati") dell'auto, fatto risaputo, ovvio che il problema si sposta sul non limitare la libertà degli altri, ma questo è un discorso molto più ampio ed applicabile a tutti gli ambiti della nostra vita, non ti pare?

Nemo (Carmelo)

Mammifero Bipede ha detto...

Beh, io sono un ciclista. Sai cosa dicono a noi gli automobilisti indispettiti quando chiediamo maggior tutela dalla loro arroganza? Smettete di andare in bici ed usate l'auto.

Ora che mi trovo "dall'altra parte" sono curioso e ci provo io: se non ti va bene come si comportano i ciclisti, smetti di andare a piedi e vai in bici!!!

E' un argomento del ca**o? Uhm... Sì, certo, lo è. Lo è sempre.

Allora proviamo a fare un ragionamento diverso. L'automobile, se gestita male, è un'arma impropria. Non si conta il numero di pedoni falciati sulle strisce pedonali da qualche cretino distratto che magari sta mandando un SMS o leggendo un cartellone pubblicitario. Ora chi è che deve farsi carico della pericolosità del veicolo con cui sceglie di muoversi? Per dire, se io compro una pistola e camminando per strada mi parte un colpo, posso pretendere dai pedoni che ho intorno di non aver fatto il possibile per trovarsi fuori dalla traiettoria del proiettile? No. Altrettanto è per l'automobile: in Italia ci raccontano che è il giocattolo più fico del mondo e bisogna solo imparare come condurla, in altri paesi ti rendono anche edotto sulle conseguenze che comporta guidarla.

L'eventualità di una bicicletta che uccida un pedone è rarissima, la realtà degli automobilisti che uccidono i pedoni è quotidiana, ma certo è molto più semplice cercare la pagliuzza nell'occhio altrui che accettare di avere una trave nel proprio. E con le travi si impara a convivere. Buona convivenza.

Mauro ha detto...

Vedo che i signori ciclisti (e risottolineo che sono un ciclista anch'io... anzi io sono sia ciclista che automobilista che pedone, quindi conosco il traffico da più punti di vista) ritirano fuori la storia di chi muore (o si fa più male) in un incidente.

Mi dispiace è un argomento assurdo: l'argomento da usare è chi ha torto in un incidente.

Perche è sì vero che nel 95% dei casi di un incidente tra auto e ciclista, la peggio ce l'ha il ciclista. Ma è altrettanto vero che nel 95% l'incidente è causato dal ciclista... quindi chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

E di pedoni ammazzati da ciclisti ce ne sono... solo che non fanno la stessa notizia di pedoni o ciclisti ammazzati da automobilisti.

Saluti,

Mauro.

Serena ha detto...

Allora, da dove cominciare? Dall'inizio, direi. :-)La cosa importante è che il ciclista (come pure il motociclista) essendo in equilibrio, più o meno precario, e su un mezzo che di protezione non ne offre, dovrebbe capire che il rispetto del codice della strada è un modo per riportare a casa la pellaccia mentre, invece, per qualche assurdo motivo, il malinteso senso di libertà lo porta a commettere imprudenze. Tuttavia, per quanto il tuo articolo sia giusto, lo si potrebbe applicare a qualsiasi utente della strada... Di macchine, moto, biciclette o pedoni che passano con il rosso, se ne vedono ogni giorno. Lo stesso dicasi per il transito sui marciapiedi (o in mezzo alla strada per quanto riguarda i pedoni). E vogliamo parlare degli attraversamenti pedonali? Non più di un paio di giorni fa, ho rischiato di essere arrotata da una macchina che, incurante della presenza dell'attraversamento e non badando al fatto che nella corsia adiacente, i veicoli fossero fermi, ha pensato bene di passare comunque e meno male che io, quando ho la visuale ostruita, faccio sempre capolino come le tartarughe dal guscio, altrimenti sarei finita a Staglieno. Ancora un esempio. Il CdS, impone di utilizzare segnalazioni luminose, per indicare un cambio nella traiettoria del veicolo... E in effetti, in genere, la freccia viene usata. Male. Perchè sono ben pochi a capire che la freccia equivale a un "per favore, dovrei passare", mentre la maggioranza mette la freccia e passa, infischiandosene di tutto e di tutti. Purtroppo, appena scendiamo in strada, pensiamo di avere solo diritti e che la strada sia il nostro personale feudo, nel quale siamo liberi di agire come meglio crediamo. Io parto dal presupposto che se gli utenti della strada a cominciare dal pedone per finire con chi guida un autoarticolato, usassero tutti il buon senso, applicassero il codice della strada e magari anche un pizzico di educazione civica, le cose andrebbero molto meglio. O no?

Mauro ha detto...

Serena, tutto giusto tranne una cosa: automobilisti e pedoni spesso e volentieri se ne fregano del codice della strada, ma sanno che in teroria dovrebbero rispettarlo (quindi lo disattendono sì, ma generalmente con gli occhi ben aperti)... i ciclisti invece ritengono che il codice della strada valga per tutti ma NON per loro e non guardano proprio.

Io, come detto, sono sia pedone che automobilista che ciclista e in tutte e tre le versioni cerco di rispettare il codice della strada... e se urlo dietro a qualche automobilista o pedone che non lo rispetta generalmente ottengo come risposta "sorry, ho fretta", mentre se urlo dietro a qualche ciclista che non lo rispetta, la risposta standard è "che cazzo vuoi? sono in bicicletta, mica in auto".

