giovedì 13 luglio 2006

Bisogna saper perdere

I mondiali sono finiti. Per fortuna.
Sono sì stati un'avventura bellissima... ma un mese in cui si vive di solo calcio basta, ora torniamo alla vita, alla realtà.

Oggi voglio comunque parlare ancora di mondiali e poi basta, me li dimenticherò fino ai prossimi, fino al 2010.

Un bel mondiale, che ha fornito molte emozioni. Partite brutte e partite belle, ma soprattutto tanto tifo e voglia di divertirsi.

E alla fine purtroppo due delusioni. Due delusioni che portano i nomi di Germania e Francia.
Perché delusioni? Le due nazionali hanno giocato bene (più la Germania della Francia, comunque), hanno onorato il mondiale e hanno conquistato meritatamente il secondo e il terzo gradino del podio.

No, la delusione non c'entra col calcio giocato, ma con l'opnione pubblica e la stampa.

Francia e Germania hanno dimostrato in ciò di non saper perdere. E questo fa male allo sport. E fa male a me non solo in quanto italiano, ma soprattutto in quanto amante del calcio.

I tedeschi continuano a tirare fuori la storia di Frings.
Ma non siate bambini, suvvia! La squalifica è stata giustissima ed è giustissimo protestare per chi va contro le regole (vedi Frings).
A parte il fatto che la squalifica è stata dovuta all'intervento della ZDF (la FIFA è intervenuta dopo aver visto le immagini trasmesse dalla ZDF, che vi ricordo non è certo una televisione italiana), anche fosse stata l'Italia a presentare reclamo alla FIFA, che ci sarebbe stato di male?
Sarebbe come dire che se io vedo uno commettere una rapina non devo sporgere denuncia perché il rapinato non sono io.
Cari amici tedeschi... smettetela di leggere la Bild e accendete il cervello :-)))

I francesi (e molti tedeschi li seguono) continuano ora a tirare fuori le provocazioni di Materazzi contro Zidane.
Intanto il fatto che Zidane ha tenuto un comportamento violento in campo e per quello è stato punito (giustamente), mentre di comportamenti violenti da parte di Materazzi non se ne sono visti, dovrebbe bastare, qualunque cosa abbia detto Materazzi a Zidane.
Perché dovrebbe bastare? In campo (e parlo da persona che ha praticato sport a discreto livello per più di dieci anni) si cerca sempre di provocare l'avversario. Non è bello, ma è normale. E gli allenatori (quelli seri) insegnano sempre a non reagire o al massimo a reagire con violenza verbale, non con violenza fisica.
Nello sport chi reagisce con la violenza agli insulti ha torto, qualunque sia l'insulto. E Zidane lo sa benissimo. Come lo sanno benissimo tutti i francesi.
In più basta guardare le immagini: Zidane ha parlato per primo. Quindi se si vuole essere onesti, bisogna chiedersi cosa ha detto Zidane, prima di chiedersi cosa ha detto Materazzi.
Non so se ieri sera avete ascoltato l'intervista a Zidane sulla TV francese.
Di fatto Zidane ha assolto Materazzi: se Materazzi avesse detto qualcosa di così grave, Zidane non avrebbe avuto problemi a riferire chiaramente l'insulto, invece si è tenuto sul vago, girando di fatto intorno alla cosa con l'unico intento di fare la vittima.
Sinceramente da un campione come lui, la cosa mi ha messo molta, molta tristezza.
Cari amici francesi... prima di darci dei ladri, restituiteci tutte le opere d'arte che Napoleone ha rubato in Italia e portato al Louvre :-)))

Posso capire che i tedeschi siano delusi per aver perso il mondiale in casa propria.
Ma vi ricordo che nel 1990 l'Italia arrivò terza in casa propria e invece di inventarsi chissà quali storie tifò addirittura in finale per la Germania, contenta che il titolo rimanesse in Europa.

Posso capire che i francesi siano delusi per aver perso ai rigori senza aver demeritato.
Ma vi ricordo che nel 1994 l'Italia perse la finale ai rigori contro il Brasile, senza che il Brasile meritasse di vincere, però non si inventò campagne di stampa per sminuire il titolo dei brasiliani.

Insomma, per una volta sono orgoglioso di poter dire senza tema di smentite: cari amici francesi e tedeschi, imparate da noi italiani.

Imparate a saper perdere. Vincere è facile, ma nella sconfitta si vede il carattere.

Saluti,

Mauro.

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