martedì 10 febbraio 2026

Record inevitabili

Come tutti - interessati o meno - avrete notato, sono in corso le Olimpiadi invernali.
E si disputano in Italia.

In questi giorni mi ha colpito particolarmente una cosa a livello giornalistico: l'accento posto nelle cronache in diretta e negli articoli dopo sui record della pista stabiliti durante le gare di slittino a Cortina d'Ampezzo... come se fossero segno di chissà quali prestazioni sovrumane.

Che gli atleti di vertice siano atleti eccezionali e che possano fare prestazioni da sogno (non sovrumane: per quelle bisognerebbe non essere umani, ovviamente 😉) è palese, non serve certo che ve lo dica io.

Però... siamo sicuri che questi record siano così eccezionali?
Ebbene, no, non possiamo esserne sicuri. Probabilmente lo sono. Ma se lo sono veramente, senza se e senza ma, o se non lo sono lo scopriremo solo in futuro.

Ma, ma... vi sento già dire... nessuno prima aveva mai fatto meglio su quella pista!

Vero, avete ragione. Ma semplicemente perché prima quella pista non esisteva. Nessuno ci aveva mai gareggiato fino a ora.
È stata costruita appositamente per queste Olimpiadi.
È semplicemente logico, oserei dire banale, che i migliori tempi stabiliti in queste Olimpiadi siano automaticamente anche record della pista: non esistono infatti tempi precedenti con cui confrontarli!

E questo varrà anche per le gare di bob e skeleton, non solo per lo slittino.

Saluti,

Mauro.

Cose (tafazziane) di Germania

La città di Bielefeld ha deciso di incentivare l'uso dell'idrogeno per autotrazione.
Ha deciso prima di comprare autocompattatori (sì, i camion per la rumenta - per i non genovesi spazzatura - tecnicamente si chiamano così) alimentati a idrogeno.
E poi, sfruttando fondi statali, anche autobus a idrogeno.
Segnatevi "fondi statali". Saranno due parole fondamentali nel prosieguo della storia.

Partiamo dall'inizio.
La municipalizzata di Bielefeld ha deciso di mettere in servizio autocompattatori alimentati a idrogeno. Fin qui tutto bene. Solo che a Bielefeld non ci sono distributori di idrogeno, quindi i camion dovevano andare a rifornirsi a Rheda-Wiedenbrück, a circa 30 km di distanza.
Cosa antipatica, sicuramente, ma non poi così drammatica.

Il problema vero si ha quando Bielefeld decide di passare all'idrogeno anche per il trasporto pubblico, cioè per gli autobus.
E Bielefeld prende questa decisione anche - forse soprattutto - grazie al finanziamento statale, che comprendeva non solo l'acquisto degli autobus ma anche l'installazione di una stazione di rifornimento per l'idrogeno in città.
E detta stazione di rifornimento oggi esiste. Ed è sita di fronte al deposito degli autocompattatori.

Però... il finanziamento statale riguarda solo gli autobus.
E quindi, direte voi? La città pagherà come un normale cliente privato quando gli autocompattatori faranno il pieno lì. Nulla di drammatico.
Ma voi la fate facile... il fatto è che dato che la stazione di rifornimento è stata finanziata con i soldi per gli autobus... solo gli autobus - e nessun altro, né pubblico né privato - possono rifornirsi lì. Indipendentemente dal se e dal quanto si è disposti a pagare. Se no lo stato ritira il finanziamento.
Ok, allora continueranno a fare gli antipatici 30 km fino a Rheda-Wiedenbrück.

Magari!

Il fatto è che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Infatti nel frattempo la stazione di rifornimento a idrogeno di Rheda-Wiedenbrück è stata chiusa.
Quindi gli autocompattatori dovrebbero andare fino a Münster per rifornirsi, molto più lontano di Rheda-Wiedenbrück. Solo l'andata e ritorno da Münster consumerebbe i due terzi del pieno di idrogeno.
E gli autocompattatori di Bielefeld continuano a non poter attraversare la strada per rifornirsi dove si riforniscono gli autobus (sempre di Bielefeld). Se no la città perde i finanziamenti per il trasporto pubblico.

Risultato?
Bielefeld ha riportato in garage gli autocompattatori a idrogeno e rimesso in strada quelli a diesel.

No comment.

Per chi sa il tedesco, qui un servizio sul tema.

Saluti,

Mauro.

venerdì 6 febbraio 2026

Guerra e Inghilterra

Quando io da bambino facevo capricci per mangiare qualcosa, mio papà non faceva chissà quale teatro, non urlava o usava rimproveri pesanti.
Dato che lui aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale da bambino, mi guardava severo e con calma diceva "Se tu avessi vissuto la guerra ora non faresti i capricci" (la frase non era sempre uguale, variava, ma la sostanza era sempre quella che ho appena scritto... e vi garantisco che aveva più successo che se avesse usato le sberle).

