Io ho sempre trovato motivi di essere orgoglioso di essere italiano.
Ma certe volte sono costretto a vergognarmi dei miei connazionali (soprattutto perché mi viene la paura che, in quanto italiano, possa essere anch'io così...).
Come oggi, appena ho letto l'ennesimo atto del fascismo piccolo borghese all'italiana: "All'asilo comunale si accettano solo bimbi di famiglie cristiane".
Mi vergogno.
Saluti,
Mauro.
martedì 23 febbraio 2010
L'Italia barbara
Ho scoperto oggi un articolo pubblicato il 10 febbraio scorso dal quotidiano francese Libération sulla situazione politica ma soprattutto sociale italiana: "L’Italie de Berlusconi, un pays en voie de barbarisation" (tradotto dall'Espresso il giorno dopo in italiano: "Vent'anni di Berlusconi ci hanno reso barbari?").
Chi mi conosce sa che non apprezzo Berlusconi, anzi, e che sono un uomo di sinistra.
Nonostante ciò trovo l'articolo in questione esagerato nei toni, anche se assolutamente corretto nelle premesse. Libération si è lasciata andare in alcuni punti, dimenticando che un articolo di giornale deve, qualunque sia l'argomento, mantenere toni un po' distaccati, non troppo polemici.
A parte ciò, mi ha agghiacciato la conclusione dell'articolo. Mi ha agghiacciato perché ho dovuto ammettere a me stesso che questa conclusione dice una grande verità. Una verità che noi italiani - di qualunque parte politica siamo - non vogliamo vedere o vediamo malvolentieri. Perché fa male.
Cosa dice questa conclusione?
Cela suscite peu de réactions en Europe. Et c’est sans doute en ce sens que l’Italie est le plus "provincialisée": on la regarde de loin et de haut, tout en l’aimant pour sa cuisine, son art et ses paysages, on ne la prend guère au sérieux, ni dans le bien, ni dans le mal. Qu’on imagine ce qui se passerait dans les rues de Londres, de Paris, de Berlin ou d’ailleurs si la Ligue du Nord était un parti, disons, autrichien, ou français, et si Umberto Bossi s’appelait Jörg Haider!
Traduzione:
Ciò provoca poche reazioni in Europa. Ed è senza dubbio in questo senso che l'Italia è ancor più "provincializzata": la si guarda da lontano e dall'alto, la si ama comunque per la sua cucina, la sua arte e i suoi paesaggi, non la si prende praticamente sul serio né nel bene né nel male. Ci si immagini cosa accadrebbe nelle strade di Londra, di Parigi, di Berlino o altrove se la Lega Nord fosse un partito, poniamo, austriaco o francese e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider!
Saluti,
Mauro.
Chi mi conosce sa che non apprezzo Berlusconi, anzi, e che sono un uomo di sinistra.
Nonostante ciò trovo l'articolo in questione esagerato nei toni, anche se assolutamente corretto nelle premesse. Libération si è lasciata andare in alcuni punti, dimenticando che un articolo di giornale deve, qualunque sia l'argomento, mantenere toni un po' distaccati, non troppo polemici.
A parte ciò, mi ha agghiacciato la conclusione dell'articolo. Mi ha agghiacciato perché ho dovuto ammettere a me stesso che questa conclusione dice una grande verità. Una verità che noi italiani - di qualunque parte politica siamo - non vogliamo vedere o vediamo malvolentieri. Perché fa male.
Cosa dice questa conclusione?
Cela suscite peu de réactions en Europe. Et c’est sans doute en ce sens que l’Italie est le plus "provincialisée": on la regarde de loin et de haut, tout en l’aimant pour sa cuisine, son art et ses paysages, on ne la prend guère au sérieux, ni dans le bien, ni dans le mal. Qu’on imagine ce qui se passerait dans les rues de Londres, de Paris, de Berlin ou d’ailleurs si la Ligue du Nord était un parti, disons, autrichien, ou français, et si Umberto Bossi s’appelait Jörg Haider!
Traduzione:
Ciò provoca poche reazioni in Europa. Ed è senza dubbio in questo senso che l'Italia è ancor più "provincializzata": la si guarda da lontano e dall'alto, la si ama comunque per la sua cucina, la sua arte e i suoi paesaggi, non la si prende praticamente sul serio né nel bene né nel male. Ci si immagini cosa accadrebbe nelle strade di Londra, di Parigi, di Berlino o altrove se la Lega Nord fosse un partito, poniamo, austriaco o francese e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider!
Saluti,
Mauro.
lunedì 22 febbraio 2010
Paola Binetti
Nei giorni scorsi, durante il mio silenzio, è arrivata dalla politica italiana l'ennesima notizia "esplosiva" (per chi non capisse: sono ironico): la serva dell'Opus Dei Paola Binetti lascia il Partito Democratico.
Ottima notizia, ora qualsiasi elettore intelligente e laico può anche prendere in considerazione di votare per il PD.
Non è che il PD sia diventato all'improvviso affascinante, ma almeno ora puzza molto meno.
Saluti,
Mauro.
Ottima notizia, ora qualsiasi elettore intelligente e laico può anche prendere in considerazione di votare per il PD.
Non è che il PD sia diventato all'improvviso affascinante, ma almeno ora puzza molto meno.
Saluti,
Mauro.
Qualche giorno di silenzio...
...dovuto a due ragioni:
1) tante attività che mi hanno lasciato poco tempo per il computer;
2) troppe cose interessanti di cui parlare si sono accavallate e non sapevo da quale cominciare :-)
Comunque, non vi siete liberati di me.
Saluti,
Mauro.
1) tante attività che mi hanno lasciato poco tempo per il computer;
2) troppe cose interessanti di cui parlare si sono accavallate e non sapevo da quale cominciare :-)
Comunque, non vi siete liberati di me.
Saluti,
Mauro.
mercoledì 10 febbraio 2010
Dove non arriva l'autorità...
