domenica 22 aprile 2012

Noi siamo il Genoa

Due premesse:
1) Io sono genoano, lo sono sempre stato e lo sarò sempre, nonostante che altri "genoani" facciano di tutto per farmene scappare la voglia;
2) Il discorso seguente si può applicare a ogni tifoseria calcistica (o quasi), ma oggi - purtroppo - la protagonista negativa è quella genoana.

Tutti avete sentito oggi dei fatti successi allo stadio Luigi Ferraris durante Genoa-Siena.

Intanto sgombriamo il campo da un luogo comune molto amato sia dai giornalisti che - soprattutto - dai vertici del calcio, cioè che si tratti una minoranza di esaltati, di criminali, ma non di tifosi. Quindi si tratti di un problema esterno al calcio che si intrufola nel calcio.
Signori miei, quelli SONO tifosi. Punto e basta. Sono sì criminali, sono sì esaltati, ma sono prima di tutto tifosi. Sono un problema del calcio che tocca la società. Non sono un problema della società che tocca il calcio.
E continuare a negarlo signafica fare gli struzzi e, soprattutto, fare il gioco di questi tifosi criminali.

E non venitemi a parlare dell'esempio che danno giocatori e società: non sono nato ieri, lo scandalo scommesse in corso non è il primo che vedo. Ricordo gli scandali del 1980 e del 1986, ricordo Calciopoli (che nome senza fantasia), ricordo Genoa-Venezia, ricordo gli svariati scandali del calcio tedesco degli ultimi 15 anni. E ricordo tanto altro.
Ma usare questo marcio per giustificare o almeno annacquare le colpe dei tifosi, no. Non ci sto. Mi ricorda il Craxi di vent'anni fa che voleva far passare la teoria "tutti ladri, nessun ladro". No. "Tutti ladri, tutti colpevoli" è semmai la teoria giusta.

Ma il punto a cui volevo arrivare è un altro.
I tifosi, soprattutto i cosiddetti "ultras", amano gonfiarsi il petto e urlare a dirigenti e giocatori "Il Genoa (o qualsiasi altra squadra) siamo noi".
No! Voi siete tifosi del Genoa, voi non siete il Genoa.
A meno che non mettiate mano al portafogli e il Genoa ve lo compriate, visto che le società calcistiche sono normalissime aziende, come lo sono per esempio FIAT, Ansaldo, Mediaset, Luxottica, ecc., ecc.

È chiaro che il legame con una squadra di calcio (o di qualsiasi altro sport) per il tifoso è un qualcosa di particolare. Lo è anche per me, non mi nascondo: quando vado allo stadio (purtroppo raramente vivendo a 1000 km da Genova) mi trasformo anch'io, non sono sono lo stesso Mauro che esiste fuori dallo stadio... ma ciò non giustifica il superare certi limiti.
E oggi a Genova questi limiti si sono superati.

Comunque, quello che penso dei tifosi, lo scrissi già anni fa (fine anni '90): Un calcio al calcio.

Saluti,

Mauro.

5 commenti:

  1. Condivido quello che hai scritto, con la sola eccezione della tua affermazione iniziale.
    Forse, entrando allo stadio, gli esaltati che hanno creato disordini, erano tifosi, ma nel momento stesso in cui hanno superato il limite, hanno perso qualsiasi diritto a essere definiti tali. Chiamali come ti pare, ma non tifosi, perchè li paragoni a tutte quelle brave persone che vanno allo stadio solo per godersi una partita di calcio e non per fare guerriglia.

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  2. D'accordissimo con Serena!!! Io sono tifosa, ogni 2 settimane vado allo stadio , mi trasformo certo... come dici te... Ma loro non sono tifosi!!! Entrano allo stadio da tifosi ok, ma dopo quei gesti perdono il "titolo". Basta con l'immunità da stadio, passiamo alla giustizia ordinaria!!! In inghilterra ci sono le galere sotto gli stadi... quando da tifoso diventi criminale!

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  3. Mi dispiace, ma non concordo.

    Vi faccio un altro esempio: i cittadini. Io, Paola, Serena siamo cittadini. Onesti e corretti.
    Poi ci sono i ladri, gli imbroglioni, i mafiosi, ecc. Persone che disprezziamo... ma rimangono cittadini. Cittadini indegni, cittadini di cui vergognarsi, ma pur sempre cittadini.

    Lo stesso vale per i tifosi. Ci sono quelli che sono corretti e onesti. E ci sono quelli indegni, di cui vergognarsi.

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  4. Io un mafioso, un criminale o un disonesto, non lo considero un cittadino. Lo sarò anche legalmente, ma dal mio punto di vista, perde il diritto alla "qualifica" di cittadino. Così come persone che commettono determinati reati, perdono la "qualifica" di esseri umani.

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  5. Allora lasciamo perdere la categoria "cittadino".

    Sei d'accordo anche tu che tra, per esempio, i medici ci sono santi e delinquenti, che tra i poliziotti ci sono santi e delinquenti, tra gli operai ci sono santi e delinquenti, tra i contadini ci sono santi e delinquenti, ecc., ecc.?
    Sì?

    Bene, anche tra i tifosi ci sono santi e delinquenti. Tutto qui.

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