sabato 14 marzo 2026

Il giorno saturo

Gli anglofoni hanno ragione a chiamare il sabato "saturday".
Ma neanche loro sanno perché.
Credono che "saturday" abbia a che fare col pianeta Saturno. E i linguisti sostengono questa ipotesi.
Ma... la realtà è molto più terrena: il sabato, il "saturday", è il giorno che arriva alla fine della settimana lavorativa, il giorno a cui arrivi saturo ("saturated" in inglese), senza più energie né voglie.
Il giorno in cui hai solo desiderio di riposare, di recuperare... in quanto appunto ormai saturo.

E no, non venitemi a presentare migliaia di studi linguistici su sabato e Saturno.
Sapete benissimo anche voi che ho ragione, qualsiasi cosa possano dire i professoroni della linguistica 😉

Buon sabato saturo a tutti!

Saluti,

Mauro.

martedì 10 marzo 2026

Le colpe dei padri...

Il caso Epstein lo conosciamo tutti. Se ne è parlato ovunque e in ogni salsa, quindi non serve che ve lo rammenti.
E tutti sappiamo anche che, politici e ricconi statunitensi a parte, il personaggio più famoso coinvolto è l'ex principe Andrea, fratello minore di Carletto d'Inghilterra.

Ovviamente lui sta pagando caro il coinvolgimento (al di là di eventuali responsabilità penali... di certo alla Corona non può certo far piacere anche il solo fatto che avesse contatti con Epstein).
Ed è altrettanto ovviamente banale e prevedibile che ciò dovesse succedere.

Quello però che sembra a leggere le notizie recenti è che anche le sue figlie stiano cominciando a pagare le sue colpe (che siano solo morali o anche penali qui è secondario).

Due premesse:
1) Io non ho la minima idea se le sue figlie siano brave persone o meno, so però (in base alle notizie pubblicate) che con Epstein non c'entrano nulla;
2) Io sono repubblicano fino al midollo, quindi non mi dispiace di certo che personaggi di stirpe "reale" perdano privilegi e visibilità.

Premesso ciò, però rimane una domanda di fondo, che vale per tutti, popolani e reali: è giusto che i figli e le figlie paghino per le colpe dei padri?

Saluti,

Mauro.

domenica 8 marzo 2026

Il significato di un blog e il giornalismo

Un blog non è giornalismo in sé.
Neanche quando appare sul portale di una testata giornalistica.
Un blog di base è solo una specie di diario, anzi no... forse è più che altro una specie di sfogo.

Un blog diventa giornalismo, o comunque va almeno oltre il livello personale, quando chi scrive usa (e cita apertamente) fonti esterne, controllabili per argomentare ciò che scrive.
Non è importante su quale portale appaia il blog per poterlo definire giornalismo (anche se molti lettori purtroppo su quello si basano).
E anche i contenuti non sono in sé fondamentali. Si può (giustamente) scrivere di qualsiasi cosa.
E fino a che non pretendi di fare giornalismo o commetti scrivendo un qualsiasi reato, puoi (purtroppo) scrivere qualsiasi cazzata ti passi per la testa.

Il punto purtroppo è quanto detto sopra: un blog è di base una questione personale. Di base non è giornalismo, informazione, divulgazione o simili. Può esserlo, e spesso lo è, ma non lo è per definizione, qualsiasi cosa sostenga l'autore.
Diventa giornalismo o altro di quanto detto sopra (o almeno lo diventano i singoli articoli del blog in questione) quando vengono citate fonti, quando si fa ricerca prima di scrivere, quando si cerca di intervistare chi ne sa più di noi, quando si fa una vera analisi logica di ciò che si sa e, soprattutto, si scrive.
Non basta sentire (o pensare) qualcosa e poi scriverne.
Così fate narrativa, non informazione.

Quindi non crediate che avere un blog faccia di voi dei giornalisti, anche se molti di voi (noi) lo credono.

Io sono blogger da vent'anni.
E sono stato in passato giornalista (giornalista vero, con tanto di tesserino, anche se freelancer).
E vi garantisco che sono due cose diverse,
Entrambe affascinanti e (se fatte bene) utili. Ma diverse.

No, avere un blog che parla dell'attualità non fa di te un giornalista.
Serve di più.
Anche se hai successo... il successo interessa solo al tuo portafogli e al tuo ego, non alla tua credibilità, al tuo poterti considerare giornalista.
Sappilo.

E spesso neanche il tesserino fa di te un vero giornalista.
Non faccio nomi, ma se non siete tonti capirete. Eccome se capirete.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Sì, lo so, vale anche per ciò che scrivo io. Se non lo avessi saputo, se non avessi accettato di mettermi in gioco, di ricevere contestazioni... non avrei scritto questo articolo.

venerdì 6 marzo 2026

Un annuncio di lavoro... "concreto"

Sì, lo so, dovrei dire "annuncio di una posizione aperta", ma ci siamo capiti quindi non rompete 😉

Ultimamente seguendo la giornalista Charlotte Matteini e il suo impegno sui temi del lavoro mi è tornata in mente una mia esperienza con detti annunci, esperienza da neolaureato, quindi prima metà degli anni '90 del secolo scorso, che poi è anche millennio scorso (sì lo so, per molti di voi è tipo il Pleistocene).
In particolare a risvegliarmi il ricordo - anche se si tratta di due situazioni in realtà ben diverse, pur se entrambe assurde - è stato questo video.

Come detto, ero appena laureato (e avevo appena finito il servizio militare) e stavo ovviamente guardandomi intorno.
E trovai un annuncio che come contenuti era, non al 100% ma quasi, attinente al percorso di studi che avevo svolto e alle mie competenze.

Al di là delle competenze, che paletti metteva quell'annuncio?
Vediamoli.

Laurea in fisica.
Servizio militare assolto (ai tempi era ancora obbligatorio).
Almeno tre anni di esperienza post laurea (ricerca, lavoro, master, ecc.).
Massimo 25 anni di età.

Vediamo quanto sia realistico.
La maturità si fa a 19 anni.
Fisica ai tempi era di fatto un 4+1: corso di laurea di quattro anni, più circa un anno per una tesi seria (il 3+2 odierno, dove le tesi te le fai in un paio di mesi, non esisteva ancora).
Quindi arriviamo minimo a 24 anni (minimo: solo un paio di genii riuscivano a completare gli esami nei quattro anni canonici).
Il servizio militare durava un anno, quindi arriviamo minimo a 25 anni (minimo: non era detto che per il militare ti chiamassero subito il giorno dopo esserti laureato... e nel caso tu avessi scelto di farlo dopo la maturità e prima dell'università non era detto che ti chiamassero subito il giorno dopo l'esame di maturità).
Almeno tre anni di esperienza post laurea... e arriviamo quindi minimo a 28 anni.
Ma proprio minimo. Anche per i migliori.
Si poteva al massimo scendere a (minimo) 27 anni se uno fosse stato esentato dal servizio militare per inidoneità allo stesso.

Però... "Massimo 25 anni di età".

Come fai a credere che cerchino veramente, onestamente qualcuno da assumere?

A quanto pare passano i decenni ma poco o nulla cambia nella serietà di chi offre lavoro.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Sull'annuncio che ho descritto non erano specificate le condizioni retributive... di fatto l'unica parte onesta dell'annuncio stesso, direi, visto che comunque nessun candidato poteva rispettare le altre condizioni richieste.

giovedì 5 marzo 2026

Iran. E ora?