...forse arrivano i mariti delusi :-)
Battute a parte... tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo "Velo, Burqa e legge" in cui rendevo conto di come in Italia il velo che copre completamente il volto (il cosiddetto nihab o niqab) sia già proibito per legge e ciò indipendentemente da ogni considerazione di tipo religioso e culturale.
Chiaramente un tale divieto è impossibile da ottenere per legge nei paesi arabi, in particolare quelli più conservatori (tipo l'Arabia Saudita)... ma forse, dove non può o non vuole arrivare l'autorità, arriveranno i mariti delusi e magari desiderosi di non incorrere in spiacevoli sorprese: "Barbuta sotto il niqab E lo sposo fa annullare le nozze".
Magari :-)
Saluti,
Mauro.
Battute a parte... tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo "Velo, Burqa e legge" in cui rendevo conto di come in Italia il velo che copre completamente il volto (il cosiddetto nihab o niqab) sia già proibito per legge e ciò indipendentemente da ogni considerazione di tipo religioso e culturale.
Chiaramente un tale divieto è impossibile da ottenere per legge nei paesi arabi, in particolare quelli più conservatori (tipo l'Arabia Saudita)... ma forse, dove non può o non vuole arrivare l'autorità, arriveranno i mariti delusi e magari desiderosi di non incorrere in spiacevoli sorprese: "Barbuta sotto il niqab E lo sposo fa annullare le nozze".
Magari :-)
Saluti,
Mauro.
lunedì 8 febbraio 2010
Balle e nucleare
La vulgata ambientalista ha creato nell'ultimo ventennio una leggenda metropolitana dura a morire: che nel 1987 si tenne in Italia un referendum pro o contro il nucleare.
Peccato però che tale referendum non si sia mai tenuto.
L'8 e 9 settembre 1987 si tenne una consultazione popolare su cinque diversi quesiti referendari.
Due di essi riguardavano la responsabilità civile dei giudici e l'abolizione della commissione inquirente, due temi di cui qui non è mia intenzione parlare.
Gli altri tre riguardavano sì il nucleare... ma in termini completamente diversi da quanto ci si voglia far credere.
Per capirli leggiamo i testi dei tre quesiti di allora.
1
Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
In pratica si chiedeva chi dovesse avere più potere decisionale, se il governo centrale o le autorità locali.
2
Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l'erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge).
In pratica si aboliva il diritto (non solo per il nucleare, ma anche per il carbone e le cosiddette energie alternative) degli enti locali di ricevere contributi finanziari per la presenza delle centrali.
3
Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero? (questa norma è contenuta nella legge N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).
In pratica l'ENEL doveva rimanere - almeno per quanto riguarda il nucleare - una società locale e non globale.
Conclusioni
Chiunque tira fuori argomenti legali per contestare la reintroduzione del nucleare in Italia o è male informato o è in cattiva fede.
Si possono usare contro il nucleare argomenti tecnici, di buon senso, politici (io personalmente, pur essendo in generale favorevole al nucleare, rabbrividisco a pensare che un programma nucleare - o energetico in generale - possa essere messo nelle mani di gente come Scajola) o altro... ma non esistono argomenti legali o referendari contro di esso.
Saluti,
Mauro.
P.S.: Osservazioni
È interessante fare alcune osservazioni sui quesiti referendari di cui sopra.
1) Il primo quesito dovrebbe piacere moltissimo alla Lega Nord, in quanto fornisce più poteri decisionali sul tema agli enti locali, cioè una cosa in perfetto stile federalistico. Invece la Lega contesta tutti i quesiti di allora...
2) Votando sì al secondo quesito gli italiani hanno "castrato" comuni e regioni... infatti il nucleare (anche quello potenziale/previsto e non ancora realizzato nel 1987) è stato di fatto nel tempo sostituito dal carbone (per inciso, la fonte più inquinante in assoluto) e oggi dovrebbe venire sostituito da eolico, solare, ecc. Ma il referendum ha cancellato la compensazione per tutte le fonti diverse dagli idrocarburi (per gli idrocarburi compensazioni non ce ne sono mai state), ha quindi tolto risorse finanziarie agli enti locali.
3) Il sì al terzo quesito non è mai stato rispettato, infatti l'ENEL ha continuato a partecipare a progetti nucleari sia di ricerca che commerciali all'estero. E non mi risulta che gli ambientalisti si siano mai lamentati troppo, anzi...
4) Ai tempi dei referenda ci fu una grande campagna da parte di verdi e movimenti ambientalisti, ma allora essi in Italia erano piccoli e poveri... dove trovarono i soldi per tanta campagna referendaria? Io dico solo che chi ci guadagnò - almeno a livello immediato - furono i petrolieri... e i petrolieri soldi ne avevano...
Peccato però che tale referendum non si sia mai tenuto.
L'8 e 9 settembre 1987 si tenne una consultazione popolare su cinque diversi quesiti referendari.
Due di essi riguardavano la responsabilità civile dei giudici e l'abolizione della commissione inquirente, due temi di cui qui non è mia intenzione parlare.
Gli altri tre riguardavano sì il nucleare... ma in termini completamente diversi da quanto ci si voglia far credere.
Per capirli leggiamo i testi dei tre quesiti di allora.
1
Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
In pratica si chiedeva chi dovesse avere più potere decisionale, se il governo centrale o le autorità locali.
2
Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l'erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge).
In pratica si aboliva il diritto (non solo per il nucleare, ma anche per il carbone e le cosiddette energie alternative) degli enti locali di ricevere contributi finanziari per la presenza delle centrali.
3
Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero? (questa norma è contenuta nella legge N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).
In pratica l'ENEL doveva rimanere - almeno per quanto riguarda il nucleare - una società locale e non globale.
Conclusioni
Chiunque tira fuori argomenti legali per contestare la reintroduzione del nucleare in Italia o è male informato o è in cattiva fede.
Si possono usare contro il nucleare argomenti tecnici, di buon senso, politici (io personalmente, pur essendo in generale favorevole al nucleare, rabbrividisco a pensare che un programma nucleare - o energetico in generale - possa essere messo nelle mani di gente come Scajola) o altro... ma non esistono argomenti legali o referendari contro di esso.
