giovedì 12 dicembre 2013

Non violentiamo Pasolini, per favore

In questo momento l'Italia è scossa (o almeno così vorrebbe la stampa) dalla cosiddetta rivolta dei forconi.

E molta di suddetta stampa ha ritirato fuori a sproposito Pasolini. Lo ha fatto quando le forze dell'ordine, durante la manifestazione a Torino, si sono tolte il casco. E giù a scrivere della solidarietà delle forze dell'ordine coi manifestanti.
A parte il fatto che le forze dell'ordine devono, appunto, solo garantire l'ordine e non essere pro o contro la manifestazione, qualsiasi contenuto essa abbia.
A parte ciò, il gesto aveva solo il significato di passato pericolo: quando la tensione scende e il pericolo di violenze si riduce, le forze dell'ordine si tolgono sempre il casco. E se chi le comanda è intelligente ordina di farlo nel momento in cui detto gesto contribuisce a ridurre ulteriormente detta tensione, detto pericolo.

Ma cosa c'entra Pasolini? Nel 1968, in occasione degli scontri di Valle Giulia lui scrisse una poesia passata alla storia come difesa dei "poliziotti proletari" contro gli "studenti borghesi".
Ora, chi ha letto la poesia e - soprattutto - la ha capita, sa che il pensiero di Pasolini era ben più articolato, non si limitava certo alla semplificazione di cui sopra, anche se la difesa, la comprensione per i poliziotti era vera, concreta.

Da allora, ogni volta che le forze dell'ordine hanno un'interazione diretta, fisica (sia in positivo che in negativo) con i manifestanti (qualsiasi siano i motivi della manifestazione) qualche bella anima del giornalismo ritira fuori quella poesia. Poesia che detta bella anima forse ha letto ma di sicuro non ha capito.

Sia ben chiaro, esistono occasioni in cui quella poesia spiega ancora molto, è attuale ed è utile per capire la situazione: io stesso me ne "appropriai" per il caso Placanica/Giuliani durante il G8 genovese del 2001.

Ma ciò non significa che sia applicabile sempre e comunque quando succede (o meglio sembra succedere) qualcosa di particolare tra forze dell'ordine e manifestanti.
E di certo quello che scrisse Pasolini non c'entra un bel nulla - anzi, da genovese, non c'entra un belino - con l'attuale protesta dei forconi e con i caschi tolti dai poliziotti.

Avrei voluto analizzare le incongruenze del paragone e scrivervele qui... ma per fortuna Giulio D'Antona su Linkiesta mi ha preceduto, facendo molto meglio di quanto io mai avrei potuto fare: quindi vi invito a leggere, a rileggere e a memorizzare il suo articolo "Non c'erano forconi a Valle Giulia".

Saluti,

Mauro.

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