giovedì 28 giugno 2018

Quegli sconosciuti dei brevetti

Un dialogo con un collega l'altro giorno mi ha fatto capire come poco sia conosciuto e compreso il tema della proprietà intellettuale anche da chi nell'industria, nella tecnologia ci lavora.
Il dialogo verteva su una possibile idea brevettabile e sul come - a detta del collega - il proprietario di quel brevetto ci guadagni per sempre o quasi.

Dato che io nel campo della proprietà intellettuale ci ho lavorato posso raccontare qualcosa e, forse, contribuire a cancellare qualche leggenda metropolitana al proposito.

Intanto va fatta una premessa.
Quando si parla di proprietà intellettuale si pensa quasi sempre solo a brevetti e diritti d'autore.
In realtà la proprietà intellettuale comprende molte altre cose, tra cui per esempio i marchi registrati e i modelli di utilità.

Ma torniamo al punto.

Chi ottiene il brevetto per qualcosa (prima leggenda da sfatare: sì, "chi ottiene il brevetto" e non "chi brevetta", perché tu inventi, non brevetti, e poi chiedi il brevetto all'ufficio competente che esamina la richiesta e te lo concede o meno) non guadagna a vita su quel brevetto.
Non guadagna a vita su quel brevetto semplicemente perché un qualsiasi prodotto può essere coperto da brevetto per al massimo venti (20) anni, sempre che il proprietario del brevetto paghi annualmente la corrispondente tariffa all'ufficio brevetti (se no, la copertura brevettuale finisce nel momento in cui smette di pagare*).
Quindi, seconda leggenda da sfatare, sul brevetto in sé - cioè vendendo il prodotto brevettato in esclusiva o concedendo ad altri licenza di produrlo - ci si guadagna al massimo per vent'anni. Dopo quel termine puoi continuare a produrre e vendere quel determinato prodotto (e guadagnarci sulla vendita), ma il brevetto non ti porta più niente: chiunque può a quel punto produrre e vendere lo stesso prodotto senza pagarti nulla.

E a questo punto generalmente la gente mi salta su dicendo: "E allora l'Aspirina? La Bayer la produce da oltre 100 anni e nessun altro può produrla!" (terza leggenda da sfatare).
No, signori miei: tutti oggi possono produrre l'Aspirina (e possono farlo da più di ottant'anni). Il fatto è che nessuno (Bayer esclusa) può chiamarla Aspirina.
Il discorso è semplice: Aspirina è il nome commerciale dato dalla Bayer all'acido acetilsalicilico (più precisamente acido 2-(acetilossi)benzoico), nome che la Bayer ha registrato e quindi che nessun altro può usare.
Infatti in giro trovate vari prodotti alternativi all'Aspirina, tutti a base di acido acetilsalicilico, ma nessuno che si chiami Aspirina. E la Bayer guadagna sulle nude vendite dell'Aspirina, non più però grazie al brevetto.
E allora la storia dei vent'anni? La storia dei vent'anni vale per i brevetti, non per i marchi registrati. Questi ultimi puoi riservarteli per l'eternità, basta che paghi.

Sulla proprietà intellettuale ci sono tanti altri malintesi da chiarire e fatti interessanti da scoprire (e magari ne riparlerò), ma quanto sopra è ciò che per la nostra vita quotidiana è più interessante. E al tempo stesso forse la questione più malintesa/fraintesa (talvolta anche in malafede da parte di chi vorrebbe eliminare la proprietà intellettuale tout court).

Saluti,

Mauro.

* Ci sono addirittura casi in cui si fa richiesta di brevetto ma poi non si paga o si smette di pagare dopo solo un anno perché a quel modo si impedisce ad altri di presentare a propria volta richiesta di brevetto, non perché si sia interessati ad avere quel brevetto per sé.

mercoledì 27 giugno 2018

Non abbiate paura del buio 2

In onore del commento che Nautilus ha lasciato qui.


Saluti,

Mauro.

sabato 23 giugno 2018

Non abbiate paura del buio

Sembrano tempi bui.

Ma non è il buio il pericolo maggiore. È la troppa luce.
Al buio puoi accendere una lampada.
La troppa luce ti fa illudere di vedere tutto, ma in realtà ti acceca.