Saluti,
Mauro.
P.S.: Osservazioni
È interessante fare alcune osservazioni sui quesiti referendari di cui sopra.
1) Il primo quesito dovrebbe piacere moltissimo alla Lega Nord, in quanto fornisce più poteri decisionali sul tema agli enti locali, cioè una cosa in perfetto stile federalistico. Invece la Lega contesta tutti i quesiti di allora...
2) Votando sì al secondo quesito gli italiani hanno "castrato" comuni e regioni... infatti il nucleare (anche quello potenziale/previsto e non ancora realizzato nel 1987) è stato di fatto nel tempo sostituito dal carbone (per inciso, la fonte più inquinante in assoluto) e oggi dovrebbe venire sostituito da eolico, solare, ecc. Ma il referendum ha cancellato la compensazione per tutte le fonti diverse dagli idrocarburi (per gli idrocarburi compensazioni non ce ne sono mai state), ha quindi tolto risorse finanziarie agli enti locali.
3) Il sì al terzo quesito non è mai stato rispettato, infatti l'ENEL ha continuato a partecipare a progetti nucleari sia di ricerca che commerciali all'estero. E non mi risulta che gli ambientalisti si siano mai lamentati troppo, anzi...
4) Ai tempi dei referenda ci fu una grande campagna da parte di verdi e movimenti ambientalisti, ma allora essi in Italia erano piccoli e poveri... dove trovarono i soldi per tanta campagna referendaria? Io dico solo che chi ci guadagnò - almeno a livello immediato - furono i petrolieri... e i petrolieri soldi ne avevano...
martedì 2 febbraio 2010
Il tetto della Gelmini
Da quando c'è la Gelmini per l'istruzione in Italia non c'è più speranza... credevamo ormai di aver toccato il fondo con tutto quello che avevamo passato dalla Falcucci in poi... invece la Gelmini è arrivata per ricordarci che quando si tocca il fondo si può sempre cominciare a scavare.
Prendiamo come esempio il tetto ai bambini stranieri nelle scuole: in ogni classe non potrà esserci più del 30% di alunni non italiani.
A parte il fatto che un tetto rigido stabilito per legge è un'assurdità... i presidi delle singole scuole sanno meglio di ogni ministro o presunto tale quale è la soluzione migliore da adottare nella propria scuola per conciliare integrazione e svolgimento del programma, quanto ha dichiarato la Gelmini successivamente è anche peggio...
La Gelmini ha dichiarato che da questo tetto sono esclusi i bambini stranieri nati in Italia.
Potrebbe quasi sembrare logico, se non fosse che è assurdo (e comunque nella circolare inviata alle scuole non mi risulta sia citata questa esclusione dei nati in Italia).
Assurdo per vari motivi.
Per prima cosa, sia a livello linguistico che in ogni altra questione, mi piacerebbe sapere in cosa un bambino nato in Italia da genitori, per esempio, nigeriani sarebbe avvantaggiato rispetto a un bambino nigeriano portato in Italia dai genitori poche settimane dopo la nascita.
Eppure il ministro una differenza la vede... ce la spiegasse anche, sarebbe utile.
Tra le altre cose molti bambini nascono al di fuori dell'Italia solo perché i genitori, magari in Italia da anni o decenni, hanno il desiderio che i figli nascano nella stessa città o regione dove sono nati loro... quindi tornano in patria poco prima del parto e ritornano in Italia poco dopo.
Seconda cosa, sarebbe utile un po' di pragmatismo: la tua paura è che bambini stranieri con difficoltà nell'uso dell'italiano possano rallentare lo svolgimento del programma? (Inciso: Siamo proprio sicuri però che i bambini italiani questa competenza linguistica ce l'abbiano? Io stenderei un velo pietoso).
Tornando al punto, se la paura è questa, non è che in una classe di 20 scolari faccia molta differenza al proposito la presenza di 6 stranieri invece che di 4 o di 8.
Quindi, la soluzione deve essere necessariamente un'altra... cioè intervenire prima. Per quanto forse poco democratico una soluzione potrebbe essere l'obbligo di frequentare la scuola materna per i bambini stranieri.
E veniamo al punto che a me interessa di più: giusto o sbagliato che sia questo tetto del 30%, lo scopo ufficiale è quello di favorire l'integrazione (lo scopo reale è in realtà esattamente l'opposto, ma questo sarebbe un discorso troppo lungo).
Io vivo all'estero (in Germania) e osservo ogni giorno la comunità italiana dove vivo e vedo dove stanno le difficoltà maggiori.
E le difficoltà maggiori le ha proprio la seconda generazione, cioè quella dei figli degli emigrati nati qui. Cioè quelli che in Italia, secondo la Gelmini, invece non avrebbero difficoltà.
Perché è la seconda generazione ad avere i maggiori problemi? In realtà non servirebbe neanche osservare le comunità degli emigrati/immigrati per capirlo, basterebbe fermarsi pochi secondi e ragionare.
La prima generazione, cioè quella di coloro che si trasferiscono in un paese straniero, magari non si integra, però generalmente sente ancora forte il legame con le origini. Questa generazione è straniera ma generalmente non spaesata, sente di appartenere a qualcosa, anche se questo qualcosa ora è lontano.
La terza generazione (e le successive) ormai è parte della nuova società, della nuova cultura. È una perdita culturale che non ci siano più forti legami con le origini, ma generalmente gli appartenenti a questa generazione non sono più spaesati (anche se in modo opposto rispetto ai loro nonni) e neanche più stranieri.
In mezzo cosa rimane? La seconda generazione, quella che non è di casa nel paese di origine in quanto lo conosce solo come meta delle vacanze, ma non è neanche di casa nel nuovo paese perché i genitori la hanno cresciuta (all'interno di casa) come fossero ancora nel paese di provenienza.
Quindi rimane una generazione non solo straniera, ma spesso anche spaesata.