L'attacco israelo-statunitense all'Iran era prevedibile. Forse inevitabile, conoscendo Trump e soprattutto i provocatori Netanyahu e Khamenei, che hanno sempre entrambi provocato l'altro per poter poi reagire, "difendersi".
Ma lasciamo perdere i giudizi personali e anche quelli giuridici (il diritto internazionale ormai non esiste più, è solo una foglia di fico per gli ignavi) e cerchiamo di capire cosa succederà ora, cosa ci aspetta.

La prima cosa da dire chiaramente è che non è un problema locale. È un problema globale. Ci riguarda tutti, qualsiasi cosa pensiamo.
Ormai ci stiamo avvicinando alla guerra globale, alla quarta guerra mondiale (sì, la quarta, la terza è stata la Guerra Fredda, anche se i due blocchi non la hanno mai combattuta frontalmente, guerra di Corea nei primi anni '50 a parte).

Non dimentichiamo che Iran e Russia sono alleati.
Il casino è che gli attuali governi di USA e Israele hanno forti legami (più espliciti per gli USA) con la Russia.
Sembra di rivedere la seconda guerra mondiale: l'URSS dapprima alleata del male (allora la Germania hitleriana, oggi l'Iran degli Ayatollah) e poi con l'occidente... come oggi è probabile che la Russia abbandoni l'Iran per parlare con gli USA, anche se senza considerare l'UE (del resto anche nel 1941 l'URSS si avvicinò in realtà solo agli USA, nei fatti di UK, Francia e altri alleati non gliene fregava nulla, anche perché ai suoi occhi nulla contavano... come agli occhi della Russia odierna).

E l'Ucraina rischia di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovarono Finlandia o Cecoslovacchia allora.
Cercare alleati, anche appartenenti al male, non facendoti nessuno scrupolo, pur di contrastare chi ti vuole invadere come fece la Finlandia?
O subire decisioni altrui volte a "garantire la pace" (ma che provocarono la guerra) come fu costretta a fare la Cecoslovacchia?
Il comportamento USA non sembra lasciarle terze possibilità, visto che l'UE è una potenza economica ma non militare.

Tante domande aperte.
Io non ho risposte. Idee, opinioni sì, ma risposte purtroppo no.

Però a questo punto vorrei tornare all'Iran, citato nel titolo e di cui ho accennato all'inizio del testo.

Ali Khamenei è morto.
Ma la sua morte non è la fine del regime. Questo deve essere chiaro.
Khamenei non è burocraticamente assimilabile ai classici dittatori di stampo fascista, ma solo burocraticamente. Il regime di Teheran è politicamente di stampo fascista... la sinistra si fa però ingannare dal fatto che Khomeini ha abbattuto un regime di destra e filo occidentale (sì, regime, la democrazia in Iran è stata abbattuta dal regime destrorso e filo-statunitense dei Pahlavi, che andarono al potere con un colpo di Stato nel 1953, non da Khomeini nel 1978... nel 1978 si è solo cambiata dittatura).

Quindi cosa succederà con la sua morte?
Se ci si fermerà alla sua morte... non significherà nulla. Solo il cambiamento del nome di chi è "Guida Suprema", come quando Khomeini morì e Khamenei prese il suo posto.

Siamo onesti: il regime lo puoi abbattere definitivamente solo in due modi.
O con un'invasione di terra (come hai fatto con Saddam, per intenderci), i classici "boots on the ground".
O grazie a una rivolta violenta, armata interna. Le manifestazioni pacifiche portano simpatia, ma non veri cambiamenti.

La prima cosa sembra non sconfinferare gli USA (e in questo caso non li biasimo, stiamo parlando di un paese enorme, con 90 milioni di abitanti e forze militari e - soprattutto - paramilitari ben armate e preparate, l'Iran non è Grenada e neanche l'Iraq).
La seconda cosa richiederebbe oltre alla volontà popolare (che magari ci sarebbe anche, nonostante che finora non ci sia stata violenza da parte dei manifestanti) anche la presenza di un fronte di opposizione unitario. O almeno di una struttura politica definita - seppur magari minoritaria - pronta a prendere il posto degli ayatollah. E in questo momento in Iran non c'è nessuna delle due cose. (E no, non parlatemi dell'erede della dinastia Pahlavi: non ha un partito dietro di sé, parla da lontano senza sapere nulla dell'Iran attuale e soprattutto si vede come erede del vecchio Scià, non come politico democratico).

E allora?
Allora, se non ci sarà nessuna di queste due cose, succederà semplicemente che il regime sarà indebolito militarmente, non sarà più un pericolo per il resto del mondo (o almeno sarà un pericolo molto meno preoccupante che in passato), ma che per contrasto diventerà più duro, più reazionario, più violento all'interno, indebolendosi sì militarmente ma rafforzandosi da un punto di vista poliziesco. Si chiuderà come una Corea del Nord.

Ovviamente spero che tutto finisca meglio di come io penso e di essere il classico pessimista cosmico... però le premesse sono queste.
Vedremo come si svilupperanno le cose.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 marzo 2026

Come sempre: facciamo fare ai curdi il lavoro per noi

Come già successo in Iraq e in Siria negli ultimi decenni e in tutto il Medio Oriente da ben più di un secolo... facciamo fare ai curdi il lavoro sporco, duro anche in Iran.


Ma poi alla fine uno Stato Curdo comunque non lo sosteniamo, i curdi devono sì combattere per noi, ma a parte quello stare buoni e zitti.
Uno Stato ai curdi non glielo diamo... però almeno ci impegniamo per non farli sterminare (tranne che in Turchia, ovviamente), contrariamente a quello che facciamo coi palestinesi.

Per l'Occidente i curdi sono in pratica solo dei palestinesi più utili, più simpatici.

Saluti,

Mauro.

Il caso Schettini 2

Tre video da guardare e meditare sul tema, al di là delle battute (ma neanche troppo battute) che io stesso feci qui.
Tre video per capire il tutto e farsi idee proprie su cosa è successo.

Vincenzo Schettini e la Scuola dei Prof-Star: un problema che va oltre il caso Schettini, di Rick Du Fer.

Vincenzo Schettini: una Masterclass su come NON gestire una Crisi, di Matteo Flora (soprattutto questo!).

Caso Vincenzo Schettini: sulla "Gogna mediatica" e l'invito a Sanremo, di Giacomo Moro Mauretto.

Saluti,

Mauro.

lunedì 2 marzo 2026

Commentando Sanremo - Prima parte

Per sapere il mio giudizio sulla manifestazione nel globale, leggete quando ho scritto nei giorni scorsi.

Oggi voglio parlare di musica. E giudicare le canzoni.
Per ora ne ho ascoltate solo sette, cioè le prime cinque classificate più quelle di J-Ax e Dargen D'Amico. Parlerò quindi di queste, delle altre me ne occuperò nei prossimi giorni.
Ah, prima di fraintenderci: parlo delle canzoni in concorso ovviamente, non delle cover che hanno presentato (se no Sayf con la sua assurda versione di "Hit the Road Jack" affiancato da Alex Britti e Mario Biondi vincerebbe il mondo, non solo Sanremo, anche senza dover ascoltare le altre 😉).