Cercate sempre una luce non accecante... ma tra i due estremi imparate a temere di più la luce accecante.
Ottiene lo stesso risultato del buio ma illude.
Il buio non illude quindi lo puoi combattere.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 giugno 2018

La malinconia della milza

Anche le lingue che conosci bene riservano sempre delle sorprese.
Ma partiamo dall'inizio.

A me piace molto la poesia (ne leggo di ottima e ne scrivo di pessima).
Uno dei poeti che amo di più è Baudelaire. Tra le sue poesie che preferisco c'è Spleen:

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
II nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.

  - Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

E per Baudelaire lo Spleen è la malinconia (e ovviamente non solo per Baudelaire, bensì per la lingua francese tutta).

Però oggi ho scoperto che in inglese spleen è la... milza.
Dopo quarant'anni che parlo inglese, dopo aver scritto la mia tesi di laurea in inglese, dopo che lavoro da più di vent'anni quasi quotidianamente con l'inglese... ho scoperto oggi come si dice milza in inglese.

In pratica ho scoperto... la malinconia della milza.

Saluti,

Mauro.

martedì 19 giugno 2018

Siamo sicuri che le quote rosa funzionino?

Come ben sa chi mi segue da tempo (ma anche forse chi mi segue da meno tempo) io sono contro le quote (rosa o di qualsiasi altro tipo) in posti sia pubblici che privati.
Non sto qui a ripetermi: già nel gennaio del 2010 avevo espresso in questo articolo il mio pensiero e da allora non è cambiato.
Oggi magari mi spiegherei con più dettagli, citando qualche fonte in più, ma la sostanza rimarrebbe la stessa.

Ieri però un articolo pubblicato sul sito della Deutsche Welle (radio pubblica tedesca) mi ha fatto pensare che forse le quote rosa sono ancora più dannose di quello che io pensavo e che le prime a essere da queste danneggiate solo le donne stesse.
L'articolo in questione si intitola Frauen mit wenig Rückenwind (in italiano: Donne con poco vento a favore).
Scopo di questo articolo sarebbe quello di far vedere che le donne sono ancora svantaggiate per quanto riguarda le posizioni di vertice nelle aziende e che bisogna fare qualcosa al proposito.

Però, però...

Guardate questo grafico, basato su dati della commissione europea:


Questo grafico ci indica i paesi europei con la più alta percentuale di donne ai vertici delle aziende e, per confronto, il dato UE globale (il titolo del grafico letteralmente significa: Stati dell'UE con il maggior numero di donne in posizioni di vertice, il sottotitolo: Percentuale di donne nei consigli di sorveglianza e nel top management delle maggiori aziende).

Da italiano la mia prima reazione è che l'Italia (dove si parla e si straparla delle poche donne in posizioni importanti) è comunque il terzo paese d'Europa per donne ai vertici, dietro solo a Francia e Svezia (che io, sinceramente, mi sarei comunque aspettato in posizioni invertite, ma questa è un'altra storia).
Alla faccia delle lamentele e dei piagnistei.

Le considerazioni però più interessanti sono altre.

1) Intanto, almeno tra i primi cinque paesi, l'Italia è l'unico senza nessuna quota (o altra forma di tutela/promozione) per le donne nel mondo aziendale.
Eppure l'Italia, come detto, non è per niente messa male, anzi.
Forse che le quote non siano poi una strada così necessaria, così utile per ottenere dei risultati?

2) La seconda considerazione viene dal confronto tra Italia e Germania: in Germania per legge le principali società quotate in borsa (cioè di fatto quelle prese in considerazione nel grafico) devono avere almeno il 30% di donne nelle posizioni di vertice.
Eppure l'Italia supera il 32% senza quote e la Germania non raggiunge il 30% nonostante la legge.
Non sarà forse che le quote ti fanno sembrare privilegiata e quindi ti mettono contro chi ti dovrebbe assumere?
Ergo ti danneggiano?

Io lancio il sasso, vediamo cosa ne pensate voi.

Saluti,

Mauro.

domenica 17 giugno 2018

I virgolettati

Negli ultimi tempi ci sono state varie polemiche perché sono state riportate in vari articoli citazioni non corrette, però comunque riportate come virgolettate, quindi ufficialmente come letterali (io stesso ne ho parlato qui riguardo a un'intervista a Günther Oettinger).