Saluti,
Mauro.
Prendiamo come esempio il tetto ai bambini stranieri nelle scuole: in ogni classe non potrà esserci più del 30% di alunni non italiani.
A parte il fatto che un tetto rigido stabilito per legge è un'assurdità... i presidi delle singole scuole sanno meglio di ogni ministro o presunto tale quale è la soluzione migliore da adottare nella propria scuola per conciliare integrazione e svolgimento del programma, quanto ha dichiarato la Gelmini successivamente è anche peggio...
La Gelmini ha dichiarato che da questo tetto sono esclusi i bambini stranieri nati in Italia.
Potrebbe quasi sembrare logico, se non fosse che è assurdo (e comunque nella circolare inviata alle scuole non mi risulta sia citata questa esclusione dei nati in Italia).
Assurdo per vari motivi.
Per prima cosa, sia a livello linguistico che in ogni altra questione, mi piacerebbe sapere in cosa un bambino nato in Italia da genitori, per esempio, nigeriani sarebbe avvantaggiato rispetto a un bambino nigeriano portato in Italia dai genitori poche settimane dopo la nascita.
Eppure il ministro una differenza la vede... ce la spiegasse anche, sarebbe utile.
Tra le altre cose molti bambini nascono al di fuori dell'Italia solo perché i genitori, magari in Italia da anni o decenni, hanno il desiderio che i figli nascano nella stessa città o regione dove sono nati loro... quindi tornano in patria poco prima del parto e ritornano in Italia poco dopo.
Seconda cosa, sarebbe utile un po' di pragmatismo: la tua paura è che bambini stranieri con difficoltà nell'uso dell'italiano possano rallentare lo svolgimento del programma? (Inciso: Siamo proprio sicuri però che i bambini italiani questa competenza linguistica ce l'abbiano? Io stenderei un velo pietoso).
Tornando al punto, se la paura è questa, non è che in una classe di 20 scolari faccia molta differenza al proposito la presenza di 6 stranieri invece che di 4 o di 8.
Quindi, la soluzione deve essere necessariamente un'altra... cioè intervenire prima. Per quanto forse poco democratico una soluzione potrebbe essere l'obbligo di frequentare la scuola materna per i bambini stranieri.
E veniamo al punto che a me interessa di più: giusto o sbagliato che sia questo tetto del 30%, lo scopo ufficiale è quello di favorire l'integrazione (lo scopo reale è in realtà esattamente l'opposto, ma questo sarebbe un discorso troppo lungo).
Io vivo all'estero (in Germania) e osservo ogni giorno la comunità italiana dove vivo e vedo dove stanno le difficoltà maggiori.
E le difficoltà maggiori le ha proprio la seconda generazione, cioè quella dei figli degli emigrati nati qui. Cioè quelli che in Italia, secondo la Gelmini, invece non avrebbero difficoltà.
Perché è la seconda generazione ad avere i maggiori problemi? In realtà non servirebbe neanche osservare le comunità degli emigrati/immigrati per capirlo, basterebbe fermarsi pochi secondi e ragionare.
La prima generazione, cioè quella di coloro che si trasferiscono in un paese straniero, magari non si integra, però generalmente sente ancora forte il legame con le origini. Questa generazione è straniera ma generalmente non spaesata, sente di appartenere a qualcosa, anche se questo qualcosa ora è lontano.
La terza generazione (e le successive) ormai è parte della nuova società, della nuova cultura. È una perdita culturale che non ci siano più forti legami con le origini, ma generalmente gli appartenenti a questa generazione non sono più spaesati (anche se in modo opposto rispetto ai loro nonni) e neanche più stranieri.
In mezzo cosa rimane? La seconda generazione, quella che non è di casa nel paese di origine in quanto lo conosce solo come meta delle vacanze, ma non è neanche di casa nel nuovo paese perché i genitori la hanno cresciuta (all'interno di casa) come fossero ancora nel paese di provenienza.
Quindi rimane una generazione non solo straniera, ma spesso anche spaesata.
Saluti,
Mauro.
domenica 31 gennaio 2010
Italiani brava gente :-(
Vi riporto solo un articolo appena letto su Repubblica, non lo commento:
"Offese razziste a due ragazzi, il presidente ritira la squadra"
Non commento, ma chi mi conosce sa come la penso.
E chi mi conosce ancora meglio sa che fine farebbero il 37enne giocatore e l'arbitro citati nell'articolo se mi finissero tra le mani.
Saluti,
Mauro.
"Offese razziste a due ragazzi, il presidente ritira la squadra"
Non commento, ma chi mi conosce sa come la penso.
E chi mi conosce ancora meglio sa che fine farebbero il 37enne giocatore e l'arbitro citati nell'articolo se mi finissero tra le mani.
Saluti,
Mauro.
Haiti, Bertolaso e Clinton
Nei giorni scorsi ha fatto scandalo la critica di Bertolaso all'intervento USA ad Haiti dopo il terremoto che ha colpito la nazione caraibica.
Ora... che Bertolaso, a causa di terremoti, emergenze rifiuti e organizzazione vertici, è - poverino - costretto più a presenziare che a lavorare, si sa... e presenziare costringe a parlare...
Che gli USA poi siano stati i primi ad arrivare ad Haiti è anche risaputo (anche, se come poi scoperto, sembrano più interessati a rapire i bambini orfani che ad aiutare i senza casa)...
Però... anche volendo male a Bertolaso e bene alla povera Hilary Clinton ferita da certe accuse...
Però, però... Bertolaso aveva semplicemente ragione.
Saluti,
Mauro.
Ora... che Bertolaso, a causa di terremoti, emergenze rifiuti e organizzazione vertici, è - poverino - costretto più a presenziare che a lavorare, si sa... e presenziare costringe a parlare...
Che gli USA poi siano stati i primi ad arrivare ad Haiti è anche risaputo (anche, se come poi scoperto, sembrano più interessati a rapire i bambini orfani che ad aiutare i senza casa)...