Partiamo dal vincitore, Sal Da Vinci.
Questo è il puro, vero Sanremo delle origini. Un testo tutto amore melenso degno di Gino Latilla e Nilla Pizzi. Siamo tornati agli anni '50. Solo con una voce un po' più moderna.
Sal Da Vinci come persona tutto sommato mi piace, ma come cantante è arrivato con 70 anni di ritardo (va beh, data la voce un po' più moderna, diciamo 60).

Secondo è arrivato Sayf.
A parte quanto scritto sopra sulla cover la sua canzone è molto bella, non certo un capolavoro, ma molto bella.
E soprattutto dimostra che la scuola genovese è bella viva, anche se ovviamente è molto cambiata rispetto ai tempi di De André, Fossati, Paoli, ecc.
Tra lui, Bresh, Alfa, Olly e altri Genova sta offrendo delle gran belle cose alla musica italiana (e non solo).

Poi Ditonellapiaga.
Sì, bella canzone, sia nel testo che nell'interpretazione... ma onestamente non capisco l'entusiasmo, tutti quelli che urlano che avrebbe dovuto vincere.
Bella sì, ma nulla di che (no, non parlo di lei, parlo della canzone... lo specifico visti tutti i commenti che leggo in giro sulle sue gambe, non vorrei venir frainteso).

E veniamo all'altra genovese (almeno di nascita): Arisa.
Arisa invecchiando migliora continuamente. La canzone come testo non è nulla di eccezionale, ma la sua voce di anno in anno migliora. Se a Sanremo dovesse vincere solo la voce e non anche la canzone, avrebbe dovuto vincere lei (almeno tra le canzoni che ho già ascoltato).

E poi la coppia impossibile: Fedez e Masini.
Bravi e convincenti entrambi.
E testo degno di nota.
Possibili vincenti nelle vendite post festival.
E aggiungo una cosa: al di là dei testi appena era uscito a me di Masini non piaceva per niente la voce... ma più invecchio io e più invecchia lui, più mi piace la sua voce.

Passiamo a J-Ax.
È stato semplicemente geniale. Come voce, come testo, come presentazione.
Posso solo dire: grande!
Tra le canzoni che ho già ascoltato avrebbe dovuto vincere lui. Senza se e senza ma.
(Oltretutto se lo avessi ascoltato solo in audio, e senza sapere che fosse lui, lo avrei potuto scambiare per Davide van de Sfroos... ed è un complimento).

Ultimo che ho ascoltato, Dargen D'Amico.
Ora capisco perché i Talebani proibiscono la musica. Devono averlo ascoltato. Hanno ragione.
Non serve dire altro.

Saluti,

Mauro.

Il caso Schettini

Non serve che vi riparli del caso Schettini e delle me***ne che l'insegnante youtuber ha pestato. Ne avete letto o sentito ovunque.

Però, in fondo, Schettini è solo il plurale di Schettino.

(Siete autorizzati a googlare entrambi i nomi, nel caso non capiate).

Saluti,

Mauro.

P.S.: Comunque, ve lo dico da fisico, sappiate che Schettini fa banalizzazione, non divulgazione.

sabato 28 febbraio 2026

Una (brutta) scoperta sanremese

In questi giorni c'è il Festival di Sanremo. Lo sapete tutti, non serve certo che ve lo ricordi io.
E che io lo segua in maniera solo molto, ma molto, indiretta è noto a chi ha letto quanto scrissi qui l'altro giorno.

Però i media, la stampa, le radio, i social networks ovviamente ne parlano... quindi qualcosa ne veniamo a sapere tutti, che ci piaccia o meno.
E una delle cose di cui si parla tanto oggi è un certo TonyPitony.
Io prima di oggi non avevo mai sentito il suo nome (per mia fortuna!).
Però, dopo aver letto o sentito oggi praticamente ovunque il suo nome, sono andato a cercare informazioni in rete, cercando anche i suoi video (sono masochista, lo so).
E allora?

Allora, per prima cosa mi sono pentito di averlo fatto 😉

E per seconda ho capito una cosa.
TonyPitony viene descritto generalmente come artista satirico, come erede della cosiddetta musica demenziale.

Cos'è la musica demenziale?
Un genere musicale che, con testi apparentemente senza senso, fa critica sociale o comunque parla della società, al di là dell'atteggiamento critico o meno.
In Italia il precursore fu Fred Buscaglione, poi arrivarono gli Squallor e gli Skiantos. Più recentemente i Pitura Freska e gli Elio e le Storie Tese, o anche i Buio Pesto (sì, lo so, questi ultimi non sono veramente noti a livello nazionale, ma da genovese non potevo non citarli 😉).
Tanto per citare solo i nomi più famosi e limitarci all'Italia.

Ma TonyPitony viene veramente da queste origini musicali?

Io dico solo questo: la musica demenziale è una cosa, essere dementi un'altra cosa.
Poi decidete voi.

Saluti,

Mauro.

giovedì 26 febbraio 2026

Dettagli dall'Oberpfalz 26 - Anche Cristo spara

Centro sportivo tiratori Cristo.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli dall'Oberpfalz.

mercoledì 25 febbraio 2026

Il Festival e la musica

La "e" è ovviamente e giustamente senza accento.
E sapete altrettanto ovviamente di quale Festival parlo.

Premesso questo, veniamo alla sostanza.

Il Festival di Sanremo è ormai assolutamente inguardabile. È prolisso e palloso.
La musica, la competizione sono ormai solo il contorno. E lo sono da tanti, troppi anni.
E allora, direte voi, perché gli italiani continuano a guardarlo?
Perché ormai è un'istituzione... e gli italiani un'istituzione cercano (o più probabilmente fanno finta di cercare) di cambiarla dall'interno, non la abbattono (soprattutto se non è ufficialmente politica ma alla politica serve, come appunto il Festival), sapendo benissimo però che se rimani all'interno dell'istituzione sarà l'istituzione a inglobarti, non tu a cambiarla.

Però, come scritto sopra, il vero problema di Sanremo non è la musica.
Questa può piacere o meno, ma è solo contorno.

Il Festival dura cinque (5) giorni... e le serate durano almeno quattro (4) ore ciascuna (almeno, in realtà di più, ma prendiamo quattro ore come base), cioè in totale almeno venti (20) ore. In realtà sono ormai sempre almeno trenta (30). Almeno.
Le canzoni in concorso sono in tutto 34.
Mettiamo che tra presentazione, esibizione e un paio di parole dopo l'esibizione, ogni canzone prenda 10 minuti (in realtà sono tra 5 e 6 minuti in tutto, ma facciamo finta che...).
34 canzoni, 10 minuti a canzone... in tutto 340 minuti. Neanche sei (6) ore.
Mettiamo anche che le fai sentire tutte due volte, presumendo che tutte abbiano diritto alla finale... le canzoni (compresa presentazione e tutto, se pensassimo solo alle canzoni stesse sarebbe molto di meno) ti occupano tra le undici (11) e le dodici (12) ore.
In realtà molte di meno, non più di otto (8) ore in totale, visto che nessuna canzone, come spiegato sopra, arriva a prendere 10 minuti di tempo.

E tutto il resto del tempo?
Tutto il resto del tempo è quello che purtroppo porta al tempo stesso soldi e disprezzo al Festival.
Ospiti con canzoni già pubblicate (e quindi non presentabili in concorso), ma da pubblicizzare, marchette varie verso aziende, film, programmi RAI e simili, conduttori che sono i veri protagonisti e che allungano il brodo per stare sul palcoscenico molto più della musica (e farsi pubblicità).
Ma soprattutto... togliere spazio ad altri programmi che magari parlerebbero di cose serie (cioè scomode, indipendentemente da come ne parli).

