martedì 23 febbraio 2010

L'Italia barbara

Ho scoperto oggi un articolo pubblicato il 10 febbraio scorso dal quotidiano francese Libération sulla situazione politica ma soprattutto sociale italiana: "L’Italie de Berlusconi, un pays en voie de barbarisation" (tradotto dall'Espresso il giorno dopo in italiano: "Vent'anni di Berlusconi ci hanno reso barbari?").

Chi mi conosce sa che non apprezzo Berlusconi, anzi, e che sono un uomo di sinistra.
Nonostante ciò trovo l'articolo in questione esagerato nei toni, anche se assolutamente corretto nelle premesse. Libération si è lasciata andare in alcuni punti, dimenticando che un articolo di giornale deve, qualunque sia l'argomento, mantenere toni un po' distaccati, non troppo polemici.

A parte ciò, mi ha agghiacciato la conclusione dell'articolo. Mi ha agghiacciato perché ho dovuto ammettere a me stesso che questa conclusione dice una grande verità. Una verità che noi italiani - di qualunque parte politica siamo - non vogliamo vedere o vediamo malvolentieri. Perché fa male.

Cosa dice questa conclusione?

Cela suscite peu de réactions en Europe. Et c’est sans doute en ce sens que l’Italie est le plus "provincialisée": on la regarde de loin et de haut, tout en l’aimant pour sa cuisine, son art et ses paysages, on ne la prend guère au sérieux, ni dans le bien, ni dans le mal. Qu’on imagine ce qui se passerait dans les rues de Londres, de Paris, de Berlin ou d’ailleurs si la Ligue du Nord était un parti, disons, autrichien, ou français, et si Umberto Bossi s’appelait Jörg Haider!


Traduzione:

Ciò provoca poche reazioni in Europa. Ed è senza dubbio in questo senso che l'Italia è ancor più "provincializzata": la si guarda da lontano e dall'alto, la si ama comunque per la sua cucina, la sua arte e i suoi paesaggi, non la si prende praticamente sul serio né nel bene né nel male. Ci si immagini cosa accadrebbe nelle strade di Londra, di Parigi, di Berlino o altrove se la Lega Nord fosse un partito, poniamo, austriaco o francese e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider!

Saluti,

Mauro.

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