Però... anche volendo male a Bertolaso e bene alla povera Hilary Clinton ferita da certe accuse...
Però, però... Bertolaso aveva semplicemente ragione.
Saluti,
Mauro.
venerdì 29 gennaio 2010
Italiani bamboccioni?
Negli ultimi tempi - "grazie" alle sparate del ministro Brunetta - si è infiammata la discussione riguardo ai figli italiani che rimangono troppo a lungo nella casa dei genitori, non si costruiscono una vita indipendente, insomma sono dei bamboccioni.
A parte il fatto che è facile parlare da parte di chi - vedasi Brunetta e quasi tutti quelli che intervengono sull'argomento in TV e sui giornali - non hanno problemi economici e possono dare tranquillamente soldi ai figli purché levino le tende... cosa che un operaio, un piccolo commerciante, un contadino e simili difficilmente possono fare...
A parte questo, dicevo, mi pare che sotto un certo punto di vista però il problema venga affrontato da un punto di partenza non del tutto corretto.
Mi spiego meglio: si parla sempre del lasciare o non lasciare la casa dei genitori... ma non si parla mai del come lasciarla.
E non intendo economicamente, ma mentalmente.
Esiste gente che rimane bambocciona e attaccata alle sottane materne/paterne, che non prende nessuna decisione se non approvata dai genitori pur vivendo fuori casa.
Ed esiste gente che rimane nella casa dei genitori per ragioni economiche o altro ma mentalmente è assolutamente matura, indipendente e di fatto guida la famiglia.
Insomma, per me il sapere dove uno vive conta relativamente poco per decidere se è bamboccione o meno. Conta molto di più il come vive.
Saluti,
Mauro.
A parte il fatto che è facile parlare da parte di chi - vedasi Brunetta e quasi tutti quelli che intervengono sull'argomento in TV e sui giornali - non hanno problemi economici e possono dare tranquillamente soldi ai figli purché levino le tende... cosa che un operaio, un piccolo commerciante, un contadino e simili difficilmente possono fare...
A parte questo, dicevo, mi pare che sotto un certo punto di vista però il problema venga affrontato da un punto di partenza non del tutto corretto.
Mi spiego meglio: si parla sempre del lasciare o non lasciare la casa dei genitori... ma non si parla mai del come lasciarla.
E non intendo economicamente, ma mentalmente.
Esiste gente che rimane bambocciona e attaccata alle sottane materne/paterne, che non prende nessuna decisione se non approvata dai genitori pur vivendo fuori casa.
Ed esiste gente che rimane nella casa dei genitori per ragioni economiche o altro ma mentalmente è assolutamente matura, indipendente e di fatto guida la famiglia.
Insomma, per me il sapere dove uno vive conta relativamente poco per decidere se è bamboccione o meno. Conta molto di più il come vive.
Saluti,
Mauro.
giovedì 28 gennaio 2010
Ombre del passato...
Stavolta... qualcosa di personale...
Ormai più di 15 anni fa, fresco di laurea e desideroso di dimostrare il mio valore al mondo, accettai un'offerta della Bioster s.r.l. di Seriate (Bergamo)... oggi non più s.r.l., bensì s.p.a. (e forse questo già dice qualcosa...).
Allora mi contattò il cofondatore e amministratore delegato dell'azienda, G(i).B., e dopo due colloqui venni assunto.
Imparai così a conoscere anche i due figli della persona di cui sopra, cioè S.B., di fatto a capo della gestione tecnico-scientifica dell'azienda, e G(a).B., "futuro" capo della parte commerciale dell'azienda.
La mia prima impressione riguardo alle persone fu che il padre fosse un fanfarone, talvolta collerico, ma in fondo persona onesta e corretta, che il figlio fosse un bonaccione, magari ambizioso, ma la cui "furbizia" non fosse pari all'ambizione, e che la figlia fosse una persona estremamente pericolosa, disposta a camminare sopra cadaveri di ogni tipo pur di avere successo.
Ora, 15 e passa anni dopo, leggo su vari quotidiani e agenzie stampa che la Bioster (da cui io mi separai dopo pochi mesi dall'assunzione) è coinvolta in uno scandalo non indifferente... come per esempio potete leggere in questo articolo, dove però (come in ogni altro articolo al proposito) non potete leggere i nomi completi dei protagonisti :-)
Vedendo le cose a posteriori direi che avevo inquadrato bene padre e figlia e che mi ero sbagliato solo sul figlio (a meno che egli non sia stato tirato dentro dagli intrighi della sorella, riguardo alla quale - sinceramente - non mi stupirei si scoprisse molto di peggio di quanto finora riportato).
Saluti,
Mauro.
Ormai più di 15 anni fa, fresco di laurea e desideroso di dimostrare il mio valore al mondo, accettai un'offerta della Bioster s.r.l. di Seriate (Bergamo)... oggi non più s.r.l., bensì s.p.a. (e forse questo già dice qualcosa...).
Allora mi contattò il cofondatore e amministratore delegato dell'azienda, G(i).B., e dopo due colloqui venni assunto.
Imparai così a conoscere anche i due figli della persona di cui sopra, cioè S.B., di fatto a capo della gestione tecnico-scientifica dell'azienda, e G(a).B., "futuro" capo della parte commerciale dell'azienda.
La mia prima impressione riguardo alle persone fu che il padre fosse un fanfarone, talvolta collerico, ma in fondo persona onesta e corretta, che il figlio fosse un bonaccione, magari ambizioso, ma la cui "furbizia" non fosse pari all'ambizione, e che la figlia fosse una persona estremamente pericolosa, disposta a camminare sopra cadaveri di ogni tipo pur di avere successo.