Però Sanremo rimane (purtroppo) obiettivamente importante per la musica italiana.
E allora?
Che fare? (Come direbbe Lenin).

Io personalmente limiterei il Festival a due serate (in realtà una basterebbe, ma non voglio fare l'estremista).
La prima di qualificazione (per eliminare le canzoni meno apprezzate e per evitare di appesantire la seconda serata) e la seconda di finale (magari questa sì con ospiti vari). E con introduzioni serie, non prolisse per allungare il brodo.
Due serate, otto (8) ore al massimo in tutto (ma proprio al massimo, visto che oltretutto nella seconda serata arriverebbe solo una parte delle canzoni).
In modo da riportare la musica al centro.
E credetemi... così Sanremo verrebbe di nuovo apprezzato anche da chi ha meno di 80 anni (che siano sulla carta d'identità o nell'anima cambia poco) o da chi non è fan assoluto e perso di uno dei concorrenti.

Prendiamo l'autore di questo blog, che casualmente è il sottoscritto 😉.
Il Festival attuale non lo guardo, proprio per nulla. Neanche se mi pagano.
Del resto se in concorso ci fossero canzoni degne di essere ascoltate, queste poi si farebbero comunque strada in radio, in streaming, eccetera. Le scoprirei lo stesso. E le ascolterei (e comprerei) lo stesso. Solo con magari un po' di ritardo.
Mentre tutto il contorno, se lo guardassi, mi servirebbe solo come sonnifero (o più probabilmente come lassativo).
Un Festival di due serate compatte, centrate solo sulla musica, invece potrebbe essere anche per me apprezzabile (certo, dipenderebbe anche dal conduttore o dalla conduttrice, ma questo vale per ogni trasmissione, non solo per il Festival).
Di sicuro però non lo rifiuterei a priori e a prescindere come faccio col Festival attuale.

Buona musica a tutti.

Saluti,

Mauro.

domenica 22 febbraio 2026

Dettagli coloniesi 38 - Gru senza porto

Ma cosa sollevi senza un porto?


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli coloniesi.

sabato 21 febbraio 2026

Dettagli genovesi 50 - Cactus in convento

Nel corridoio della Farmacia-Erboristeria Sant'Anna.


Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui tutti i dettagli genovesi.

mercoledì 18 febbraio 2026

Perché aver battuto il record di Mangiarotti fa bene allo sport italiano

Oggi Arianna Fontana, con l'argento nella staffetta femminile dello short track, è diventata l'atleta olimpica italiana più medagliata di sempre: 14 medaglie tra il 2006 e il 2026.
Supera così lo schermidore Edoardo Mangiarotti che ne vinse 13 tra il 1936 e il 1960 (e non venitemi a dire che le edizioni 1940 e 1944 non furono disputate causa guerra e che quindi il record di Mangiarotti vale di più: la guerra non fu certo colpa di Fontana!).
Fontana era arrivata a queste Olimpiadi con 11 medaglie vinte nelle precedenti edizioni, quindi con la speranza, ma non certo la garanzia, di raggiungere o superare Mangiarotti.
Lo ha superato. Ce l'ha fatta.
Chapeau!

Ma questo record è importante per lo sport italiano tutto, non solo per Arianna Fontana.

Perché?
Perché, indipendentemente dal giudizio sui successi di Mangiarotti e Fontana (in realtà non possiamo fare una graduatoria tra i due, e non solo perché rappresentanti di due sport diversissimi tra loro... sono entrambi dei mostri e basta), noi italiani siamo abituati a vivere nel passato... a pensare che le epoche d'oro siano andate.
E questo anche nello sport, anche dopo i successi incredibili (calcio escluso, purtroppo o per fortuna 😉) dell'ultimo decennio.
Il record di Fontana si spera che ci porterà fuori dal passato, fuori dal "prima valevamo di più".

Per questo, pur inchinandomi davanti a Mangiarotti, sono contento - anzi stracontento - che il suo record sia stato battuto.

Grazie Arianna Fontana, ti ringrazio non solo per le medaglie ma anche per averci fatto uscire dal passatismo (almeno spero).

Saluti,

Mauro.

martedì 17 febbraio 2026

L'indipendenza fraintesa

Chiariamo una cosa in vista del referendum sulla separazione delle carriere.
Anzi due.
(Della prima originariamente volevo parlarne in un articolo separato, ma poi ho pensato di fare un articolo unico, comunque il titolo non lo cambio, anche perché la seconda rimane a mio parere decisamente la più importante.)

La prima: tutta la pubblicità in cui il governo parla di velocizzazione dei processi, di efficacia delle espulsioni, di arresti per i criminali, di più poteri alle Forze dell'Ordine o comunque più mezzi per renderle efficaci, eccetera, eccetera... sono solo balle.
Comunque la si pensi su questi temi... non c'entrano nulla col referendum. Che vinca il sì o che vinca il no su questi temi non cambierà nulla. Non sono minimamente toccati, neanche alla lontana, dalla riforma.
La riforma non li riguarda.
È solo propaganda.

La seconda: l'indipendenza della magistratura è una cosa diversa da quel che ci fanno credere. Sia il governo che le opposizioni.
L'indipendenza della magistratura ha a che fare con la separazione dei poteri, non con la separazione delle carriere.
In una democrazia esistono tre poteri: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. E questi poteri devono essere indipendenti tra loro. Deve esserci questa garanzia, comunque vengano gestite le carriere e i vari ruoli.
Le correnti non sono le nemiche dell'indipendenza... le correnti (o liste, come sarebbe più giusto chiamarle) sono normali, anzi necessarie, in ogni elezione. Persino nelle elezioni per le rappresentanze scolastiche esistono!
Se con indipendenza si intendesse l'indipendenza dalle correnti allora dovremmo analogamente pretendere che in parlamento possano venire eletti solo candidati senza appartenenza partitica.
Non serve che vi spieghi perché ciò sarebbe un male, sia da un punto di vista democratico che semplicemente funzionale, vero?

Saluti,

Mauro.

lunedì 16 febbraio 2026

Una domanda sullo sci freestyle

Stasera alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 si è assegnato il titolo del big air femminile nello sci freestyle.

Io lo trovo spettacolare, ma non ci capisco granché, non so quali siano le regole e non so come vengano assegnati i punteggi (onestamente: per me è spettacolo, oserei dire arte nelle sue prestazioni migliori, ma lo sport dovrebbe basarsi su tempi, misure obiettive e controllabili, non anche su giudizi estetici... ma questo è un mio parere, opinabile come ogni parere).

Però i numeri li capisco, li so leggere.
E vedo che nella gara di oggi a tutte le concorrenti è stato cancellato il punteggio peggiore (premessa: ogni concorrente ha diritto a tre tentativi e la classifica finale viene calcolata coi due migliori punteggi di ciascun'atleta, almeno così ho capito le regole quando ho provato a leggerle)...  ma all'italiana Flora Tabanelli è stato cancellato il secondo punteggio, non il peggiore.

Qui la prova, dal sito della FIS, la federazione internazionale di sci:


Dato che non ci sono proteste dell'atleta, della federazione italiana e neanche dei tifosi (almeno io non ne ho viste/sentite)... significa che è tutto regolare, che non ci sono inghippi.

