giovedì 26 ottobre 2006

Entro il 2050 ci serve un altro pianeta

È il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera online di ieri (Entro il 2050 ci serve un altro pianeta), a commento della pubblicazione del Living Planet Report 2006 del WWF. Rapporto, logicamente, commentato da quasi tutti i quotidiani italiani e stranieri, non solo dal Corriere.

Non sono in grado di valutare se la data posta nell'articolo (2050) sia giusta. A naso direi che abbiamo a disposizione qualche anno in più.

Comunque 2020, 2050 o 2100 non cambia molto: il conto alla rovescia scorre. Sempre più veloce.
Quindi bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

Non serve però il catastrofismo imperante, non serve a niente urlare all'Apocalisse come fanno ambientalisti vari. Servono programmi, proposte, cose concrete insomma.

Un esempio: Il no al nucleare.
Qui non voglio dire ne' che il nucleare sia buono, ne' che sia cattivo, però il nucleare in questo momento c'è e in vari paesi è estremamente importante (qui da me in Germania copre ancora più del 30% del fabbisogno energetico, in Francia oltre il 70%, eccetera).
Le fonti cosiddette alternative o rigenerabili non sono in questo momento in grado di coprire questo fabbisogno, la tecnologia (e i costi) per ora non lo permettono. Chiudendo le centrali si aprirebbe un buco.

Però gli ambientalisti si intestardiscono solo sul NO al nucleare, senza proporre concretamente alternative sul come coprire quel buco.
E quale è il risultato?
In Italia quella piccola percentuale che era del nucleare è stata coperta col carbone. Cioè con la fonte più inquinante di tutte! (Tra le altre cose, non so se lo sapete, ma misurando le emissioni radioattive fuori da una centrale a carbone si vedono molte più radiazioni che fuori da una centrale nucleare).
In Germania hanno posto tempi di chiusura delle centrali biblici (e li stanno ulteriormente prolungando) e - guarda caso - reinvestito nel carbone.
In Svezia hanno addirittura fatto una parziale marcia indietro.

Cito questo esempio perché è quello che conosco meglio, ma ce ne sono mille altri.

Per battere le corporazioni, le multinazionali non servono battaglie ideali, servono proposte precise e concrete.
Le battaglie ideali sono bellissime... ma andavano fatte molto prima, ora è tardi ed è meglio lasciarle a Don Chisciotte. Ora servono tecnologia, cervello e pragmatismo.

Il WWF qualche volta prova a fare proposte.
Ma i verdi nei vari parlamenti hanno il vocabolario limitato a una sola parola: "NO". Bloccare le proposte altrui (giuste o sbagliate che siano) lo sanno fare benissimo. Proporre alternative? Non sia mai!

Se si sa dire solo no, ma non si sanno proporre piani alternativi, allora è meglio tacere.

Scusate lo sfogo :-)

Saluti,

Mauro.

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