sabato 22 marzo 2014

Effetto domino: e se la Crimea diventasse un esempio?

La motivazione ufficiale da parte russa per l'annessione della Crimea è che la Crimea storicamente è russa (cosa in parte vera, anche se servono dovuti distinguo... perché con simili ragionamenti anche la Turchia, come erede dell'Impero Ottomano, e l'Italia, come erede della Repubblica di Genova, potrebbero avere pretese sulla Crimea) e che dopo il colpo di mano a Kiev la popolazione russofona della Crimea era in pericolo (cosa molto, ma veramente molto, meno vera).

Ora, giustificabili o no che siano queste motivazioni... si rischia un effetto domino.

Nel nord del Kosovo c'è una zona (Mitrovica e l'estremo nord) che è sempre stata a maggioranza serba (anche se inserita nel Kosovo fin dai tempi della ex Jugoslavia). I serbi lì potrebbero sentirsi in pericolo.
Nel sud-ovest della Serbia ci sono due comuni (Preševo e Bujanovac) con popolazione a maggioranza kosovara.
Delle aree a maggioranza croata e serba della Bosnia-Erzegovina non serve neanche parlarne.

E cito questi perché sono a quattro passi da casa nostra, ma ci sono un sacco di altri esempi tra Balcani, Caucaso, Medio Oriente, sud-est asiatico e chi più ne ha più ne metta.

Paradossalmente casi del genere si potrebbero verificare in teoria anche in Europa occidentale (non succederà mai perché non conviene economicamente a nessuno, né agli stati "dominanti" né alle minoranze - magari maggioranze locali - all'interno degli stessi, ma in teoria...).
Che dire dei germanofoni in Alto Adige?
Che dire degli svedesi (o svedesofoni, ma non so se la parola esiste) nell'ovest della Finlandia?
Che dire del dualismo linguistico franco-tedesco in Alsazia e Lorena?
Che dire di tante altre piccole realtà locali?

No, i problemi basco, scozzese e belga non c'entrano niente: io sto parlando di zone che potrebbero voler essere "salvate" da uno stato estero, non di zone che vogliono diventare indipendenti o di paesi che possono spaccarsi internamente (anche se pure questi, chiaramente, sono problemi da non sottovalutare).

Ecco, quello che tutti in questo momento stiamo dimenticando, al di là dell'essere con o contro la Russia, è il possibile effetto domino.

Saluti,

Mauro.

1 commento:

Andrea Luciano Damico ha detto...

Hmm, mi pare alquanto difficile che la Crimea possa ispirare un'ondata simile, se non altro perché la Fennoscandia ha avuto nel corso del Medioevo e per tutta l'età moderna dei confini piuttosto "liquidi", ma ciò non toglie che nel corso dell'Ottocento ci sia stata un progressivo riavvicinamento politico da parte degli Stati della regione (ricordiamoci che fino al 1895 esisteva il Regno Unito di Svezia e Norvegia), mentre nel Novecento si è giunti persino all'Unione Doganale Scandinava.
I tedeschi, poi, una settantina d'anni fa c'hanno provato a riprendersi i Sudeti (e non solo) e diciamo che non gli è andata poi molto bene.
Tempo fa (un paio d'anni, almeno) leggevo su un numero di Limes trovato in biblioteca che l'Ucraina esiste solo perché lo vuole la Russia. E una simile affermazione non p poi così distante dalla realtà: l'Ucraina è essenzialmente uno Stato cuscinetto tra UE e Russia.