Però, però... io non capisco questa differenza tra i punteggi da cancellare.
Qualcuno che conosce questo sport e le sue regole mi sa spiegare?
Gliene sarei grato.

Saluti,

Mauro.

sabato 14 febbraio 2026

Una canzone femminista... che non immaginate tale

E se vi dicessi che Alice Cooper è un femminista? Ma un femminista serio, non uno che dà addosso ai maschi solo in quanto maschi.
Mi prendereste probabilmente per un pazzo. O per lo meno per uno che non conosce Alice Cooper.
E in apparenza avreste anche ragione... difficile pensare che nell'heavy metal (e la figura di Alice Cooper è uno degli archetipi dell'heavy metal) possa esserci qualcosa di femminista... anzi la maggioranza di voi ci troveranno solo maschilismo.

Però non è così.
Non sempre almeno.
Prendete, appunto, Alice Cooper.
E ascoltate la sua "Only Women Bleed".
Una canzone contro la violenza sessuale, in difesa delle donne vittime (e, per quel che ne so, ispirata a un fatto vero, anche se su questo non sono sicuro al 100%, ma fatto vero o no ciò non cambia il significato e il merito della canzone).

Volete accertarvene di persona?

Qui potete ascoltare la canzone:


E qui leggerne il testo.

Una canzone che però, all'inizio, venne intesa contro le donne: il manicheismo imperante pensò che Alice Cooper volesse denigrare la debolezza delle donne.
Peccato solo che lui volesse invece difenderle (come per fortuna successivamente gli venne anche riconosciuto, anche se non da tutti... e tra coloro che continuarono a condannarlo ci furono le nazifemministe... ma a loro non interessava cosa lui dicesse, interessava solo che lui fosse maschio).

Io posso solo dire: ascoltatevi e godetevi questa canzone. Sia musicalmente che socialmente.
È una bella canzone da ascoltare anche senza farsi pensieri e, come detto, è anche una canzone che dice cose importanti.

Saluti,

Mauro.

giovedì 12 febbraio 2026

Giada D'Antonio... sci e politica

Prima che fraintendiate: Giada D'Antonio come persona non fa politica (almeno che io sappia), anzi in parte lei è forse solo una vittima della situazione, ma la sua convocazione per le Olimpiadi invernali del 2026 (e prima il paio di convocazioni in Coppa del Mondo di sci alpino) è pura politica.

In parte politica interna sportiva, ma soprattutto politica in senso assoluto.

E questo per tre motivi.
Vediamoli.

Il primo motivo (e comunque, tutto sommato, il meno importante) è l'età.
In un paese dove anche Franzoni (che ha 24 anni) viene trattato come un atleta giovane, alle prime armi, che deve ancora crescere (ok, crescere si può sempre, anche a 70/80 anni, ma avete capito cosa intendo)... una ragazzina sedicenne (che non ha ancora dimostrato nulla a parte il sapersi vendere, o meglio... hanno dimostrato i genitori di saperla vendere) che tutto sommato sa stare sugli sci è utilissima per ripulire almeno un po' l'immagine di vetustà dello sport italiano.

Il secondo motivo è decisamente più importante.
E decisamente più scomodo (infatti su questo punto mi aspetto insulti, tanti insulti).
Questo motivo ha a che fare con dove questa ragazzina è nata, cresciuta e vive: cioè Napoli.
E dove sta il problema?
Nel fatto che ovviamente gli sport invernali al sud hanno meno spazio che al nord... ma vi sembra strano? Se rispondete sì... o siete in malafede o non avete capito il punto: certi sport dipendono dal clima (e dalle tradizioni), non hanno a che fare con scelte politiche o simili, non si tratta di una qualche discriminazione, e non è essere razzisti dirlo... ma per qualcuno invece è così e quindi cerca di fare in modo che le scelte politiche comandino.
Quindi una napoletana (indipendentemente dal suo valore e dai suoi risultati) nella nazionale di sci serve politicamente.
Perché D'Antonio nella nazionale di sci ha lo stesso significato che atleti di Courmayeur o Dobbiaco (soprattutto se anche ivi giochino) avrebbero nella nazionale di pallanuoto: la prima serve a dimostrare che anche al sud si può sciare, anche lontano da piste da sci, i secondi servirebbero solo a dimostrare che anche in mezzo alle Alpi si può fare pallanuoto (e che le piscine non servono solo a imparare a nuotare, come se bastasse una piscina per fare pallanuoto), non solo nelle grandi città o in regioni di mare.

Ma purtroppo il motivo più importante, più politico (e più da condannare) per la convocazione di D'Antonio è il terzo.
E riguarda il non farsela sfuggire, riguarda la paura che si ripeta la storia di Lara Colturi, italianissima e senza legami con l'Albania... ma che ora gareggia a livello internazionale per l'Albania, perché i suoi genitori pretendevano di comandare e che la federazione obbedisse e basta.
La federazione italiana ovviamente non era d'accordo... mentre a quella albanese sono luccicati gli occhi quando papà e mamma Colturi hanno telefonato e fatto la proposta.
E i genitori di D'Antonio hanno fatto la stessa minaccia (con addirittura un peso maggiore, visto che Colturi ha entrambi i genitori italiani, D'Antonio ha padre italiano e madre colombiana)... o la nostra bimba diventa nazionale o diventerà nazionale altrove.
Come detto, per evitare tale rischio, la FISI ha quindi convocato D'Antonio per un paio di gare di Coppa del Mondo (in nessuna è arrivata in fondo) e poi per le Olimpiadi (dove anche non è arrivata mai in fondo).
Il problema è che D'Antonio non ha ancora dimostrato nulla, neanche a livello giovanile (contrariamente a Colturi), ma la storia Colturi a quanto pare brucia ancora troppo.

Il vero problema sono i genitori, sia nel caso Colturi che in quello D'Antonio (e come fu, in altri tempi e non in Italia, il caso Girardelli).
Genitori che pretendono di gestire i figli e di imporli alle federazioni. Genitori disposti a tutto (temo anche a reati, anche se in questi casi non mi pare ce ne siano stati, almeno non di mia conoscenza) pur di vedere i figlioli o le figliole partecipare alle più grandi competizioni mondiali indipendentemente dai meriti.
Oppure (anzi forse più probabilmente) genitori che hanno capito come fare i soldi (non credetevi che le federazioni di arrivo non paghino o che i genitori di cui sopra si muovano senza aspettarsi vantaggi... oltretutto essere convocati in nazionale porta già in sé qualche soldino, non è solo gloria), togliendo potere alle federazioni con minacce varie.

Saluti,

Mauro.

Un ragionamento non proprio corretto

Oggi Linkiesta ha pubblicato un articolo interessante, spontaneamente (cioè prima di riflettere) condivisibile... ma che in realtà è un'unica grande fallacia logica.

La sostanza dell'articolo è che l'UE, se fosse unita, sarebbe anche una potenza sportiva, praticamente imbattibile.
E Marco Ghetti (l'autore dell'articolo) lo dimostra sommando le medaglie vinte dai vari paesi UE e presentando questo "medagliere" (prima delle medaglie distribuite oggi, contando anche quelle odierne la potenza europea sarebbe ancora più potente):


Dove sta l'inghippo?
Ogni paese può presentare in ogni disciplina un numero limitato di concorrenti.
Le regole variano da sport a sport (e dai ranking mondiali: qualcuno può iscrivere più atleti e qualcun altro meno), ma generalmente questo numero varia da 1 a 4.