Ora, 15 e passa anni dopo, leggo su vari quotidiani e agenzie stampa che la Bioster (da cui io mi separai dopo pochi mesi dall'assunzione) è coinvolta in uno scandalo non indifferente... come per esempio potete leggere in questo articolo, dove però (come in ogni altro articolo al proposito) non potete leggere i nomi completi dei protagonisti :-)
Vedendo le cose a posteriori direi che avevo inquadrato bene padre e figlia e che mi ero sbagliato solo sul figlio (a meno che egli non sia stato tirato dentro dagli intrighi della sorella, riguardo alla quale - sinceramente - non mi stupirei si scoprisse molto di peggio di quanto finora riportato).
Saluti,
Mauro.
mercoledì 27 gennaio 2010
Velo, burqa e legge
Sono di questi ultimi giorni le notizie che arrivano dalla Francia, secondo le quali in ossequio alla laicità del paese e delle sue leggi si vorrebbe proibire l'uso del burqa (cioè l'abito che copre completamente il corpo, volto compreso, lasciando visibili al massimo gli occhi) in ogni luogo pubblico.
Io non conosco la legislazione francese abbastanza per fare commenti degni di ascolto, posso al riguardo al massimo lanciare un paio di mie considerazioni morali, che in realtà moralmente non avrebbero nessun valore :-)
Conosco però la legislazione italiana e, a seconda del punto di vista da cui osservo, mi fa ridere o piangere il dibattito sulla proibizione o meno del velo o del burqa in Italia.
Il centrodestra - e soprattutto la Lega Nord - ha perso un'ottima occasione per ottenere quanto voleva senza fare la figura del persecutore intollerante.
Il centrosinistra ha invece perso l'occasione per far fare una figuraccia al centrodestra (e per dimostrare di conoscere la legge).
Cosa sto cercando di dire?
Molto semplice: in Italia il dibattito sulla legittimità del velo o del burqa è già stato risolto per via legislativa nel 1975... ma a quanto pare i nostri politici d'oggi non conoscono le leggi della Repubblica Italiana.
Infatti, l'articolo 5 della legge 152 del 1975 (mai cancellata o modificata) ha stabilito quanto segue: è vietato ogni mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
Cosa significa ciò? Molto semplice: tutto ciò che nasconde il volto (a meno che non serva a salvaguardare la propria incolumità fisica) è proibito, che si tratti di burqa, di casco da motociclista (a moto ferma), di maschera da carnevale (al di fuori dei luoghi di festa) o di altre simili cose.
Non dimentichiamo, inoltre, che detta legge nacque contro il terrorismo interno di estrema destra ed estrema sinistra... quindi nessuna comunità etnica o religiosa potrebbe vederla come diretta contro di sè.
Se il centrodestra si fosse appoggiato a questa legge invece di lanciarsi in una crociata contro il burqa, avrebbe avuto molto più sostegno.
Se il centrosinistra, dopo questo errore del centrodestra, avesse usato questa legge per dimostrare l'ignoranza di PdL e Lega, avrebbe conquistato favori.
Purtroppo, invece, tanto centrodestra quanto centrosinistra hanno semplicemente dimostrato di non conoscere la legge.
Taccio sulle possibili conseguenze di questa dimostrazione.
Saluti,
Mauro.
Io non conosco la legislazione francese abbastanza per fare commenti degni di ascolto, posso al riguardo al massimo lanciare un paio di mie considerazioni morali, che in realtà moralmente non avrebbero nessun valore :-)
Conosco però la legislazione italiana e, a seconda del punto di vista da cui osservo, mi fa ridere o piangere il dibattito sulla proibizione o meno del velo o del burqa in Italia.
Il centrodestra - e soprattutto la Lega Nord - ha perso un'ottima occasione per ottenere quanto voleva senza fare la figura del persecutore intollerante.
Il centrosinistra ha invece perso l'occasione per far fare una figuraccia al centrodestra (e per dimostrare di conoscere la legge).
Cosa sto cercando di dire?
Molto semplice: in Italia il dibattito sulla legittimità del velo o del burqa è già stato risolto per via legislativa nel 1975... ma a quanto pare i nostri politici d'oggi non conoscono le leggi della Repubblica Italiana.
Infatti, l'articolo 5 della legge 152 del 1975 (mai cancellata o modificata) ha stabilito quanto segue: è vietato ogni mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
Cosa significa ciò? Molto semplice: tutto ciò che nasconde il volto (a meno che non serva a salvaguardare la propria incolumità fisica) è proibito, che si tratti di burqa, di casco da motociclista (a moto ferma), di maschera da carnevale (al di fuori dei luoghi di festa) o di altre simili cose.
Non dimentichiamo, inoltre, che detta legge nacque contro il terrorismo interno di estrema destra ed estrema sinistra... quindi nessuna comunità etnica o religiosa potrebbe vederla come diretta contro di sè.
Se il centrodestra si fosse appoggiato a questa legge invece di lanciarsi in una crociata contro il burqa, avrebbe avuto molto più sostegno.
Se il centrosinistra, dopo questo errore del centrodestra, avesse usato questa legge per dimostrare l'ignoranza di PdL e Lega, avrebbe conquistato favori.
Purtroppo, invece, tanto centrodestra quanto centrosinistra hanno semplicemente dimostrato di non conoscere la legge.
Taccio sulle possibili conseguenze di questa dimostrazione.
Saluti,
Mauro.
Di nuovo sul fumo...
Come già sapete io non ho mai fumato, ma non approvo l'attuale caccia alle streghe che è diventata la (originariamente giusta) lotta contro il fumo (leggete qui).
Ho letto oggi, per esempio, la notizia secondo cui in Italia ultimamente si fumi di più (qui la notizia come riportata sul portale Kataweb, alias Repubblica).
Che si fumi di più, non mi stupisce (lo noto anche in Germania, dove vivo)... ma non mi convincono le motivazioni proposte.
Da che mondo e mondo, si sa che il proibizionismo ottiene sempre risultati contrari a quelli desiderati (un esempio: negli USA raramente è circolato tanto alcol quanto negli anni dal 1919 al 1933, quando l'alcol era proibito per legge). E per di più aumenta i reati, visto che costringe i "viziosi" a rifornirsi per vie traverse.