Aglaja ha detto...

Provo ad offrire una soluzione semplicissima: TUTTI (automobilisti, ciclisti, motociclisti, pedoni) imparino il rispetto del codice della strada e, prima ancora, delle norme che regolano la buona convivenza (no alla prevaricazione e all'egoismo, sì all'educazione e alla civiltà). Con minore protervia e maggiore apertura, con il senso del dovere e non solo quello del diritto, con attenzione al vivere comune e non solo a quello di categoria.
Aglaja ecumenica :-)

Mauro ha detto...

L'ecumenismo aglajesco è il benvenuto... però va comunque detto che i ciclisti non è che non conoscano il codice della strada, ma che purtroppo ritengano che valga per tutti, ma non per loro...

paolo ha detto...

Mauro, sono arrivato qui tramite un pezzo del Fattoquotidiano.
Capisco l'argomento di fondo, ma sono totalmente in disaccordo con i toni e le implicazioni. Prima di tutto, da dove viene la supposizione che 'i ciclisti ritengono che il codice valga per tutti, ma non per loro'? mi sembra voler appioppare al proprio avversario (dialettico) una cosa che non pensa, ma che sia facile da additare. Tutti i ciclisti che conosco sanno che esiste un codice della strada; e, sì, lo piegano un po' a proprio vantaggio. Come fanno i pedoni quando attraversano non sulle strisce, come fanno gli automobilisti quando svoltano a destra col rosso 'tanto giro solo a destra', o parlano al cellulare guidando 'tanto ho tutto sotto controllo'.
Un altro argomento che non capisco e le cui implicazioni mi rifiuto anche solo di considerare è 'bisogna vedere chi ha torto, non chi muore'. Perchè non è una questione di torto o ragione, stiamo parlando di gente che muore per una strada, senza una ragione altra del fatto che ha incontrato un mezzo di metallo più pesante e forte di lui sul suo cammino.
Io da ciclista molte volte non ho rispettato il codice. E qualche volta era per fretta e per arroganza, lo ammetto; ma la maggior parte delle volte era per portare a casa la pelle. E, torto o ragione, io la pelle voglio portarla a casa.
Perché se io sto a destra in modo da non intralciare le auto, qualcuno mi apre la portiera, e finisco per terra (successo). E, se aspetto il mio turno al semaforo e non sfilo la fila delle auto in coda per portarmi in prima posizione, poi uno che gira a destra pensa bene che può anche tagliarmi la strada, e finisco per terra (successo). Oppure, per evitare il tipo in doppia fila mi incastro nelle rotaie del tram (successo). E in bici, se cado, sono l 50% morto. Perché arriva un'altra macchina e mi prende sotto; perché posso battere la testa... finora mi è andata bene. Ma io cerco di minimizzare le probabilità di lasciarci la pelle, credo questo sia condivisibile.

Da quando vivo in Germania, dove il mio rischio di morire in un incidente è molto minore, perché gli automobilisti guidano molto più responsabilmente, il numero delle mie infrazioni si è ridotto praticamente a zero.

E' vero che ciascuno è responsabile di quello che fa: se giro ubriaco alle 3 nel mattino su una statale non posso incolpare l'auto che arriva e mi investe. Ma questo vale anche in un altro senso: condurre una macchina che pesa tonnellate in un centro densamente abitato e trafficato è anche una responsabilità. Per questo io argomenterei che un'infrazione del codice da parte di un pedone sia meno grave di quella da parte di un ciclista, che a sua volta è meno grave di quella di un automobilista. E mi sembra abbia quindi sensato che ci vada una patente per l'auto, una aggiuntiva per un camion, e nessuna per un ciclista.

Infine, non fa piacere sapere che se la volta che mi aprirono la portiera ci fossi disgraziatamente rimasto, qualcuno avrebbe scritto 'pianga se stesso' su un blog, solo perchè io ero in bici, e potevo anche frenare invece di cercare di evitare la porta, così mettendomi in centro strada e di conseguenza violando il coice, oppure potevo andare a piedi e in ogni caso smettere di essere così arrogante.

Con grandi mezzi vengono grandi responsabilità.

Paolo

Nemo ha detto...

Mauro, io e chi conosco come me, il codice della strada lo rispetto SEMPRE e su qualunque mezzo di trasporto, soprattutto in bicicletta. Siccome non amo ripetere le cose e non amo parlare con chi non ti ascolta, continua pure a dire che "I CICLISTI" non rispettano il codice della strada, ma dittelo da solo, io ti saluto qui.
Buon viaggio, Nemo.

Claudio Casonato ha detto...

Onestamente, quando vado in bicicletta spesso faccio dei pezzi contromano oppure sui marciapiedi.
Tuttavia sono perfettamente conscio del fatto di essere in torto, quindi lo faccio applicando estrema prudenza, tenendomi ben di lato e fermandomi per far passare chiunque.

L'andare contromano è riservato a brevi tratti - 50 mt contromano ti risparmiano magari 1 km di giro - e l'andare sui marciapiedi è riservato ai pezzi di strada molto trafficati (in auto) ma con pochi (o senza) pedoni...