lunedì 18 luglio 2011

Fukushima... seriamente

Cito solo un brano dalla rivista Foreign Policy. Le conclusioni le lascio alla vostra intelligenza. Sempre che che non sia stata irreparabilmente danneggiata dalla disinformazione verde.

Prima di Fukushima, il Giappone era uno dei paesi più legati all’energia nucleare, con circa il trenta percento della propria energia elettrica proveniente dai reattori atomici. Il disastro di Fukushima ha cambiato questo scenario. Oggettivamente non si è trattato di un cataclisma, se confrontato con il disastro Bhopal o con il numero di morti per cancro e malattie polmonari collegate all’inquinamento industriale degli anni Sessanta. Ma gli incidenti che hanno a che fare con le centrali atomiche hanno un impatto psicologico più elevato e sproporzionato rispetto all’entità dei danni effettivamente prodotti. Se Fukushima fosse stata una centrale chimica e la sua distruzione avesse provocato la morte di migliaia di persone, nessuno avrebbe chiesto l’abolizione dell’industria chimica giapponese.

Saluti,

Mauro.

3 commenti:

TuristadiMestiere ha detto...

io non sono una "anti-nucleare" di ritorno. Quello che è successo in Giappone ha solo confermato i miei timori in merito all'impossibilità da parte dell'uomo di contenere i disastri che il nucleare può provocare anche (e soprattutto) a lungo, lunghissimo termine. Le radiazioni non solo uccidono, ma alterano il codice genetico producendo mostruosità. Forse hai ragione sul fatto che non temiamo la chimica o l'inquinamento ad essa annesso quanto il nucleare, perché ci sono più "familiari", sono "entrati nel nostro quotidiano", perdendo il loro preoccupante potenziale dannoso...

Paolo ha detto...

Un disastro nucleare proietta le sue conseguenze non solo nello spazio (e lo spazio puo' essere molto ampio, tipo il disastro di Chernobyl che ebbe ripercussioni quasi continentali) ma anche nel tempo in un modo non paragonabile ad altri disastri o inquinamenti derivanti da centrali o stabilimenti di altro tipo. A Bhopal credo che si sia tornati a vivere, così come a Seveso. Ma a Fukushima chi ci andrà ad abitare nei prossimi anni? Tu, Mauro? :-)

Anonimo ha detto...

L'articolo dice giustamente che l'impatto che ha su noi un disastro nucleare è sproporzionato. E io sono d'accordo. Non vogliamo il nucleare? Visto che le fonti di energia alternativa, non sono poi così affidabili e sicure, allora iniziamo un bel programma di risparmio energetico. Del resto un albero non consuma più di quanto produce, al contrario di noi esseri umani. Oppure, impariamo ad accettare i rischi che comporta l'uso del nucleare. Serena