Per di più i giovani hanno sempre (e direi in buona parte giustamente) visto i divieti assoluti (cioè ciechi, non ragionati) come sfide, non come regole da rispettare.
Forse qualche divieto in meno e qualche informazione in più non sarebbe una cattiva idea...
Saluti,
Mauro.
Ho letto oggi, per esempio, la notizia secondo cui in Italia ultimamente si fumi di più (qui la notizia come riportata sul portale Kataweb, alias Repubblica).
Che si fumi di più, non mi stupisce (lo noto anche in Germania, dove vivo)... ma non mi convincono le motivazioni proposte.
Da che mondo e mondo, si sa che il proibizionismo ottiene sempre risultati contrari a quelli desiderati (un esempio: negli USA raramente è circolato tanto alcol quanto negli anni dal 1919 al 1933, quando l'alcol era proibito per legge). E per di più aumenta i reati, visto che costringe i "viziosi" a rifornirsi per vie traverse.
Per di più i giovani hanno sempre (e direi in buona parte giustamente) visto i divieti assoluti (cioè ciechi, non ragionati) come sfide, non come regole da rispettare.
Forse qualche divieto in meno e qualche informazione in più non sarebbe una cattiva idea...
Saluti,
Mauro.
mercoledì 20 gennaio 2010
Quote rosa
Sono sempre stato contrario alle "quote" (rosa o di qualunque altro colore o significato) in politica, sul lavoro, ecc.
Non hanno senso, non sono nessun progresso verso l'uguaglianza, verso le pari opportunità. Anzi sono il contrario. Sono il trionfo dell'appiattimento e dell'incompetenza.
Uguaglianza significa avere tutti le stesse possibilità di partenza, non avere un arrivo garantito. E le "quote" non hanno lo scopo di fornire più possibilità di partenza a chi è svantaggiato per un qualsiasi motivo... le "quote" servono a garantire posti di arrivo a quelle categorie che sono riuscite a fare lobby e a ricattare il legislatore.
E qualche paese comincia a vedere i danni delle "quote", per esempio la Svezia, anche se lì assurdamente si lamenta chi dalle quote è avvantaggiato (leggete qui per capire cosa intendo).
Facciamo un esempio di cosa sarebbe giusto.
Mettiamo che in un governo ci siano dieci ministeri da assegnare. Secondo la legge svedese ci dovranno essere 5 ministri donna e 5 uomo. Altri paesi hanno quote simili anche se non così rigide.
Ma a me che ca**o me ne frega se quei ministri sono uomini o donne? A me interessa che siano competenti e onesti.
Se in un particolare momento storico ci sono a disposizione solo uomini come politici competenti e onesti allora ben venga un governo solo maschile. Se in un altro momento storico ci sono solo donne competenti e oneste e non uomini allora ben venga un governo solo femminile.
In più le quote (di qualsiasi tipo esse siano) hanno un altro problema: rischiano di far confondere merito e diritto acquisito. Chiunque - uomo o donna, nero o bianco, alto o basso, bello o brutto - deve meritarsi la posizione a cui aspira... non semplicemente averne diritto in base alla categoria a cui appartiene (come purtroppo le quote fanno pensare a molti/e).
Le quote sono solo un modo per invitare la gente non a migliorarsi, ma a pretendere.
Saluti,
Mauro.
Non hanno senso, non sono nessun progresso verso l'uguaglianza, verso le pari opportunità. Anzi sono il contrario. Sono il trionfo dell'appiattimento e dell'incompetenza.
Uguaglianza significa avere tutti le stesse possibilità di partenza, non avere un arrivo garantito. E le "quote" non hanno lo scopo di fornire più possibilità di partenza a chi è svantaggiato per un qualsiasi motivo... le "quote" servono a garantire posti di arrivo a quelle categorie che sono riuscite a fare lobby e a ricattare il legislatore.
E qualche paese comincia a vedere i danni delle "quote", per esempio la Svezia, anche se lì assurdamente si lamenta chi dalle quote è avvantaggiato (leggete qui per capire cosa intendo).
Facciamo un esempio di cosa sarebbe giusto.
Mettiamo che in un governo ci siano dieci ministeri da assegnare. Secondo la legge svedese ci dovranno essere 5 ministri donna e 5 uomo. Altri paesi hanno quote simili anche se non così rigide.
Ma a me che ca**o me ne frega se quei ministri sono uomini o donne? A me interessa che siano competenti e onesti.
Se in un particolare momento storico ci sono a disposizione solo uomini come politici competenti e onesti allora ben venga un governo solo maschile. Se in un altro momento storico ci sono solo donne competenti e oneste e non uomini allora ben venga un governo solo femminile.
In più le quote (di qualsiasi tipo esse siano) hanno un altro problema: rischiano di far confondere merito e diritto acquisito. Chiunque - uomo o donna, nero o bianco, alto o basso, bello o brutto - deve meritarsi la posizione a cui aspira... non semplicemente averne diritto in base alla categoria a cui appartiene (come purtroppo le quote fanno pensare a molti/e).
Le quote sono solo un modo per invitare la gente non a migliorarsi, ma a pretendere.
Saluti,
Mauro.
martedì 19 gennaio 2010
Negozi e cinesi
Sta provocando un putiferio il cartello affisso da un negoziante di Empoli con scritto "Vietato ai cinesi se non parlano italiano" (qui l'articolo completo).
Non voglio mischiarmi ai tanti cori da tragedia greca sul razzismo (se proprio siete antirazzisti, strillate di meno quando capitano eventi come questo e fate di più durante la vostra vita quotidiana), però due domande vorrei porle:
1) Ma il negoziante si è reso conto che così ottiene l'opposto di ciò che vuole? Infatti un cinese che parla l'italiano non gradisce e quindi non entra... mentre un cinese che non lo parla non capisce il cartello ed entra tranquillo...
2) Cosa succede se arriva un turista cinese che non parla italiano?
Saluti,
Mauro.
