martedì 25 agosto 2026

Quando si perde o si vince una guerra (e quando la stampa chiude gli occhi)

Esistono tre situazioni che certificano la vittoria in una guerra.
Non devono necessariamente verificarsi tutte e tre insieme, generalmente una basta e due rendono la cosa già inequivocabile.
Se poi ci sono tutte e tre...

Queste tre situazioni sono:
1) Tu distruggi il tuo avversario, lo conquisti completamente;
2) Tu raggiungi obiettivi tali da far sì che il resto del mondo accetti la tua vittoria, anche se non hai raggiunto quanto al punto 1;
3) Tu raggiungi i tuoi obiettivi dichiarati nei tempi che ti eri prefissato o al peggio con limitato ritardo.

Bene, la Russia - che tanti ritengono imbattibile e vittoriosa - contro l'Ucraina non ha raggiunto, costruito nessuna delle tre situazioni citate. Nessuna. Anzi è lontanissima da tutte e tre.
La terza poi è la peggiore di tutte: la Russia avrebbe dovuto piegare l'Ucraina in una settimana o poco più... sono passati quattro anni e mezzo e la Russia è più in difficoltà dell'Ucraina sul campo.

Ma purtroppo sta al momento vincendo la guerra mediatica, visti gli alleati che ha nella stampa occidentale (i primi che mi vengono in mente sono il Fatto Quotidiano in Italia e la Bild Zeitung in Germania, ma non sono di certo gli unici, anzi).
Un dittatore odierno ha bisogno di questo, della stampa amica, non della repressione violenta (cioè, questa la usa, ma mirata, non di massa come facevano i dittatori del passato).

Ecco... tu perdi una guerra (perché la Russia la sta perdendo, è un fatto) ma riesci a far credere al mondo di stare vincendo, perché sul campo non vali niente ma riesci ancora a pagare stampa compiacente.

È ovvio che i politici degli altri paesi sanno quanto sopra, loro hanno accesso a informazioni serie, non sono legati a quelle di certa stampa... ma detti politici devono anche cercare di farsi eleggere/rieleggere, quindi sono ovviamente tentati dai voti di chi casca nella trappola della stampa pagata dal Cremlino.
Cosa significa questo? Che i politici sanno che la Russia sta perdendo ma che hanno bisogno dei voti di chi non ci crede.

Ed è anche per questo che nonostante tutto Putin è ancora in sella.
Putin sa usare i media purtroppo molto meglio di quanto sappiano fare i politici occidentali, di qualsiasi colore essi siano.
E soprattutto sa usare quelli di altri paesi. Quelli russi ormai non li usa più. Li possiede e basta.

Saluti,

Mauro.

10 commenti:

  1. Un'analisi impeccabile che centra il punto più critico del conflitto attuale: il disallineamento tra realtà militare e percezione pubblica.

    I tre criteri proposti per definire una vittoria sono storicamente ineccepibili e non averne raggiunto nemmeno uno, per Putin è inammissibile, quindi continua a sostenere la sua visione di una Russia vittoriosa. Eppure la storia insegna che anche piccoli Stati, possono avere la meglio su quelli grandi, vedi il Vietnam.

    Strategicamente Mosca ha fallito: la guerra lampo, considerando i 1600 giorni trascorsi dall'inizio, tanto lampo non è e il costo umano ed economico è sempre meno sostenibile. La cosa assurda è che Putin sostenga il contrario e sminuisca le possibilità dell'avversario. In soldoni: io Putin posso attingere a risorse economiche e umane infinitamente superiori a quelle di Zelensky, quindi ho già vinto.
    Personalmente credo che le cose stiano diversamente: da più parti ho letto che la Russia sta facendo sforzi incredibili per reclutare soldati.

