martedì 11 febbraio 2014

Ridimensioniamo il referendum svizzero

La Svizzera ha votato contro gli immigrati.

OK... il referendum ha visto la vittoria di chi vuole una limitazione dell'immigrazione di massa... per altro molto risicata, con solo il 50,3% dei votanti favorevoli alla limitazione... 50,3% dei votanti, non degli svizzeri, e anche sui siti svizzeri è ben difficile scoprire quanti siano andati a votare (presumibilmente l'astensionismo domina anche lì).
Quindi intanto parliamo degli svizzeri votanti, non della Svizzera.

E poi, siamo sicuri di sapere cosa succederà veramente? Non credo.

Punto primo: a livello immediato non succederà assolutamente niente. I referenda, in qualsiasi paese, sono sì vincolanti, ma non hanno valore di legge.
Cosa significa? Che per cambiare la situazione concreta deve intervenire il Parlamento con le adeguate modifiche legislative. E queste seguono lo stesso iter di ogni altra proposta legislativa. Anche in Svizzera.
Per la precisione in Svizzera il Parlamento ha tre anni di tempo per tradurre in legge un referendum. E in tre anni possono succedere tante cose.

Punto secondo: un referendum in genere (e in Svizzera in particolare) contiene enuncianzioni generiche o parziali. Una legge deve essere precisa e completa.
Ergo: prima di urlare allo scandalo aspettiamo di vedere come il Parlamento svizzero tradurrà questo referendum in legge.
Potrebbe anche darsi che i promotori dello stesso alla fine abbiano fatto un autogol.

Punto terzo: piantiamola di parlare dei frontalieri (italiani in Ticino o tedeschi a Basilea o Sciaffusa).
I frontalieri non sono immigrati: essi continuano a vivere nel paese di origine (Italia o Germania, per quanto riguarda i casi citati). In Svizzera lavorano solo. E il referendum non riguarda loro (anche se ai promotori piacerebbe).
Quindi: cancellate a priori almeno i due terzi degli articoli che state leggendo: detti articoli non parlano per niente di ciò che ha a che fare col referendum.

Punto quarto: Un referendum, quasiasi sia il suo risultato, non deve andare contro le leggi e la Costituzione del paese in cui viene fatto.
Ergo: prima che questo risultato diventi legge ci sono un sacco di passaggi da fare. Non tutti i controlli vengono fatti prima del voto (soprattutto in paesi come la Svizzera, dove i referenda sono quasi quotidiani).

Punto quinto: ogni paese che aderisce ad accordi internazionali è legato agli stessi.
Il che significa che se qualcuno (mediante referendum o per altre strade) propone iniziative che vanno contro questi accordi i casi sono due: o l'iniziativa viene ignorata o il paese in questione esce da detti accordi.
Quindi: in fondo non serve che la UE minacci la Svizzera. La Svizzera stessa, se vorrà tradurre il referendum in legge, dovrà di propria iniziativa uscire dagli accordi di Schengen. L'altra (più probabile) possibilità è che non traduca il referendum in legge.

Punto sesto: io attraverso la Svizzera (sono italiano e vivo in Germania) da ben prima che questa aderisse a Schengen. E non sono mai stato controllato ai confini.
Se credete che verrò controllato una volta che la Svizzera dovesse uscire da Schengen... beh, continuate pure a sognare.

Cosa significa tutto ciò?
Semplicemente che alla fine, nonostante il referendum, probabilmente non succederà nulla.

Saluti,

Mauro.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Si è votato per un'iniziativa costituzionale, non per un referendum.
Per il resto:
1)Il parlamento ha tre anni di tempo per rinegoziare con l'UE l'accordo sulla libera circolazione delle persone, non per studiare una legge di attuazione. Che infatti dovrà essere stilata entro fine anno dal Consiglio Federale.
2)Parzialmente vero, come accade d'altronde per tutte le leggi di applicazione. Ma il testo dell'iniziativa costituzionale è piuttosto preciso, tanto è vero che...
3) La questione riguarda eccome i frontalieri, basta leggere l'ormai accettato nuovo articolo nel suo capoverso 3: "I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un'attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri. Criteri determinanti per il rilascio del permesso di dimora sono in particolare la domanda di un datore di lavoro, la capacità d'integrazione e una base esistenziale sufficiente e autonoma."
4) il testo di un'iniziativa, prima di essere presentato, supera preventivamente verifiche in merito alla sua costituzionalità. I controlli vengono fatti eccome, anche perchè le iniziative costituzionali non sono affatto all'ordine del giorno (se è per quello, neppure i referendum). Il testo approvato non risulta andare contro nessuna disposizione dell'ordinamento giuridico interno della Confederazione.
5) Vero. E infatti l'UE non ha nessuna intenzione di denunciare gli accordi bilaterali, poiché lo ritiene (per ora) un problema che riguarda la Svizzera. Strano, quindi, che da due giorni continui a fare la voce grossa. Lecito chiedersi chi ha più da perdere dall'eventuale uscita dagli accordi bilaterali. Affaire à suivre. Tuttavia non tradurre l'iniziativa costituzionale in legge non sarebbe tollerato dagli elettori e comporterebbe il tracollo totale dei partiti storici, peraltro già in atto.
6) Schengen con gli accordi bilaterali in discussione c'entra come i cavoli a merenda.

Addendum: improbabile che non succeda nulla. Possibile che la legge di attuazione venga annacquata per tener buono l'elettorato e non scontentare troppo l'UE.

Mauro ha detto...

Grazie per i chiarimenti.

Se ti fossi firmato sarebbe stato però meglio.

Mauro ha detto...

Su Schengen però sbagli. C'entra eccome visto che la Svizzera vi ha aderito.

Anonimo ha detto...

No, spiacente. Vi ha aderito, ma in questo contesto non c'entrano. Schengen non è compreso nel pacchetto I degli accordi bilaterali, dei quali fa parte l'accordo sulla libera circolazione delle persone che ora è stato messo in discussione. Non sarebbe quindi automaticamente toccato dalla clausola ghigliottina che farebbe cadere tutti quelli compresi nel primo pacchetto.

Mauro ha detto...

E continui a non firmarti. Bravo.

E su Schengen continui a sbagliare, visto che la norma in questione va contro l'accordo di Schengen.

Il fatto che non sia compreso negli accorti bilaterali e che non sia citato nel quesito non cambia le cose.

Anonimo ha detto...

Non c'entra in questo contesto nella misura in cui non decadrebbe automaticamente. Convengo tuttavia che potrebbe essere rimesso in discussione dall'UE.

E per quanto riguarda i dati dell'affluenza alle urne, così difficili da trovare, estrapolo a caso dal sito di uno quotidiani del Cantone Ticino (Corriere del Ticino):
" L'affluenza alle urne è stata molto elevata: ha infatti votato il 56,5% degli iscritti in catalogo. Ticino (57,1%) e Grigioni (52,7%, hanno contribuito al buon risultato. La partecipazione è assai lontana dallo stratosferico 78,3% del SEE nel 1992, ma è chiaramente superiore alle media del 43% dall'introduzione del suffragio femminile nel 1971, risultando in linea con quella di altri temi molto dibattuti, quali i bilaterali II (57%), l'allargamento libera circolazione (54%) o l'iniziativa sui minareti (54%)."