Non voglio mischiarmi ai tanti cori da tragedia greca sul razzismo (se proprio siete antirazzisti, strillate di meno quando capitano eventi come questo e fate di più durante la vostra vita quotidiana), però due domande vorrei porle:
1) Ma il negoziante si è reso conto che così ottiene l'opposto di ciò che vuole? Infatti un cinese che parla l'italiano non gradisce e quindi non entra... mentre un cinese che non lo parla non capisce il cartello ed entra tranquillo...
2) Cosa succede se arriva un turista cinese che non parla italiano?
Saluti,
Mauro.
giovedì 14 gennaio 2010
Finalmente una buona notizia
Anna Craxi: "Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia".
Meno male. Di spazzatura sul suolo patrio ce ne è già abbastanza.
Saluti,
Mauro.
Meno male. Di spazzatura sul suolo patrio ce ne è già abbastanza.
Saluti,
Mauro.
Google e la Cina
Google ha deciso di non piegarsi più alla censura cinese. Almeno questa è la notizia che da ieri circola su quotidiani, notiziari e quant'altro.
Sarò un malfidente, ma Google nei panni di un paladino delle libertà proprio non ce lo vedo. E non perché ritenga Google (o meglio i suoi dirigenti) una specie di KGB o CIA, ma semplicemente, molto semplicemente, perché Google è un'azienda. E un'azienda conosce solo i bilanci, non la morale. Tutto ciò che ti è concesso dalla legge è morale. Punto.
E allora come mai Google vuole perdere quello che in breve sarà il suo secondo (se non primo) mercato per difendere la libertà di internet? Non certo per amore della libertà... dato che rischiare di fallire non sarebbe certo un gran servizio alla libertà, nè a quella privata di Google nè a quella pubblica di internet.
Quindi?
Effettivamente è un comportamento un po' misterioso. Qualcuno ci vede dietro pressioni della Casa Bianca, con compensazioni o minacce di ritorsioni interne... ma se così fosse, credo sarebbe già spuntata una "soffiata ufficiale" (molto meno contraddizione in termini di quel che sembra ;-) ) da qualche parte.
Io credo molto più semplicemente che Google stia tentando di ricattare il governo cinese: "Se volete censurarci, va bene, ma pagateci un risarcimento". O qualcosa di analogo.
Saluti,
Mauro.
Sarò un malfidente, ma Google nei panni di un paladino delle libertà proprio non ce lo vedo. E non perché ritenga Google (o meglio i suoi dirigenti) una specie di KGB o CIA, ma semplicemente, molto semplicemente, perché Google è un'azienda. E un'azienda conosce solo i bilanci, non la morale. Tutto ciò che ti è concesso dalla legge è morale. Punto.
E allora come mai Google vuole perdere quello che in breve sarà il suo secondo (se non primo) mercato per difendere la libertà di internet? Non certo per amore della libertà... dato che rischiare di fallire non sarebbe certo un gran servizio alla libertà, nè a quella privata di Google nè a quella pubblica di internet.
Quindi?
Effettivamente è un comportamento un po' misterioso. Qualcuno ci vede dietro pressioni della Casa Bianca, con compensazioni o minacce di ritorsioni interne... ma se così fosse, credo sarebbe già spuntata una "soffiata ufficiale" (molto meno contraddizione in termini di quel che sembra ;-) ) da qualche parte.
Io credo molto più semplicemente che Google stia tentando di ricattare il governo cinese: "Se volete censurarci, va bene, ma pagateci un risarcimento". O qualcosa di analogo.
Saluti,
Mauro.
mercoledì 13 gennaio 2010
Dubbio...
Ma noi blogger (io per primo)...
...scriviamo perché abbiamo qualcosa da dire o scriviamo per avere i 15 minuti di notorietà che Andy Wahrol aveva predetto per tutti?
Saluti,
Mauro.
...scriviamo perché abbiamo qualcosa da dire o scriviamo per avere i 15 minuti di notorietà che Andy Wahrol aveva predetto per tutti?
Saluti,
Mauro.
L'Europa è ghiacciata...
Come ha detto un meteorologo: "Sono tornate le stagioni".
Che l'inquinamento, i gas serra e compagnia bella siano un problema serio che va affrontato il più velocemente possibile è vero... ma per i nostri polmoni, non per le temperature.
Il catastrofismo sulle temperature direi che è un po' "esagerato".
Da quando esiste il mondo le temperature fanno lo yo-yo tra il caldo e il freddo... riscaldamenti e raffreddamenti non li abbiamo inventati noi.
Saluti,
Mauro.
Che l'inquinamento, i gas serra e compagnia bella siano un problema serio che va affrontato il più velocemente possibile è vero... ma per i nostri polmoni, non per le temperature.
Il catastrofismo sulle temperature direi che è un po' "esagerato".
Da quando esiste il mondo le temperature fanno lo yo-yo tra il caldo e il freddo... riscaldamenti e raffreddamenti non li abbiamo inventati noi.
Saluti,
Mauro.
giovedì 31 dicembre 2009
Decennio, millennio e giornalisti
E ci risiamo...
Dopo lo spaccamento di ***** di fine 1999, quando tutti i giornalisti parlavano, sparlavano e straparlavano della fine del millennio (millennio finito un anno dopo, cioè il 31 dicembre 2000), ora ci riempiono di bilanci sul primo decennio del nuovo millennio...
Ma aspettate almeno che finisca questo decennio, ignoranti! I bilanci li faremo tra 365 giorni, il 31 dicembre 2010, quando questo decennio veramente finirà.
Saluti,
Mauro.
Dopo lo spaccamento di ***** di fine 1999, quando tutti i giornalisti parlavano, sparlavano e straparlavano della fine del millennio (millennio finito un anno dopo, cioè il 31 dicembre 2000), ora ci riempiono di bilanci sul primo decennio del nuovo millennio...
Ma aspettate almeno che finisca questo decennio, ignoranti! I bilanci li faremo tra 365 giorni, il 31 dicembre 2010, quando questo decennio veramente finirà.
Saluti,
Mauro.
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