E qui arriva la fallacia logica di cui sopra.
Ve la spiego.

Facciamo finta che in una disciplina ogni paese possa presentare 3 atleti, senza eccezioni.
Gli USA presenteranno 3 atleti, la Norvegia 3, la Cina 3, il Regno Unito 3, la Svizzera 3, eccetera.
E la UE? Se si presentasse come paese unico potrebbe presentare solo 3 atleti... ma fino a che non è un paese unico potrà presentare 3 tedeschi, 3 italiani, 3 francesi, 3 polacchi, 3 svedesi, eccetera.
È quindi evidente che le probabilità di vittoria aumentano presentandosi separati... più atleti hai in gara, più possibilità hai di vincere, visto che ai Mondiali e alle Olimpiadi le sorprese sono sempre dietro l'angolo (al di là di altri discorsi di carattere statistico), in particolare nelle discipline dove le differenze tra i migliori sono piccole, dove non ci sono veri dominatori.

Prendiamo come esempio lo slittino doppio maschile di ieri: su 17 coppie in gara, 11 venivano da paesi UE.
Se la UE si fosse presentata come paese unico ne avrebbe potute presentare 3. Le altre 8 sarebbero rimaste a casa.
Ora voi mi direte: però il podio è stato tutto UE (Italia-Austria-Germania)... le tre coppie sarebbero state le prime tre comunque, avremmo "perso" solo i posti di contorno.
Ed è qui che casca l'asino!
A causa della concorrenza interna le coppie italiana (soprattutto) e austriaca non avrebbero avuto la garanzia di qualificarsi per le Olimpiadi (la coppia italiana sulla carta era la numero due anche solo in Italia... figuriamoci in UE)... e non è detto che prima e seconda al posto loro sarebbero arrivate altre coppie UE.
Molto probabilmente la coppia tedesca arrivata poi terza avrebbe sì conquistato una medaglia, forse addirittura l'oro... ma sugli altri gradini del podio difficilmente ci sarebbero state altre due coppie UE. Forse una, ma due non credo proprio.

Cosa voglio dirvi con questo?
Che la UE unita sarebbe sì con ogni probabilità la prima forza sportiva mondiale, ma non con quella dominanza che l'articolo vuol far credere.
E soprattutto che non sono quelli i calcoli seri per valutare cosa potrebbe succedere: matematica e statistica (e anche lo sport) funzionano in maniera molto più scientifica (e purtroppo spesso complessa) di quanto Ghetti creda.

Quella "dominanza" viene da una fallacia logica, da una semplice somma senza ragionamento.

Saluti,

Mauro.

martedì 10 febbraio 2026

Record inevitabili

Come tutti - interessati o meno - avrete notato, sono in corso le Olimpiadi invernali.
E si disputano in Italia.

In questi giorni mi ha colpito particolarmente una cosa a livello giornalistico: l'accento posto nelle cronache in diretta e negli articoli dopo sui record della pista stabiliti durante le gare di slittino a Cortina d'Ampezzo... come se fossero segno di chissà quali prestazioni sovrumane.

Che gli atleti di vertice siano atleti eccezionali e che possano fare prestazioni da sogno (non sovrumane: per quelle bisognerebbe non essere umani, ovviamente 😉) è palese, non serve certo che ve lo dica io.

Però... siamo sicuri che questi record siano così eccezionali?
Ebbene, no, non possiamo esserne sicuri. Probabilmente lo sono. Ma se lo sono veramente, senza se e senza ma, o se non lo sono lo scopriremo solo in futuro.

Ma, ma... vi sento già dire... nessuno prima aveva mai fatto meglio su quella pista!

Vero, avete ragione. Ma semplicemente perché prima quella pista non esisteva. Nessuno ci aveva mai gareggiato fino a ora.
È stata costruita appositamente per queste Olimpiadi.
È semplicemente logico, oserei dire banale, che i migliori tempi stabiliti in queste Olimpiadi siano automaticamente anche record della pista: non esistono infatti tempi precedenti con cui confrontarli!

E questo varrà anche per le gare di bob e skeleton, non solo per lo slittino.

Saluti,

Mauro.

Cose (tafazziane) di Germania

La città di Bielefeld ha deciso di incentivare l'uso dell'idrogeno per autotrazione.
Ha deciso prima di comprare autocompattatori (sì, i camion per la rumenta - per i non genovesi spazzatura - tecnicamente si chiamano così) alimentati a idrogeno.
E poi, sfruttando fondi statali, anche autobus a idrogeno.
Segnatevi "fondi statali". Saranno due parole fondamentali nel prosieguo della storia.

Partiamo dall'inizio.
La municipalizzata di Bielefeld ha deciso di mettere in servizio autocompattatori alimentati a idrogeno. Fin qui tutto bene. Solo che a Bielefeld non ci sono distributori di idrogeno, quindi i camion dovevano andare a rifornirsi a Rheda-Wiedenbrück, a circa 30 km di distanza.
Cosa antipatica, sicuramente, ma non poi così drammatica.

Il problema vero si ha quando Bielefeld decide di passare all'idrogeno anche per il trasporto pubblico, cioè per gli autobus.
E Bielefeld prende questa decisione anche - forse soprattutto - grazie al finanziamento statale, che comprendeva non solo l'acquisto degli autobus ma anche l'installazione di una stazione di rifornimento per l'idrogeno in città.
E detta stazione di rifornimento oggi esiste. Ed è sita di fronte al deposito degli autocompattatori.

Però... il finanziamento statale riguarda solo gli autobus.
E quindi, direte voi? La città pagherà come un normale cliente privato quando gli autocompattatori faranno il pieno lì. Nulla di drammatico.
Ma voi la fate facile... il fatto è che dato che la stazione di rifornimento è stata finanziata con i soldi per gli autobus... solo gli autobus - e nessun altro, né pubblico né privato - possono rifornirsi lì. Indipendentemente dal se e dal quanto si è disposti a pagare. Se no lo stato ritira il finanziamento.

Ok, allora continueranno semplicemente a fare gli antipatici 30 km fino a Rheda-Wiedenbrück. Giusto?

Sbagliato!

Il fatto è che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Infatti nel frattempo la stazione di rifornimento a idrogeno di Rheda-Wiedenbrück è stata chiusa.
Quindi gli autocompattatori dovrebbero andare fino a Münster per rifornirsi, molto più lontano di Rheda-Wiedenbrück. Solo l'andata e ritorno da Münster consumerebbe i due terzi del pieno di idrogeno.
E gli autocompattatori di Bielefeld continuano a non poter attraversare la strada per rifornirsi dove si riforniscono gli autobus (sempre di Bielefeld). Se no la città perde i finanziamenti per il trasporto pubblico.

Risultato?
Bielefeld ha riportato in garage gli autocompattatori a idrogeno e rimesso in strada quelli a diesel.

No comment.

Per chi sa il tedesco, qui un servizio sul tema.

Saluti,

Mauro.

venerdì 6 febbraio 2026

Guerra e Inghilterra

Quando io da bambino facevo capricci per mangiare qualcosa, mio papà non faceva chissà quale teatro, non urlava o usava rimproveri pesanti.
Dato che lui aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale da bambino, mi guardava severo e con calma diceva "Se tu avessi vissuto la guerra ora non faresti i capricci" (la frase non era sempre uguale, variava, ma la sostanza era sempre quella che ho appena scritto... e vi garantisco che aveva più successo che se avesse usato le sberle).