Cosa significa riportare qualcosa tra virgolette?
Significa che quel qualcosa - bello o brutto che sia - è ciò che letteralmente ha detto o scritto la persona citata. Non un riassunto (per quanto fedele), solo quanto ha letteralmente detto. Niente di più, niente di meno.
Un riassunto è assolutamente accettabile e - si spera - generalmente corretto, ma solo se non virgolettato ed esplicitamente definito come tale.

E fin qua, spero, siamo tutti d'accordo.

Ma ciò non basta. Anche una citazione letterale può essere comunque sbagliata.
Ora mi direte: ma se hai appena detto che le citazioni devono essere letterali... non puoi ora dirci che essere letterali non basta!
E invece sì, ve lo dico. Le citazioni devono sì essere letterali, ma devono anche essere complete.

Mi spiego meglio con un esempio.
Mettiamo che io dichiari: "Se fosse dimostrato che la categoria X è dannosa per il paese, allora cacciamo la categoria X" (lo so, la grammatica non è perfetta, ma avete mai sentito grammatica perfetta nei comizi, anche in quelli della vostra parte?).
Un giornale di una determinata parte politica prenderebbe le parole "cacciamo la categoria X" e le userebbe come espressione del mio pensiero.
La citazione sarebbe letterale, nessuno potrebbe protestare al proposito, ma sarebbe comunque sbagliata, fuorviante... perché mancherebbero parti essenziali (spero che non serva che vi dica quali).

Cosa ci insegna ciò?
Ci insegna che una citazione deve essere letterale, sì, ma che senza un collegamento alla fonte originaria, alla fonte che ci permetta di risalire al contesto... anche la letteralità non dice in fondo nulla.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 giugno 2018

Aquarius: cerchiamo di rimanere razionali

L'Aquarius non è il problema. O meglio è un problema per coloro che sono/erano a bordo e per chi di essi se ne deve direttamente occupare.
Ma se vogliamo arrivare a una soluzione dobbiamo analizzare il problema complessivo, non guardare alle singole navi, chiunque le governi.
E il problema complessivo rimane sia che l'Aquarius fosse stata accolta in Italia, sia che vada in Spagna sia che fosse stata rispedita in direzione Libia.

Occuparsi delle singole navi è doveroso a livello pratico.
Ma a livello politico non serve a niente. A livello politico significa abdicare alla politica legata alla realtà e fare solo politica legata alle emozioni.

Compito della politica è trovare una soluzione condivisa, che cerchi di minimizzare le spinte alla migrazione (cioè migliorare le condizioni di vita all'origine) senza però far venire meno la doverosa accoglienza per chi necessita di protezione e aiuto.
Compito della politica è cercare di aiutare il maggior numero possibile di persone (che siano cittadini propri o che siano immigrati) senza venir meno alle regole di uno Stato di diritto.
Compito della politica è creare una cornice all'interno della quale sia automatico sapere - salvo eventuali casi eccezionali - cosa fare in questi casi.

Quale sia la soluzione migliore io non lo so. È compito della politica - nazionale e internazionale - trovarla.

Ma so che è necessario trovarla, perché ritrovarsi a fare questo circo ogni volta rischia di essere peggio persino sia dell'accoglienza indiscriminata che dei respingimenti indiscriminati.
Molto peggio. Per tutti.

Saluti,

Mauro.

domenica 10 giugno 2018

Perché usare l'aereo di Stato?

Con la partecipazione di Conte al G7 in Canada è tornato in voga il dibattito sui voli di Stato per le alte cariche istituzionali.
C'è chi approva l'uso di aerei dedicati (ergo di proprietà o noleggiati dal Governo tramite il Ministero della Difesa) e chi invece vorrebbe che le alte cariche volassero su normali voli di linea.
Posizioni entrambe degne di rispetto, ma non è questo il punto.
Il punto sono le motivazioni addotte.

Generalmente si portano solo due motivazioni:
- Rappresentanza (generalmente dai sostenitori dei voli di Stato);
- Costi (generalmente dagli avversatori dei voli di Stato).

