mercoledì 28 giugno 2006

L'Italia ha vinto

No, non sto parlando della sudata vittoria contro l'Australia ai mondiali. No, da tifoso sono stato contento, ma l'Italia il 25-26 giugno ha vinto una partita ben più importante.

Il 25-26 giugno gli italiani, votando no al referendum sulla riforma costituzionale, hanno salvato la Costituzione e probabilmente il futuro della democrazia (o di quel po' di democrazia che abbiamo) in Italia.

Però rimane l'amaro in bocca e tante considerazioni (quasi tutte negative) si inseguono tra loro.

Partiamo dall'unica considerazione veramente positiva: la maggioranza di coloro che hanno votato no, ha votato contro un ulteriore disgregamento del paese. Non tanto nel senso secessionista della Lega, quanto nel senso del disgregamento del tessuto sociale che si sarebbe accompagnato alla regionalizzazione di istruzione, sanità e altro.

La prima considerazione negativa è l'affluenza alle urne: 52,3%!!!
Ma ve ne rendete conto? Un referendum che decide del futuro del paese a lungo termine (e non di un governo o di una legislatura) e lo cambia nel profondo... e metà degli italiani se ne fregano?
In un altro paese sarebbe (giustamente) considerata una cosa scandalosa.
E su questo punto non è importante che la riforma fosse buona o cattiva, fosse giusta o sbagliata. È importante (purtroppo) che tanti italiani se ne siano disinteressati.

Altra considerazione negativa: la riforma (oltre che pericolosa) era scritta male, in parte incomprensibile e autocontradditoria.
Solo per la sua parziale incomprensibilità andava bocciata: una Costituzione deve essere chiara, comprensibile a tutti (analfabeti compresi: devono essere in grado di capirne il contenuto se qualcuno gliela legge). Quella che avremmo avuto se avesse vinto il sì sarebbe stata compresa solo da esperti di enigmistica.
Eppure il 15-20% degli italiani ha dimostrato di volerla!

E poi la cosa più scandalosa, della quale da italiano profondamente mi vergogno: la maggioranza di coloro che sono andati alle urne sono andati con l'obiettivo di salvare o di far cadere il governo Prodi, non per conservare o cambiare la Costituzione.
Grazie alla disinformazione televisiva sono andati a un voto politico.
Ma la Costituzione è molto più della politica, ignoranti!

Quello che mi chiedo è, viste tutte queste considerazioni: quanti italiani conoscono la propria Costituzione? Quanti la hanno letta, se non in passato, almeno in previsione di questo voto? Pochi, pochissimi.
E quanti hanno letto il testo della potenziale Costituzione modificata? Di sicuro ancora meno, molti di meno di quei pochissimi di cui sopra.

E da italiano all'estero, un'ultima considerazione: all'estero (in Europa no, ma nel globale sì) ha vinto il sì. Cioè gli italiani all'estero si sono schierati a fianco del centrodestra per la riforma della Costituzione.
Qualcuno ha urlato allo scandalo: ma come? Prima votate per il centrosinistra e neanche tre mesi dopo cambiate bandiera?

Direi proprio che questi "scandalizzati" dovrebbero togliersi un po' di prosciutto dagli occhi :-)
Tradizionalmente (per motivi che non è il caso qui di analizzare) l'italiano all'estero tende a destra. Quindi la stranezza sono state le elezioni di aprile, non l'attuale referendum.

Ma alle elezioni di aprile, gli italiani all'estero non hanno votato per il centrosinistra. Hanno votato contro la persona Berlusconi, contro le figuracce che ci ha fatto subire, contro il fatto che grazie a lui la considerazione che gli stranieri hanno di noi è tornata indietro di anni.
Se il centrodestra avesse candidato Casini o Fini a presidente del consiglio... gli italiani all'estero ad aprile avrebbero votato per il centrodestra. Forse non così massicciamente come in passato, ma comunque per il centrodestra.

Saluti,

Mauro.

2 commenti:

  1. Caro Mauro,
    forse un motivo importante per cui abbia vinto il si é che ci chiedevano di votare l'approvazione ad un'intera riforma contenente, come dici tu, norme contraddittorie e al tempo stesso, a mio parere, proposte buone e altre non molto buone.
    Il principio era: tutto o niente, bianco o nero, giusto o sbagliato.
    In questo modo non si possono fare riforme, di cui peraltro l'Italia ha un gran bisogno.
    La costituzione é la base di tutto l'ordinamento e per tanto le modifiche vanno discusse punto per punto e non accettate o rifiutate in blocco.
    Per molta gente quel si e quel no erano entrambi sbagliati; sbagliato il si perché le proposte di riforma contenevano alcune norme di difficile comprensione e applicabilitá, sbagliato il no perché in tal modo si rischia di ingessare ogni processo successivo tentativo di riforma.
    Avranno buon gioco le forze politiche conservatrici quando in futuro si discuterá di riforme: diranno gli italiani non le vogliono! L’hanno detto chiaro e tondo con il referendum.
    Quindi in conclusione io non sono contento che abbia vinto il no, ne sarei stato contento con una vittoria del si.
    Il referendum non andava proprio fatto! E lo dice qualcuno che crede nei referendum e nella democrazia diretta!
    Ora temo che non avremo alcuna riforma, e la domanda con cui ti lascio è: siamo sicuri che sia meglio nessuna riforma ad una riforma imperfetta e contraddittoria?

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  2. Ale,

    grazie per il tuo commento.

    I tuoi dubbi sono giustificati e le domande che poni assolutemente non banali.

    Io non ho una risposta assoluta. Ho solo le mie opinioni (e la mia personalissima opinione è che l'unica cosa buona era la diminuzione del numero di parlamentari, personalmente io ero contro gli altri punti della riforma - ma ciò non vuol dire che fossero sbagliati, vuol solo dire che erano contrari alla mia concezione di Stato).

    Una cosa però ti posso dire con certezza assoluta: le leggi normali si possono cambiare a colpi di maggioranza. La Costituzione no.
    E se avesse vinto il sì, avremmo rischiato che ogni nuovo governo - di destra, centro o sinistra che sia - si sentisse legittimato a farsi la propria Costituzione su misura.
    E questo non va. In nessun caso.

    Per il resto, alla tua domanda: "siamo sicuri che sia meglio nessuna riforma ad una riforma imperfetta e contraddittoria?" posso rispondere in maniera un po' lapalissiana: dipende da quanto imperfetta e contradditoria è la riforma :-)

    Ultimo commento: io non sono un esperto costituzionalista (sono solo un "povero, umile fisico" :-)
    Ma leggendo la riforma, ho avuto la forte impressione che molti obiettivi delle riforme - al di là dell'approvarli o meno - potessero essere raggiunti con interventi sulla legislazione normale, senza andare a toccare la Costituzione.

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