Poi, negli anni '80, da liceale, andai per la prima volta in Inghilterra, per un corso di lingua.
Al ritorno papà mi venne a prendere all'aeroporto.

Appena lo vidi, prima ancora di salutarlo, gli dissi "Tu avrai anche vissuto la guerra, ma non sei mai stato in Inghilterra".
Capì subito, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, anche se lui - come detto - in Inghilterra non c'era mai stato.
E il suo sorriso dopo questo mio "saluto" fu una delle cose più belle che ho visto in vita mia.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Anche (forse soprattutto) per queste cose oggi, che sono vecchio io, papà mi manca.

giovedì 5 febbraio 2026

Liguria, mare e monti

No, la Liguria non è una regione di mare.
Lasciatevelo dire da un ligure: la Liguria è una regione di montagna.

Guardate la sua conformazione.
È tutta monti. Non ci sono parti non montuose, tranne poche eccezioni (che poi comunque sono collinose, non veramente pianeggianti, tranne forse la piana del Magra nello spezzino e la presunta piana ingauna alle spalle di Albenga... ma appunto forse, visto che proprio così piane poi non sono).

Ma...

Ma voi ora direte: però tutta la Liguria è sul mare... la Liguria è una striscia sottile sul mare.
Appunto!
La Liguria è una striscia sottile sul mare!
Ma lo è perché le montagne lì la spingono!

La Liguria è una regione di montagna che le montagne stesse buttano a mare, non avendo lo spazio per una transizione morbida come invece hanno altre regioni.

Genova e la Liguria hanno conquistato il mare proprio perché sono una città e una regione di montagna.
Sono i monti che ci hanno obbligato a conquistare il mare.
Perché i monti ci hanno chiuso ogni altra strada, pur essendo i monti la nostra essenza.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 febbraio 2026

Dopo Nadal... Vonn

A fine 2024 vi raccontai del gesto da non lodare di Rafa Nadal, gesto che dimostrava che l'ego di Nadal fosse più potente della federazione spagnola di tennis, federazione che contro ai propri interessi si piegò però alle decisioni e all'ego del campione ormai ex.

Che molti campioni dello sport con l'età acquistino un'autostima esagerata e che permettano al proprio ego di debordare è questione nota, non è nulla di nuovo.
E in realtà spesso non è neanche un gran problema: generalmente questi figuri si rendono solo ridicoli in proprio, danneggiando solo la propria immagine (o ingigantendola se i loro tifosi in realtà non sono tifosi, ma adoratori di un dio).
Il problema è quando questi campioni (o ex) si ergono sopra federazioni e istituzioni nazionali, sfruttando un potere che non dovrebbero avere per decidere in proprio se partecipare o meno a competizioni varie, anche quando farlo spetterebbe alle rispettive federazioni sportive nazionali (come il Nadal citato all'inizio).

E oggi succede lo stesso in vista delle Olimpiadi invernali del 2026... dove Lindsay Vonn ha deciso che comanda lei, non la federazione statunitense di sci alpino... e detta federazione ha chinato il capo davanti alle decisioni della boss.

Già il suo "rientro" in coppa (dove in teoria chi partecipa lo decidono le rispettive federazioni) dopo anni di pausa era un indizio. Lei non si era rimessa in gioco, mettendo in conto anche di non poter essere convocata. Lei aveva deciso di tornare. Imponendo la sua presenza. E la federazione USA si era inchinata.
E no, non venitemi a dire che poi ha dimostrato di essere ancora una top... questo lo ha dimostrato infatti dopo, a priori ha dimostrato solo di avere il potere, non di essere una top.

Ma ora si supera ogni limite: Vonn si è rotta il crociato a Crans-Montana... brutto incidente, una cosa che non si augura a nessuno, proprio per niente. In questo si può umanamente solo essere al suo fianco.
Però proprio qui vengono fuori il suo ego e il suo potere: Vonn decide comunque di partecipare alla discesa libera delle Olimpiadi... togliendo con questo il posto a una compagna di squadra che, a causa dell'infortunio di Vonn, a questo punto avrebbe avuto più chances di lei di fare risultato.
E la federazione USA tace, lasciando che sia Vonn a decidere tutto.

Qui lo sport non c'entra.
C'entra solo l'ego.
Come in tanti altri casi.
Purtroppo.

Saluti,

Mauro.

martedì 27 gennaio 2026

Perché la Cina (probabilmente) ha perso

No, non saltate sulla sedia, almeno non subito. Prima leggete e riflettete un attimo.

Premessa: prima di crollare definitivamente la Cina comunque farà ancora un sacco di danni (e i suoi alti papaveri continueranno ad arricchirsi).

Ma cosa intendo quando dico che la Cina ha perso?
La Cina è forse la storia di maggior successo di un intero paese del secondo dopoguerra: da paese di fatto morto di fame prima di Mao Zedong, a potenza locale (ma comunque povera) sotto Mao Zedong... fino ad arrivare a essere la seconda (in certi settori prima) potenza globale oggi.

E quindi?

Quindi, alla morte di Mao Zedong la Cina rischiò il crollo, ma Mao - nonostante la sua fosse tutto sommato una dittatura personale - aveva costruito una struttura, un apparato.
E questa struttura, questo apparato tennero in piedi il paese.
La Cina, come l'URSS, era la dittatura di un partito, di un apparato, non di una persona. Quindi anche la fine di figure "imponenti" come Mao o Stalin difficilmente poteva mettere ko il paese.

E infatti l'URSS crollò per ragioni economiche, non per la fine di singole figure guida.
E la Cina, anche grazie alla crescita economica, ha sofferto ancora meno della fine di singole figure guida.

Però, però adesso rischiamo di essere alla fine: Xi Jinping sta trasformando la Cina in una dittatura personale, di fatto cancellando il partito.
L'epurazione dei vertici del partito e, più di recente, di quelli delle forze armate sono un'indicazione palese: Xi non vuole potenziali rivali... ma così elimina anche potenziali eredi...

Cosa succederà quando Xi Jinping morirà? Del resto neanche lui è eterno.

Succederà che scoppierà una guerra per la successione... ma una guerra tra personaggi di secondo piano, visto che quelli di primo piano sono stati di fatto eliminati.
E i risultati di questa "guerra" potranno essere solo due.
O la Cina si scioglierà oppure rimarrà unita ma tornando economicamente indietro di decenni.

È augurabile la cosa?
Non lo so... quanto sopra sono mie previsioni, non mie speranze.
Onestamente non so se per il mondo sia meglio che io abbia ragione o che io abbia torto.

Saluti,

Mauro.

venerdì 9 gennaio 2026

Una domanda (anzi due) su USA e Groenlandia

Gli USA hanno veramente bisogno della Groenlandia per la propria difesa?