I voli di Stato però hanno più giustificazioni che solo queste due (e anche queste, anzi soprattutto la seconda sono in parte malposte).
Vediamole (queste due comprese).

1) Rappresentanza. Quando ci sono incontri internazionali ad alto livello, le alte cariche - in particolare il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio - rappresentano il Paese, non loro stesse, quindi l'immagine portata da un volo di Stato non va sottovalutata.

2) Costi. Tenendo conto che le alte cariche si muovono sempre con un certo seguito - non volano da sole come faremmo io o voi miei lettori - i costi dell'acquisto dei biglietti per i voli di linea (tenendo anche conto che non sempre gli incontri sono preventivabili con sufficiente anticipo) rischierebbero di essere ben superiori a quelli di un volo di Stato.

3) Efficienza. A meno che il volo non sia veramente molto breve, questo viene anche utilizzato per lavorare. Per lo meno per preparare ulteriormente l'incontro verso cui si sta volando. Su un volo di linea (anche nella migliore delle business class, che poi comunque costa non poco, quindi vedi punto 2) non puoi certo lavorare bene e indisturbato come su un volo dedicato.

4) Tempi. I vertici internazionali non puoi gestirli in base ai piani di volo delle varie compagnie aeree. Devi essere flessibile. E devi poter rientrare il più alla svelta possibile per riprendere in mano gli affari istituzionali. Un aereo dedicato ti permette tutto ciò.

5) Sicurezza. Un'alta carica di Stato è chiaramente più a rischio di attentati (e noi in Italia ne sappiamo qualcosa) di un comune cittadino. E oltretutto colpire un'alta carica ha per il Paese un effetto funzionalmente più devastante che colpire nel mucchio - per quanto cinico sia dirlo e per quanto moralmente il colpire nel mucchio sia peggio. E un aereo di Stato è più facilmente proteggibile di un aereo di linea.

E queste sono solo le giustificazioni principali, non le uniche.

Saluti,

Mauro.

venerdì 8 giugno 2018

A quanto pare il PD ha vinto le elezioni

Chi mi conosce, anche solo virtualmente, sa che non ho mai votato PD (e l'unica volta che ho pensato di poterlo fare è stato dopo il 4 marzo, qundo i militanti hanno lanciato la campagna "Senza di me").

Io quando parlo di politica divido il mio giudizio in due parti.
A livello politico generale, di programmi, chiaramente valuto i singoli partiti nel complesso e c'è quindi il partito che in quanto tale giudico meglio e quello che giudico peggio.
A livello di singoli atti politici, io giudico il singolo atto, non il partito che lo fa. Quindi può benissimo capitare che giudichi positivo un atto fatto da un partito a me lontanissimo e negativo un atto del partito per cui ho votato.

Fatta questa premessa, veniamo al punto.

Ogni volta che contesto qualcosa del M5S vengo automaticamente etichettato dai grillini come elettore del PD.
Però questo succede a chiunque contesti anche solo una volta un qualcosa relativo al M5S. Tutti questi sono del PD.

Quindi facciamo due conti spannometrici.
Tutti quelli che hanno votato PD sono, ovviamente, elettori PD, o piddini secondo la neolingua.
Ma oggi anche coloro che hanno votato FI sono, in quanto anti-M5S, piddini.
Ma vale quindi anche per LeU, FdI, UDC, Civica Popolare, SVP, ecc. Tutti piddini secondo i grillini.
Ma anche molti leghisti... quelli che non approvano l'alleanza col M5S sono quindi piddini.
E ciò vale anche per qualche grillino che ragiona con la propria testa... sono piddini infiltrati.
Per non parlare poi degli astenuti, che ovviamente criticano tutti ma per i grillini criticano solo il M5S e quindi sono piddini anche loro.

Mettendo insieme tutti questi elettori (compresi anche gli astenuti che a quanto pare sono solo finti astenuti visto quanto sopra) il PD va da solo ben oltre il 50% +1 dei voti in entrambe le camere. Ma molto ben oltre.

Quindi i ragionamenti dei grillini dimostrano che il PD ha vinto alla grande le elezioni.
E allora perché non governa?