Poi, negli anni '80, da liceale, andai per la prima volta in Inghilterra, per un corso di lingua.
Al ritorno papà mi venne a prendere all'aeroporto.

Appena lo vidi, prima ancora di salutarlo, gli dissi "Tu avrai anche vissuto la guerra, ma non sei mai stato in Inghilterra".
Capì subito, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, anche se lui - come detto - in Inghilterra non c'era mai stato.
E il suo sorriso dopo questo mio "saluto" fu una delle cose più belle che ho visto in vita mia.

Saluti,

Mauro.

P.S.: Anche (forse soprattutto) per queste cose oggi, che sono vecchio io, papà mi manca.

giovedì 5 febbraio 2026

Liguria, mare e monti

No, la Liguria non è una regione di mare.
Lasciatevelo dire da un ligure: la Liguria è una regione di montagna.

Guardate la sua conformazione.
È tutta monti. Non ci sono parti non montuose, tranne poche eccezioni (che poi comunque sono collinose, non veramente pianeggianti, tranne forse la piana del Magra nello spezzino e la presunta piana ingauna alle spalle di Albenga... ma appunto forse, visto che proprio così piane poi non sono).

Ma...

Ma voi ora direte: però tutta la Liguria è sul mare... la Liguria è una striscia sottile sul mare.
Appunto!
La Liguria è una striscia sottile sul mare!
Ma lo è perché le montagne lì la spingono!

La Liguria è una regione di montagna che le montagne stesse buttano a mare, non avendo lo spazio per una transizione morbida come invece hanno altre regioni.

Genova e la Liguria hanno conquistato il mare proprio perché sono una città e una regione di montagna.
Sono i monti che ci hanno obbligato a conquistare il mare.
Perché i monti ci hanno chiuso ogni altra strada, pur essendo i monti la nostra essenza.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 4 febbraio 2026

Dopo Nadal... Vonn

A fine 2024 vi raccontai del gesto da non lodare di Rafa Nadal, gesto che dimostrava che l'ego di Nadal fosse più potente della federazione spagnola di tennis, federazione che contro ai propri interessi si piegò però alle decisioni e all'ego del campione ormai ex.

Che molti campioni dello sport con l'età acquistino un'autostima esagerata e che permettano al proprio ego di debordare è questione nota, non è nulla di nuovo.
E in realtà spesso non è neanche un gran problema: generalmente questi figuri si rendono solo ridicoli in proprio, danneggiando solo la propria immagine (o ingigantendola se i loro tifosi in realtà non sono tifosi, ma adoratori di un dio).
Il problema è quando questi campioni (o ex) si ergono sopra federazioni e istituzioni nazionali, sfruttando un potere che non dovrebbero avere per decidere in proprio se partecipare o meno a competizioni varie, anche quando farlo spetterebbe alle rispettive federazioni sportive nazionali (come il Nadal citato all'inizio).

E oggi succede lo stesso in vista delle Olimpiadi invernali del 2026... dove Lindsay Vonn ha deciso che comanda lei, non la federazione statunitense di sci alpino... e detta federazione ha chinato il capo davanti alle decisioni della boss.

Già il suo "rientro" in coppa (dove in teoria chi partecipa lo decidono le rispettive federazioni) dopo anni di pausa era un indizio. Lei non si era rimessa in gioco, mettendo in conto anche di non poter essere convocata. Lei aveva deciso di tornare. Imponendo la sua presenza. E la federazione USA si era inchinata.
E no, non venitemi a dire che poi ha dimostrato di essere ancora una top... questo lo ha dimostrato infatti dopo, a priori ha dimostrato solo di avere il potere, non di essere una top.

Ma ora si supera ogni limite: Vonn si è rotta il crociato a Crans-Montana... brutto incidente, una cosa che non si augura a nessuno, proprio per niente. In questo si può umanamente solo essere al suo fianco.
Però proprio qui vengono fuori il suo ego e il suo potere: Vonn decide comunque di partecipare alla discesa libera delle Olimpiadi... togliendo con questo il posto a una compagna di squadra che, a causa dell'infortunio di Vonn, a questo punto avrebbe avuto più chances di lei di fare risultato.
E la federazione USA tace, lasciando che sia Vonn a decidere tutto.

Qui lo sport non c'entra.
C'entra solo l'ego.
Come in tanti altri casi.
Purtroppo.

Saluti,

Mauro.