Risposta breve: no.
La risposta lunga (che porta comunque alla stessa conclusione della risposta breve) richiede alcune premesse.
È assolutamente vero che la Groenlandia si trova in una posizione strategica per il controllo dell'Artico e delle rotte che lo attraversano (e che col riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci diventeranno sempre più importanti).
Ed è altrettanto vero che la Russia, per la sua posizione e dimensioni, ha dei vantaggi geografici indubitabili. Che in caso di conflitti comporterebbero anche vantaggi militari.
E anche la Cina, pur non avendo accesso diretto all'Artico, sta mostrando un notevole interesse sulle rotte di cui sopra.
Però, nonostante tutto questo, agli USA non è necessario possedere la Groenlandia per difendersi.
Intanto la Groenlandia, in quanto parte del Regno di Danimarca, rientra nella NATO. E la Danimarca è quindi vincolata ai trattati NATO a prestare aiuto e sostegno, nel caso gli USA venissero attaccati e invocassero il famoso articolo 5.
Ma, anche senza NATO, gli USA possiedono già una grande base nel nord dell'isola: la Pituffik Space Base (già Thule Air Base).
Tra le altre cose il trattato del 1951 tra USA e Danimarca, che diede il via libera alla base di Thule, concede già agli USA libertà di azione praticamente totale in Groenlandia. L'unica limitazione riguarda le armi nucleari, limitazione che tra l'altro gli USA non hanno rispettato, come scoperto nel 1995.

Quindi, in termini di difesa, gli USA di fatto hanno già la Groenlandia. Di più non serve loro.

E allora perché questa insistenza di Trump e consorteria per averla?

È lo stesso discorso del Venezuela.
In Venezuela il narcotraffico era la scusa, il petrolio e la limitazione della Cina la realtà.
In Groenlandia la difesa è la scusa, le terre rare e altri minerali e la limitazione della Cina (che ha dei contratti minerari con la Groenlandia, oltre che un quasi monopolio delle terre rare) la realtà.
Vero che a causa delle condizioni climatiche l'estrazione mineraria in Groenlandia è estremamente complicata e costosa, ma le riserve sono comunque notevoli (e quindi invitanti) e lo scioglimento dei ghiacci la renderà nel tempo più fattibile e conveniente.

Saluti,

Mauro.

lunedì 5 gennaio 2026

Qualche domanda sull'intervento USA in Venezuela

Maduro è (era) un dittatore?
Sì, su questo penso che siamo tutti d'accordo (tranne ovviamente chi dal suo regime traeva profitto).

Il popolo venezuelano è oppresso?
Anche qui la risposta è sì. Magari può non sembrarlo veramente perché il regime è meno violento di altri a noi noti, ma l'oppressione è indubitabile.

Quindi l'intervento USA è legittimo o almeno giustificato?
Legittimo di sicuro no, essendo il Venezuela un Paese sovrano con pieno controllo internazionalmente riconosciuto sul proprio territorio e, nonostante tutti suoi problemi, non certo uno Stato fallito stile Somalia o Libia.
Giustificato è in parte questione di opinioni, ma la lancetta tende anche qui decisamente verso il no, vista la mancanza di richieste d'"aiuto" da parte delle opposizioni o del popolo.

Cosa dice il diritto internazionale al proposito?
Il diritto internazionale non è codificato con la stessa precisione e dettaglio dei vari diritti interni, comunque praticamente tutti i giuristi sono concordi nel giudicare l'intervento USA contrario al diritto internazionale. 
Bisogna però distinguere tra due punti: il rapimento (o arresto, secondo gli USA) e l'incriminazione. Il primo è senza dubbio illegittimo, la seconda dipende anche da come verrà formulata dal tribunale di New York.
Qui un video che spiega molto bene la questione.

Trump ha "sfruttato" l'esempio di Putin con l'Ucraina?
Tenendo conto del livello intellettuale di Trump la cosa non è da escludere, ma ciò dimostrerebbe solo che Trump non ha capito nulla della situazione russo-ucraina.
L'unica cosa in comune tra i due interventi è l'essere in violazione del diritto internazionale. Sotto ogni altro piano sono situazioni completamente diverse.
Semmai l'intervento in Venezuela ricorda quello che gli stessi USA fecero a Panama nel 1989 contro Noriega.

Maduro è veramente un narcotrafficante?
Onestamente non lo so, ma la cosa è in realtà totalmente irrilevante, visto che il narcotraffico è stato usato solo come scusa giuridica per giustificare l'attacco.
I due punti che interessano Trump e la sua banda sono il petrolio e la Cina.
Se a Trump fosse veramente interessato il narcotraffico avrebbe attaccato la Colombia.

Ecco, cosa c'entra la Cina?
La Cina, come la Russia, ha stretto negli ultimi decenni forti legami col Venezuela, ma mentre il legame con la Russia di fatto si limitava al petrolio, la Cina andava oltre, esercitando anche influenza politica che avrebbe potuto estendersi anche a paesi vicini.
Gli USA vedevano in questo un pericolo e si sono mossi di conseguenza.

Ora la Cina cosa farà? Ci possono essere conseguenze su Taiwan?
La Cina per ora (e probabilmente non solo per ora) si muoverà giuridicamente, pretendendo il rispetto dei contratti firmati col governo venezuelano e il ripagamento dei debiti nei termini già definiti.
Chiunque vada prossimamente al governo in Venezuela, che sia succube agli USA o no, verrà visto dalla Cina come successore del governo Maduro, quindi giuridicamente vincolato ai contratti di cui sopra, salvo stipula di nuovi accordi con annullamento dei vecchi (cosa a cui la Cina acconsentirebbe solo in cambio di petroliere piene di soldi e forse neanche basterebbero).
Per quanto riguarda Taiwan non cambierà nulla: le situazioni sono diverse e soprattutto Xi mira a entrare nei libri di storia prendendosi Taiwan pacificamente, infiltrando il Parlamento dell'isola.

E il petrolio venezuelano?
Per prima cosa chiariamo che, contrariamente a quanto detto da Trump, non appartiene agli USA, ma - appunto - al Venezuela, trovandosi nel sottosuolo del Paese o in quello della sua ZEE.
Che i giacimenti vengano dati in concessione anche a compagnie estere non cambia il proprietario (del resto, p.e., se un'azienda italiana costruisce una fabbrica in Romania non è che il terreno dove è sito lo stabilimento diventa Italia solo perché l'azienda è italiana).
Quello che gli USA (o meglio le aziende statunitensi) hanno perso con la nazionalizzazione del 1976 (sì, la nazionalizzazione dell'industria petrolifera venezuelana è precedente a Chávez e Maduro) sono gli impianti di estrazione, trasporto e in parte lavorazione.
Ora Trump vuole restituire questi impianti alle aziende USA e contemporaneamente appropriarsi del petrolio venezuelano. Vedremo in quali termini lo farà.

Ora Trump metterà in pratica anche le sue minacce contro la Groenlandia?
Questo è il grande punto interrogativo del momento.
Se Trump decidesse tutto completamente da solo temo che la risposta sarebbe sì, ma nonostante tutto non è ancora un uomo solo al comando, anche se lui tale si sente.
Certo che la Groenlandia è un calibro diverso. Infatti appartiene al Regno di Danimarca, che è paese NATO e UE.
E, mentre il Venezuela era (al di là di ciò che dice il diritto internazionale) inviso a mezzo mondo, lo stesso non si può certo dire della Danimarca o anche della Groenlandia presa da sola.
Qui può veramente succedere di tutto. A questo punto ogni previsione è legittima, dalla più ottimistica alla più pessimistica.

E in tutto questo... la UE?
Incredibilmente per la UE questo potrebbe essere un assist incredibile per crescere anche politicamente nel mondo e non rimanere solo un gigante economico.
L'UE deve vincere la sua congenita timidezza e mettere finalmente all'angolo i sabotatori interni.
Ma su questo punto sono, purtroppo, decisamente pessimista.

Saluti,

Mauro.