Torniamo seri.
Quanto scritto sopra su chi contesta il M5S è vero. Basta farsi un giro sui social network, andare a chiacchierare dal vivo con elettori e militanti M5S, ecc.
Appena fai una minima critica... "sei piddino!!!".
È chiaro che il PD non ha vinto le elezioni, però tutto ciò dimostra che chi vota M5S vota "contro", non "per". Contro il PD, non veramente per il M5S
Il PD è la loro fissazione, non sanno pensare ad altro. Una caso da manuale di psichiatria, direi.

Saluti,

Mauro.

giovedì 7 giugno 2018

Il discorso di Oettinger

A fine maggio è scoppiato un casino per le dichiarazioni del commissario europeo Oettinger (qui il perché non dovrebbe essere commissario indipendentemente da dette dichiarazioni) sugli elettori italiani e il nuovo governo, rilasciate in un'intervista alla Deutsche Welle.
Per chi sa il tedesco, qui si può vedere e ascoltare l'intervista completa.

Il casino è nato però non direttamente dall'intervista, ma da un tweet del giornalista della Deutsche Welle stessa Bernd Thomas Riegert (tweet ora cancellato) in cui quest'ultimo riassumeva le parole sull'Italia con "The markets will teach the Italians to vote for the right thing" (per chi ha problemi con l'inglese: "I mercati insegneranno all'Italia a votare per ciò che è giusto"), parole forti, ma soprattutto virgolettate come si dovrebbe fare solo con citazioni letterali.
E letterale questa citazione non la è proprio per niente.

Oettinger è famoso per farla (molto) fuori dal vasino quando parla e le sue parole sull'Italia non sono comunque state felici - anzi - ma comunque ben diverse da quanto riportato sopra.

Ma cosa ha detto di preciso Oettinger sull'Italia in quell'intervista?
Riprendo la trascrizione fatta dalla Süddeutsche Zeitung delle parole incriminate.

Oettinger ha detto (qui le virgolette ci stanno in quanto trascrizione letterale):
"Meine Sorge und meine Erwartung ist, dass die nächsten Wochen zeigen, dass die Märkte, dass die Staatsanleihen, dass die wirtschaftliche Entwicklung Italiens so einschneidend sein könnten, dass dies für die Wähler doch ein mögliches Signal ist, nicht Populisten von links und rechts zu wählen."

Che tradotto significa:
"La mia preoccupazione e ciò che mi attendo è che le prossime settimane mostrino che i mercati, che i titoli di stato, che l'evoluzione economica dell'Italia possano essere così drastici da far sì che siano un possibile segnale agli elettori a non votare populisti di sinistra e di destra."

Ha anche aggiunto:
"Schon jetzt ist die Entwicklung bei den Staatsanleihen, bei dem Marktwert der Banken, beim wirtschaftlichen Verlauf Italiens generell deutlich eingetrübt, negativ. Dies hat mit der möglichen Regierungsbildung zu tun. Ich kann nur hoffen, dass dies im Wahlkampf eine Rolle spielt, im Sinne eines Signals, Populisten von links und rechts nicht in die Regierungsverantwortung zu bringen."

Che significa:
"Già adesso l'evoluzione dei titoli di stato, del valore di mercato delle banche, dell'andamento economico dell'Italia è in genere nettamente opaco, negativo. Questo a che fare con la possibile formazione del governo. Io posso solo sperare che questo giochi un ruolo in campagna elettorale, come segnale di non portare populisti di sinistra e di destra a responsabilità di governo."

Parole gravi, indubbiamente, anche se meno di quanto Riegert voleva far credere.
Ma ancora più grave è stato da parte del giornalista spacciare per citazione letterale un suo riassunto (e neanche proprio corretto, oltretutto).
A quanto pare la deontologia professionale dei giornalisti non è in crisi solo in Italia.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 6 giugno 2018

Un Presidente mai eletto. E neanche votato

Negli ultimi anni in Italia ci hanno rotto in continuazione le scatole con la storia dei Presidenti del Consiglio non eletti.

Per quanto riguarda il popolo elettore uno dei cavalli di battaglia del "potere al popolo" sono gli Stati Uniti, dove si eleggono persino gli sceriffi e - con un meccanismo un po' particolare - il Presidente della Repubblica, il POTUS.

Tutte queste cose mi sono venute in mente oggi durante una discussione su Twitter e la conclusione è... la conoscete la storia dell'elezione a POTUS di Gerald Ford?

