martedì 20 marzo 2007

PACS, DICO e quant'altro

Ormai è mesi che si discute su questi PACS, DICO o come diavolo li vogliamo chiamare.

Sono sincero: mi hanno stufato entrambe le parti. Perché? Molto semplice, perché hanno entrambe torto, entrambe stanno prendendo in giro i cittadini (e non solo quelli direttamente interessati alla cosa).

Al Vaticano e ai nemici dei DICO (o meglio: ai lecchini di Benedetto) della famiglia non gliene frega nulla, gli interessa mantenere il potere che di fatto hanno sull'Italia (del resto basta vedere le famiglie dei vari Casini, Berlusconi & Co. come sono composte...).
Del resto come fanno questi nuovi patti a distruggere la famiglia? Nella proposta di legge c'è per caso scritto che il matrimonio religioso d'ora in poi sarà vietato? O che le famiglie, comprese quelle già esistenti, dovranno diventare "strane"? Non me n'ero accorto... dovrò rileggere meglio...

Ai sostenitori dei PACS/DICO per coppie di conviventi eterosessuali invece è sfuggito un piccolo dettaglio: il contratto che loro chiedono a gran voce esiste già da secoli. Si chiama "matrimonio civile". Il piccolo problema è che - giustamente - il matrimonio civile oltre a fornirti diritti, ti impone anche doveri.
Ma forse è proprio questo il problema: non si è abituati alla parola "doveri", si ritiene che la vita sia solo "diritti".

Parliamoci chiaro: il problema non riguarda ne' la famiglia classica (nessun DICO o PACS al mondo la metterà in pericolo, mentre detta famiglia corre molti rischi per le fisime e l'arretratezza di Benedetto e di quelli che si attaccano alle sue sottane), ne' le coppie eterosessuali non sposate (se vogliono i diritti cui tanto agognano c'è il matrimonio civile, se però ne rifiutano i doveri rimangano conviventi e non rompano).
Il problema riguarda le coppie omosessuali, a cui di fatto vengono negati diritti civili.

Come si risolve il problema? A mio parere è molto semplice.
Un paese indipendente dal Vaticano estenderebbe il matrimonio civile alle coppie omosessuali. Un paese che vuole fare qualcosa per questi suoi cittadini, ma ha troppa paura del Vaticano, farebbe sì i PACS/DICO, ma solo per le coppie omosessuali.

Io vorrei che l'Italia fosse indipendente dal Vaticano...

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Aggiornamento del 05.06.2012: Il falso problema delle "unioni civili".

2 commenti:

Luisa ha detto...

Caro Mauro, non puoi risolvere tutto sul piano dei diritti civili, anche se così è giusto, almeno in teoria. Mi spiego meglio. E' vero quello che dici: le famiglie classiche non si distruggono e il vaticano non c'entra un bel niente! Ma il problema,se così vogliamo chiamarlo, consiste nell'utopia di eguagliare il matrimonio omosessuale con quelle eterosessuale. Nei fatti,poi, le cose vanno diversamente.Ti riporto un esempio olandese in cui una coppia gay ammetteva di noi riuscire a essere dei genitori completi perchè il bambino preso in adozione chiedeva ( o meglio desiderava)la madre e si sentiva triste per questo...Ci sono altre situazioni paradossali in cui si vede che la famiglia è un'altra cosa. Ve bene la riconoscenza della convivenza ma la famiglia eterosessuale ha altre esigenza dettate da situazioni diverse per natura. Saluti
Luisa.

Mauro ha detto...

Cara Luisa,

per prima cosa grazie per il tuo intervento.

Soprattutto perché mi dimostri che una cosa che io davo per scontata nel mio discorso, in realtà io non la ho resa in maniera chiara. Proprio per niente. E me ne scuso.

Io quando parlo di diritti/doveri, parlo - al di là dei diritti/doveri nei confronti della società - dei diritti/doveri tra i due partner (omo o etero che siano).

Non volevo addentrarmi nel discorso figli, perché - come tu stessa dimostri - è una questione molto, ma molto più complessa. Sia sul piano civile che su quello etico.
Nono per niente anche le coppie eterosessuali regolarmente sposate si trovano davanti notevoli ostacoli per le adozioni, non solo in Italia.
E io aggiungo: giustamente, dato che un bambino non è un oggetto inanimato e i suoi diritti (essendo lui non in grado di tutelarsi autonomamente) vanno anteposti a quelli dei genitori adottandi.

Saluti,

Mauro.