    Devo darti ragione: il vero capolavoro (e pericolo) del Cremlino non si sta consumando al fronte, ma nelle redazioni e nei talk show occidentali attraverso tre dinamiche precise:
    1) la militarizzazione dell'informazione: Putin ha capito che nell'era digitale non serve occupare militarmente l'Europa (motivo principe della sua aggressione all'Ucraina, secondo me) se si può occupare il suo spazio informativo. Finanziando o semplicemente alimentando certe linee editoriali, la propaganda russa ha trasformato una logorante guerra di trincea in una narrazione di "invincibilità matematica".
    2) come dici tu i leader occidentali hanno accesso ai report d'intelligence, sanno che l'esercito russo è in affanno e che il supporto a Kiev funziona. Tuttavia, la politica vive di cicli elettorali a breve termine. Se i media convincono i cittadini che la causa è persa e che le sanzioni danneggiano solo noi, i politici iniziano a frenare sugli aiuti e in Italia la percezione è che l'Ucraina sia spacciata e che il sostegno serva solo a prolungare una guerra inutile.
    3) l'effetto "profezia che si autoavvera": se la stampa continua a ripetere che la Russia vincerà comunque, l'opinione pubblica si rassegna, la politica taglia il sostegno e, alla fine, la Russia vince davvero. Non per superiorità sul campo, ma per sfinimento psicologico dell'avversario.

    Tuttavia, ci sono testate che sostengono apertamente l'appoggio all'Ucraina (La Stampa, Il Corriere della Sera o Repubblica) e che scrivono articoli "sul campo" smentendo la superiorità russa ma che per ottenere una maggior numero di "clic", usano titoli equivocabili e drammatici che sono in contrasto con il contenuto dell'articolo.

    La mia conclusione è che si sia creato un corto circuito: i mass media danno l'Ucraina moribonda, influenzando la percezione degli italiani che sono stanchi di questa situazione e quindi ritengono inutili gli aiuti a Kiev, di conseguenza i quotidiani amplificano questo "malessere" con l'obiettivo politico di dimostrare che la strategia dei leader europei ha fallito e che l'Italia dovrebbe pensare esclusivamente ai propri interessi economici nazionali.

    Forse potrà sembrare un commento superficiale, ma io detesto le guerre quindi tendo a non volerne sapere più di tanto anche se non riesco, comunque, a nascondere la testa sotto la sabbia.

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    1. Molto, molto importante il punto che tu sottolinei della "profezia che si autoavvera".
      Fatte le debite differenze (soprattutto dovute all'epoca) è un po' il modo in cui Hitler arrivò al potere in Germania negli anni '30 (Mussolini sfruttò anche ovviamente la propaganda, ma nella sua salita al potere vedo il concetto "profezia che si autoavvera" meno pregnante).

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    2. Io ho il timore, il grande timore che andrà proprio a finire così.

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    3. Il rischio è concreto, anzi la cosa è probabile, non sono certo io a negarlo... ma credo che prima di arrivare all'autoavveramento della profezia passerà un bel po' di tempo, ancora un po' di anni... il che significa un bell'aumento del conto di morti, disabili e sfollati su entrambi i fronti.

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    4. Una piccola aggiunta al tuo commento sul Vietnam a cui all'inizio non avevo pensato: Il Vietnam lo ha fatto addirittura due volte e mezzo, quasi tre.
      Prima contro la Francia, poi contro gli USA e alla fine il pareggio sul campo (che è di fatto una vittoria vista la disparità di forze in campo) contro la Cina.
      Un tempo si diceva dell'Afghanistan che era il "graveyard of empires"... ma mi pare che il Vietnam non abbia fatto di meno, anzi (anche se i suoi avversari non si facevano più chiamare imperi).

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    5. Purtroppo temo, come ho detto, che stavolta non andrà a finire così.
      Forse sarà una vittoria morale ma niente di più

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  2. P.S.: Ho dimenticato di sottolineare una cosa e cioè che io in quest'articolo parlo di vincere o di perdere, non di ragione o torto. Anche se dovesse perdere tutto, l'Ucraina continuerebbe comunque ad aver ragione.

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    1. Non c'era bisogno di dirlo. L'aggressione immotivata a uno Stato sovrano e indipendentemente, non può essere giustificata in nessun modo.

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    2. Non ce n'era bisogno per te... molta gente confonde però le due cose.

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  3. Ulteriore specificazione: parlo di quattro anni e mezzo perché in questo articolo mi riferisco all'attacco russo su larga scala... in realtà però gli anni veri sono 12, visto che la Russia ha attaccato Crimea e Dombass nel 2014. Solo che molti occidentali non se ne sono accorti, visto che loro valutano in base la conto dei morti (e nel 2014 sono stati ovviamente pochi - su entrambi i fronti - in confronto a quanto successo dal 2022 in poi), non sanno mettere in fila i fatti e di conseguenza capire cause ed effetti.

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