No, non potete conoscerla perché quell'elezione non c'è mai stata.
Ma Gerald Ford è stato Presidente per davvero.

Andiamo con ordine.

Negli USA non si elegge il Presidente, ma l'accoppiata Presidente + vice. Nel 1972 vinse l'accoppiata Nixon-Agnew.
Ma a fine '73 Agnew si dimise. E Nixon chiamò al suo posto Ford.
Ford non aveva neanche partecipato alle primarie repubblicane, quindi non era neanche una specie di Lucky Loser, come si direbbe nel tennis.
Quando poi Nixon nel '74 si dimise per lo scandalo Watergate, Ford si ritrovò Presidente.

POTUS.
Senza aver vinto nessuna elezione.
Anzi, senza neanche avervi partecipato.

Saluti,

Mauro.

martedì 5 giugno 2018

Balotelli e la fascia

Negli ultimi giorni, con le ultime amichevoli stagionali della nazionale italiana di calcio, si è improvvisamente presentato un "problema": la possibilità che Mario Balotelli indossasse la fascia di capitano.

Gli uni a plaudire alla possibilità perché sarebbe un forte segnale di integrazione (in realtà ipocrisia politicamente corretta).
Gli altri a contestare i meriti morali di Balotelli, tirando in ballo le famose "balotellate" (in realtà ipocrisia razzista per nascondere il fatto che volessero un capitano bianco).

Peccato solo che sia un problema non problema.
Semplicemente non esiste, è un problema inventato.

La nazionale italiana di calcio ha sempre avuto la regola che il giocatore col maggior numero di presenze in campo porta la fascia di capitano.
Quindi se un giorno capiterà che Balotelli dovesse essere il giocatore nell’11 iniziale con più presenze sul groppone quel giorno avrà la fascia. E non per questioni di integrazione o politiche.
Se tale evenienza non capiterà mai, se non sarà mai il giocatore in campo con più presenze, la fascia non la porterà mai. E non per questioni caratteriali o politiche.
Punto.

L’integrazione, le balotellate e altre seghe mentali non c’entrano un cazzo, se non a riempire le TV e i giornali di chiacchiere e stronzate.
Sono, appunto, solo seghe mentali per inventarsi un problema che non è un problema (e magari per nasconderne, farne passare sotto silenzio altri che esistono veramente).

Saluti,

Mauro.

domenica 3 giugno 2018

Lasciamoli lavorare o no?

Il governo M5S-Lega è nato. OK, non ha ancora ottenuto la fiducia delle due camere... ma comunque è nato.

E subito sia i suoi sostenitori che i suoi oppositori hanno dimostrato di non sapere come funziona una democrazia parlamentare matura.

Sostenitori. Si dice "lasciamoli lavorare" per vedere come funzioneranno, ma si intende "non criticate e non rompete, il governo non va contrastato".
Oppositori. Si dice "faremo opposizione" facendo capire che sia sui singoli atti, ma si intende "faremo ostruzionismo, contrasteremo tutto".

No, signori miei, non funziona così. Entrambe le posizioni sono antidemocratiche.

"Lasciar lavorare" significa non fare ostruzionismo, non non fare opposizione.
"Fare opposizione" significa contrastare gli atti negativi per il paese, ma sostenere quelli positivi, non contrastare tutto.

Saluti,

Mauro.

venerdì 1 giugno 2018

Il fax è vivo e combatte insieme a noi

Vi avevo già scritto qui che la polizia dell'Assia usa il modernissimo mezzo di comunicazione chiamato fax.

Ma non è sola.

In questo periodo devo rinnovare la patente di guida (per i miei lettori non italiani: sì, in Italia la patente non è per la vita come per esempio qui in Germania, ogni tanto devi rinnovarla e una delle condizioni per ottenere il rinnovo è una visita medica, con particolare accento sulla vista).
Avevo preso un appuntamento ma purtroppo per ragioni di lavoro non posso presentarmi alla data stabilita, così ho telefonato per chiedere di spostarlo.

E cosa mi rispondono?
"Nessun problema, ma per poterlo spostare ci deve mandare un fax al numero xxx". 😕

Saluti,

Mauro.